Perfetti sconosciuti 

È il titolo di un film, ma forse anche qualcosa in più. É un film che ci descrive, nella sua esasperazione, come razza che si trasforma in oggetto, succube del progresso da noi stessi creato. É un film che inevitabilmente fa riflettere, perché quando tre coppie, sei persone amiche si siedono ad un tavolo, pensano di conoscersi a fondo, ma sarà lo sguardo pigro, sarà l’indifferenza, non ci si accorge nemmeno di ciò che accade ad un passo. In questo film sembra tutto assurdo, una commedia che si trasforma drammaticamente in tragedia minuto dopo minuto, forse troppo, forse fino alla follia. Ma tra le righe leggo «Siamo tutti frangibili». Lo siamo. Siamo frangibili quando ci nascondiamo dietro uno schermo, quando chiudiamo la nostra vita in un attrezzo piatto e a forma di scatola, che non sappiamo nemmeno per quanto potrà vivere, ma siamo ossessivamente preoccupati dal suo aspetto, come se il contenuto nemmeno ci appartenesse. Affidiamo a qualcosa di veramente precario i nostri segreti più intimi, li conserviamo come un oggetto da curare, ma paradossalmente abbiamo paura a rivelarli, come se avessimo paura a rivelare noi stessi.

«Qua dentro ci abbiamo messo tutto! Questo qua ormai è diventata la scatola nera della nostra vita!»

E ci penso, e mi rendo conto che è vero. Sono cresciuta in un mondo che è cresciuto con me, ricordo il primo cellulare e la mia paura di poterlo perdere, per me era un oggetto prezioso, perché sapevo che il suo prezzo era materiale, un paio di banconote lasciate sul bancone, ma in quel cellulare c’erano solo possibilità virtuali, di chiamare un’amica, di inviare un messaggio veloce. Oggi mi rendo conto che tutto è diverso. Nel mio cellulare c’è molto di più. Non sono solo opportunità, non é solo il fatto di possedere un oggetto alla moda, perché nei nostri cellulari tendiamo a metterci un pezzo enorme della nostra vita. Fotografie, pensieri, speranze, progetti, non hanno più dimensione, non hanno spessore, si perdono nella memoria limitata di un attrezzo che potrebbe sparire in un attimo, facendoci sentire vuoti, persi. È assurdo pensare, guardando questo film, che siamo a volte più reali dietro uno schermo che nella realtà, le belle parole le scriviamo sulla tastiera, i baci li mandiamo con un’emoticon, e il piacere di toccare con mano i propri sogni nel mentre che si realizzano, di assaporare gli abbracci e non volersi più separare, i cellulari ci stanno rubando la realtà più dolce, degli sguardi, delle risate, dei momenti riempiti al volo e resi speciali così. Costruiscono cellulari sempre più grandi, e noi vi nascondiamo sempre più pezzi, di noi resta solo la faccia, a volte nemmeno quella, e con la faccia ci immergiamo nello schermo, costruiamo un corpo, una storia, una maschera perfetta da indossare. È un’abitudine difficile da perdere, lo chiamo vizio, ma a volte lo faccio anch’io. Il cellulare ci sta portando via. Me ne sono accorta guardando un film, perché é un film che ti apre gli occhi, ti fa pensare a quante volte hai affidato ad un muto strumento i tuoi problemi, i tuoi dubbi, le tue paure, quante volte hai cercato di colmare le distanze con un cellulare, e non ci sei riuscito ma non te ne sei nemmeno reso conto, perché come le droghe peggiori appaiono buonissime, siamo immersi in tutto questo, e ne siamo dipendenti. Ho pensato a quanto spazio occupa il cellulare nella nostra vita. Da quando ci alziamo dal letto e controlliamo le notifiche, a quando camminiamo per strada e controlliamo le notifiche, a quando prima di andare a dormire controlliamo le notifiche. L’ansia di sbagliare lascia il posto all’ansia di non essere nessuno, l’ansia di passare inosservato, perché un numero sembra valere di più di una parola dolce e pertinente, si ha quasi paura delle parole, della verità. Ma vorrei dire una verità: i cellulari potrebbero rovinarci per sempre la vita. Succede nel film, forse anche troppo, forse oltre ogni credibilità. Ma il senso di una storia così esasperata é quello di far riflettere. Pensare a quante volte abbiamo scelto il cellulare al posto di una persona, quante volte abbiamo deciso di scriverle un messaggio anziché andarla a trovare, quante volte abbiamo mentito dietro quel cellulare, come se la vita dietro quello schermo non ci appartenesse più. É un gioco pericoloso, a volte diviene una trappola, ci sentiamo parte del virtuale come veri cittadini, e muore lentamente la vita, schiacciata dall’oscurità e dalla sostanziale mancanza di senso del tutto. I cellulari possono portarci via qualsiasi cosa, così piccoli, così dannatamente attraenti, e questa società che ci induce a idolatrarli, perché prima erano oggetti pieni di possibilità, oggi sono oggetti pieni di doveri. Ci sentiamo quasi obbligati a comportarci come tutti, a costruirci il nostro profilo in quel mondo vigliacco e senza regole che è il web, lo facciamo inconsapevoli, senza renderci conto che in un gesto possiamo distruggere tutto, perfino noi stessi. Non esiste un modo per essere padroni delle invenzioni, prima o poi il passo falso arriva. Prima, poi, non può dirlo nessuno, perché non dipende da noi, forse nemmeno soltanto dalla fortuna, ma dalle scelte di chi si nasconde dietro un altro scudo, e si combatte così una battaglia a colpi di lastre di marmo, perde solamente chi di arrende al più forte.

Steve Jobs ha detto: “Questo è un giorno che ho aspettato con ansia per due anni e mezzo. Ogni tanto, viene avanti un prodotto rivoluzionario che cambia tutto. Si è molto fortunati se si ha la possibilità di lavorare anche solo con uno di questi nella tua carriera. Chi ha lavorato con Apple è stato molto fortunato. Apple è stata in grado di introdurne alcuni nel mondo. Nel 1984, abbiamo introdotto il Macintosh. Non ha cambiato solo Apple. Ha cambiato l’intera industria del computer. Nel 2001, abbiamo introdotto il primo iPod. Non ha solo cambiato il nostro modo di ascoltare la musica. Ha cambiato l’intera industria musicale. Oggi vi stiamo presentando tre rivoluzionari prodotti di questa classe. Il primo è un iPod a grande schermo, con comandi tattili. Il secondo è un telefono portatile rivoluzionario. E il terzo è un dispositivo innovativo per la comunicazione internet. Avete capito? Non si tratta di tre dispositivi distinti, ma di un unico dispositivo: l’iPhone“.

È impossibile affermare che avesse torto. Steve Jobs ha cambiato tutto. Ha rivoluzionato il nostro modo di vedere le cose, di affrontarle, di gestirle, di viverle. Ha reso facile ciò che prima sembrava impossibile, immediato ciò che prima richiedeva ore o minuti preziosi, ci ha resi insoddisfatti, felici per un solo giorno, perché in un giorno può davvero cambiare tutto, e allora ci sentiamo indietro, in ritardo, secondo dopo secondo. Forse dobbiamo molto a Steve Jobs, o forse dovremmo anche dirgli che il suo iPhone era pericoloso, forse dovrebbe guardarci ora, tutti naufraghi in questo oceano che ha scatenato, vulnerabili come boccioli appena spuntati, e allora forse capirebbe. Non è soltanto il film, ad aprire gli occhi. Perfetti sconosciuti. È vero. E senza rendercene conto siamo giunti ad un punto fermo, in cui non possiamo essere certi di ciò che vive fuori dagli schermi. Si è rovesciato tutto, ci è sfuggito di mano il progresso, a volte non sembriamo più padroni nemmeno della nostra felicità. Da questo punto fermo forse dovremmo ripartire. Senza Steve Jobs, senza tunnel che rifiutino la vita, senza bugie per nascondere le persone. Dovremmo ritrovare la verità, fuori dalle tempeste meccaniche di un cellulare. Dovremmo abbronzarci al sole, anziché perdere la vista davanti ad uno schermo.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Zia Petunia ha detto:

    Mi è piaciuto molto…dice grandi verità

  2. sagge parole Penny 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Sono i film che meritano di essere visti, quelli che tirano fuori un po’ di saggezza :))

  3. Miss Elena ha detto:

    Bel film, mi è piaciuto tanto 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Anche a me! :))

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