Aspettando 

E non hai idea di cosa voglia dire aspettare quel messaggio. Gettare lo sguardo sullo schermo un minuto sì e l’altro pure. Osservare l’orologio come se il tempo non dovesse passare mai. Non hai idea di quanto ci si senta vuoti, senza quel messaggio, senza nemmeno la forza di concentrarsi su qualcos’altro, la voglia di dire “Non importa”, e invece non è vero, importa eccome. Ti senti come appeso ad un filo, sopra il burrone. Una tremenda sensazione di vertigini, la paura che tutti possa divenire illusione, che il coraggio svanisca come una bolla di sapone. E le fantasie tormentano un animo già fragile, inseguono i demoni più mostruosi e ne prendono le sembianze, ti fanno pensare all’infinito, sentire stanca senza mai esserti alzata dalla sedia. Aspetti un messaggio che in realtà non sai se arriverà mai, ma qualcosa ti dice che è questione di minuti, magari di soli istanti, così siedi accanto alle tue paure, e le accarezzi assicurando loro che si sbagliano, che il futuro è prevedibile e già scritto, e non è come pensano. Tutto questo nasce da un messaggio che non arriva, uno di quelli che possono cambiati la giornata, strapparti un sorriso in mezzo alle preoccupazioni,  perché non ti importa che cosa può esserci scritto, in quel messaggio tu leggi una sola cosa: ci sono. Anche se è un “Ci sono e ho bisogno di te”. Aspetti di poter guardare il cellulare e vedere quella sua foto minuscola accanto al suo nome, e capire che ha scritto a te, avrebbe potuto scrivere a mille e più persone e invece ha scritto a te. Non hai idea di che cosa significhi chiudere gli occhi e immaginare le sue dita scriverti, magari fermarsi davanti alla tua minuscola foto e pensare che non fa schifo, non è bellissima ma non fa neppure schifo. Aspetti da anni che un giorno ti chieda di incontrarti, guardarti negli occhi e cercare in te le risposte, con quella grazia e la sensibilità soltanto sua. Eppure oggi ti accontenti anche di poche righe, un “Ehi, ho sbagliato persona”, solo per poterle dire che non importa, che lei non disturba mai, ma ancora non hai il coraggio di sbagliare persona tu. Così aspetti, aspetti con le dita intrecciate che a tratti sembrano volersi spezzare, aspetti mordendo le unghie che da piccola ti hanno insegnato a non mangiare, e forse potresti continuare all’infinito, in quel tempo sospeso in cui il cellulare sembra morto e l’universo il paradiso, ma ti distraggono le altre genti, i doveri che ti inseguono, ulteriori priorità che combattono con il messaggio che non arriva. Non sai cosa voglia dire sentirsi soli, stretti in vita dalle occasioni perse come fosse un abbraccio amaro, e spinti a forza contro un muro, dipinto da tutti quelli sguardi bassi che si sono dimenticati di nuotare. 

È inutile indagare le occasioni mancate. Non sai mai se ti sei salvato dalla morte, o ti sei perso la vera vita

(Margaret Mazzantini)

Non sai cosa voglia dire contare i battiti del cuore, che accelera per paura di rimanere fermo all’istante della speranza, mentre avanza la disillusione, la sensazione che quel messaggio non arriverà veramente mai. È come se improvvisamente scomparisse il pensiero rosa delle possibilità felici, e ti prendesse una voglia acuta di seguire le tue follie, magari scriverle un messaggio tu, inventarti una scusa, “Mi servirebbe il tuo aiuto”, oppure quel “Ehi, ho sbagliato persona” che riesce sempre a farti sorridere. Ma certe follie non riesci a farle. Non fanno parte di te. Parte di te è aspettare come se il sole non tramontasse mai, sempre davanti allo stesso muro, con lo stesso sguardo curioso e lo stesso cuore in gola, come se da quel messaggio dipendesse la tua capacità di mantenerti in vita. 

Quando si agisce il coraggio cresce, quando si rimanda la paura cresce

(Publilio Siro)

In fondo è vero, e percepisci esattamente questo, la sensazione che il tempo stia condizionando il tempo stesso, solamente per quel messaggio che manca, e che cancella automaticamente tutto il resto. Non sai cosa significhi. Non hai idea di cosa voglia dire non trovare il gesto sperato, illudersi e cadere nel fango ad ogni minuto, perché lei nemmeno legge quello che le hai mandato tu. È un circolo vizioso che ti fa domandare dove sia, che cosa stia facendo, con chi, e se mai troverà il tempo di rispondere, a te che fingi di essere incapace solo per farla sentire ancora più fondamentale. 

Lo diceva anche Lil Wayne, “Non ho bisogno che sia facile. Ho bisogno che ne valga la pena“. E se per me non fosse facile aspettare senza poter agire, ma ugualmente ne valesse la pena? Io lo giuro, che aspetterei anche cent’anni, anche se fosse sparita nell’ombra della sua vita tranquilla, ed io non avessi il coraggio di bussare timidamente alla sua porta. 

Certe cose non puoi prolungarle all’infinito. Viene il momento in cui devi strappar via il cerotto. Fa male, ma poi passa e ti senti meglio

(John Green)

Dipende dalla direzione in cui strappi. Perché, ecco, poi scopri che avevi ragione, su tutto, e quel messaggio arriva proprio quando ti sei alzata dalla sedia correndo verso il vero mondo, e non sei lì, pronta a leggerlo con l’avidità do un affamato, perché il tempo ti ha fregata ancora. Forse dipende da quanto siamo disposti ad aspettare. Il cerotto si attacca alla pelle, sempre più forte, sempre più del suo colore, aspetti e rischi le più belle sorprese, oppure di cadere sulla stessa ferita e sanguinare più di prima. Dipende da noi, dal tempo che ci concediamo e da come scegliamo di spenderlo. 

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Un micio nel Web ha detto:

    Non pubblichi più De Bono? Penny De Bono 😀

  2. massimolegnani ha detto:

    un tempo si fissava il telefono, quello con la cornetta, lo fissava con tale intensità come bastasse il nostro sguardo a farlo trillare.
    cambiano i tempi, cambiano i sistemi di comunicazione, ma non cambia l’ansia dell’attesa.
    ml

    1. ehipenny ha detto:

      È vero, certe sensazioni non cambiano negli anni :))

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