Estratto immaginario #15

Stringimi la mano, con quelle dita bianche e sottili avvolte di anelli, che giocano con la matita di nascosto dal tempo. 

Tu stringimi la mano, stringi forte il mio polso pigro che lascia scorrere poche gocce di sangue al minuto, ed i tuoi palmi hanno l’aspetto delle nubi.

Ho paura di ferirti, ho paura di confessarti, che ho paura, che tu non mi stringa più la mano come facevi sempre, la sera, quando fuori era buio ed io tornavo improvvisamente bambino.

Ricordi quando tua madre ha deciso di fidarsi di noi? Mi hai stretto forte al collo e mi sono sentito padre e poi marito, come se quei progetti fossero piombati sulla mia schiena in un piacevole dolore, intenso come il freddo di questo greve dicembre.

Non riesco più a smettere di pensare a quei giorni, a quella felicità che mi sembrava di marmo, intaccabile dal fuoco, dal martello, dalle gelosie di chi ancora navigava alla deriva, mentre io avevo trovato te.

Non ci riesco perché da giorni non mi stringi più la mano, e non mi dici che mi ami. Puoi rispondermi?

Ti ho chiesto scusa, ma so che non basterà mai. Aveva ragione tua madre, a guardarmi con due occhi di ghiaccio, a bloccarmi lo stomaco senza dire una parola, forse sapeva che avrei fatto un errore, veggente e disillusa, come dicevi anche tu.

Ma torno a chiederti di nuovo scusa, busso alla tua porta con la speranza che il tuo profumo vinca ogni forza volente, e afferri la maniglia per scaraventarla via.

“Ascoltami”, ti ho detto. E mi hai guardato con la bocca storta in un sorriso ingoiato, come chiuso in un pugno incapace di uccidere, e forse avevi pianto, perché le guance arrossate non le mostravi mai.

Siamo due pallidi, fantasmi dell’amore raccontato dentro i libri, non amavi Parigi ma Castel del Canto, quel minuscolo forziere su in collina, perché ti ricordava la tua infanzia. 

Non amavi San Valentino, ed io ti ho sempre regalato una rosa sola, che appassiva il giorno dopo, perché tu la lasciavi essiccare al sole.

“Avrà vita eterna”, dicevi. Come noi. Come doveva essere di noi. E invece siamo appassiti su due balconi diversi, lontani, la tua finestra non riesce più a sbirciare nella mia, la mia lampada si spegne al primo colpo di vento, ma non la voglio aggiustare.

Mi hai fatto entrare nella tua cuccia di animale ferito, tra le braccia di quella madre arpia da cui fuggivi, e non perdono questo mio vigliacco chinar la testa, dopo averti spinto un’altra volta da lei.

Ma l’errore più grande è stato perderti. Sono venuto a dirtelo, e mi chiedo come tu possa ascoltarmi ancora, io povero perfino di quelle parole che leggevamo nei libri, frasi fatte ammuffite e impregnate di chiuso, non le trovo nemmeno, perché sì, mi vergogno.

“Cosa c’è?”, mi hai chiesto, ed io non saprei cosa dire, perché ormai non c’è più niente, tranne un battito piatto e regolare, del mio cuore solo senza il tuo. 

“Ti amo”, ti ho risposto, perché la sola cosa che vorrei ora gridare è che ti amo davvero, ma sono testardo e le cose le capisco dopo essermi tuffato nel fango con il rischio di scontrarmi con le radici delle querce. 

“Ti amo, devi credermi”, sembro quasi in preghiera per Dio, ma nessuno di noi due era certo se crederci, era una bella fiaba, ma chiediamo sempre un perché di troppo, e alla fine il castello crolla sotto il peso della disillusione.

Ma tu mi hai insegnato a perdere, a sbagliare, a rendermi conto dei miei limiti, e non dimentico quel momento, quando tua madre ha deciso che dovevo andare via, e tu sei venuta via con me, afferrandomi il braccio ma non la mano.

“Ti amo”. Lo hai detto tu. E forse ha funzionato piangere, con tutta la dignità di un uomo che piange, e tutti si chiedono che aspetto abbia, perché nei film l’uomo non piange mai.

Sono riuscito a dirti tutto? A darti tutto? Ma c’è ancora così tanta strada da percorrere insieme. Lascia che io ti prenda per mano, e accarezzi quel palmo fresco inseguendo il sangue nelle vene. Siamo due pallidi, fantasmi che combattono, ma c’è una cosa che ci unisce, la pelle chiara e un paio di arterie azzurre, che ci divertiamo a colorare con la penna quando fuori piove, e ce ne stiamo seduti sul divano. 

7 commenti Aggiungi il tuo

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! 😘

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie di cuore! 😘

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