È come sotto la doccia

il

Mi prendete in giro?

È da sei ore che il cielo si accende e si spegne come una lampadina di marca Conad, e sfarfalla, e si illumina e si rabbuia, ed io accendo e spengo le luci di casa neanche fossi in discoteca. È da esattamente sei ore che in mezzo minuto il cielo azzurro s’ingrigisce e scarica a terra una tonnellata d’acqua piovana, poi un bagliore in lontananza si apre, il sole mi abbaglia, e rimango alla finestra con gli occhiali dalle lenti scure, a fissare impotente il diluvio universale da nuvole inesistenti. Spengo le luci di casa. E tre minuti dopo di nuovo scompare il sole, di nuovo il rubinetto s’apre, di nuovo corro a salvare i vetri di ogni finestra, rimediando a tutta la palestra che non ho fatto fin’ora, di nuovo accendo le luci di casa. E mezzo minuto dopo è pieno luglio. I termosifoni non sanno che fare. Le mie lampadine stanno rischiando l’esaurimento. Io sto rischiando l’esaurimento. Non esistono più le mezze stagioni, nemmeno in una singola giornata.

É come quando sono sotto la doccia, e qualcuno decide di lavare i piatti in cucina: il getto d’acqua si affievolisce, ‘che potrei lavarmi direttamente la testa nel bidet, giro tutta la manopola in preda alla disperazione, poi d’improvviso mi investe in faccia un trattamento da ago puntura, con le gocce che schizzano a duecento chilometri orari come frecce appuntite.

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