Sensazioni post-Kafka: la metamorfosi

Risultati immagini per la metamorfosi kafka

Pare un quadro surrealista di Dalì, illustrato alla perfezione, nei dettagli visivi, nelle sensazioni, nella paradossale situazione che domina le pagine de “La metamorfosi”: un uomo trasformato in un orrendo insetto. Da un incubo fantascientifico si snoda una discesa, un complicarsi della vita, che sullo sfondo di una sola stanza riproduce una sorta di tragedia teatrale. I rapporti umani si dissolvono, l’amore familiare svanisce, una morte disumana si avvicina, e i ricordi dei giorni trascorsi sfumano insieme ai mobili portati via, alla scrivania, al quadro, e ai sapori dei cibi percepiti più forti, o diversi, e al lavoro per forza perduto. Lascia un senso di sgomento, di angoscia, come se tutti una mattina potessimo essere Gregor Samsa, e divenire una bestia. Lascia anche un senso di impotenza, perché sotto il guscio di insetto ancora vi albergano antichi sogni, come quello di mandare la sorella a studiare al conservatorio, sogni ormai morti in una notte, cancellati da una cascata d’acqua violenta, ma che ancora cercano di respirare un atomo di ossigeno. Lascia un senso di rabbia, perché tutto pare così assurdo ma vero, e le lacrime della madre, le premure della sorella, fanno gemere il lettore che non può del tutto capire. Dall’insetto scappano tutti. È un insetto in trappola, tra le mura della sua stanza. È un insetto che soffre, perché spaventa le persone che ama, perché ascolta i discorsi durante la cena ma non può prendervi parte, perché era il solo che un tempo lavorava, mentre adesso è miseria. É vittima e artefice di una distruzione. E lascia un senso di amarezza, perché dall’inizio del libro è come se una montagna franasse, a cancellare ogni ultimo sbiadito segno del passato perduto. La realtà si deumanizza, la connotazione di “figlio” va scemando, si apre l’oblio davanti ad una condizione di totale abnegazione di sè. Resta soltanto la facoltà di zampettare sui muri, di pulirsi sul tappeto, di guardare fuori dalla finestra senza più distinguere nella nebbia alcun tetto. L’insetto che era Gregor, e che alla fine del libro non è più Gregor: ecco chi è il protagonista. Declassato a bestia mostruosa, perde ogni contatto con il mondo, non può parlare, non può farsi capire, non può farsi vedere, vive nascosto sotto un divano, conservando il solo amore filiale per la madre anziana, che a vederlo vi morirebbe. Quella di Kafka è una metamorfosi drammatica, che muta il sorriso iniziale in sgomento impotente, in tristezza, in orrore. Dal comico al tragico, senza uno stacco preciso, solo una discesa in pendenza fino all’ultima pagina. La sensazione è quella di un brivido di verità, anche se non c’è niente di vero in tutto questo: è come quando qualcuno vi rivela un dato importante sul vostro futuro, un dato che potrebbe cambiarvi per sempre. Il protagonista di Kafka è uno sconfitto, senza mai aver potuto combattere. Analizzato da ogni angolo, da ogni punto di vista, è per ciascuno un volto diverso, ma nella sua nuova veste di bestia finisce per vivere solo. È l’incapacità di vedere oltre, di ritrovare sotto la corazza marrone il viso del figlio. È una malattia della società, ingrata e voluttuosa. Lascia un senso di vuoto, chiudere “La metamorfosi” di Kafka, come se ora mancasse qualcosa, come se la stanza con l’insetto ci fosse per pochi minuti appartenuta. E lascia quel desiderio di essere, per la paura di, un giorno, non poterlo più fare.

Sotto ogni corazza c’è un cuore che batte. Questa frase banale riassume ciò che ho colto dal libro, e forse non ci avrò capito niente, ma Kafka riesce a sconvolgere tutto senza apparentemente dire nulla. È un suo merito, una sua stregoneria. Non riesci a staccarti dalle sue pagine senza sentire di aver acquisito qualcosa di nuovo. Come se quell’insetto avesse per anni abitato accanto a te. Come se Gregor avesse vissuto al tuo fianco.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Lo hai descritto così bene questaopersonaggio e questa storia che mi viene voglia di comprare il libro… subito! ahahaha buona serata 😀

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! Mi fa così felice saperlo, trovo sempre complicato invogliare a leggere un libro 😁

      1. io mi sono andato a comprare “Se questo è un uomo” di primo Levi… bello impegnativo 😀

      2. ehipenny ha detto:

        Bellissimo, crudo, vero, ti apre davvero gli occhi..

      3. lo leggerò ad alta voce per comprendere ogni sua parola 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.