Ho inseguito una farfalla 

L’ho vista sull’angolo di un fiore, abbracciata al petalo leggero un po’ strappato, come un foglio di carta vecchio che il vento litiga con le mie mani. L’ho raggiunta pestando un tappeto di ghiaia, con quel crepitio di pioggia invisibile che suona melodica una canzone tribale, e tendevo le mie dita esili al vento, quasi dovessi proteggermi da un insetto abbagliante. Era una farfalla gialla, di quelle piccole che si rifugiano sotto le foglie dei platani, o tra le radici di una quercia. Son le farfalle che si fan grandi della grandezza degli altri, ed io volevo solamente osservarla, ma dal fiore, sporca di polline, ha preso il volo. Volteggiava come fosse una danza, armonica e morbida nell’aria, un puntino giallo sul cielo brillante della primavera, ed io non riuscivo nemmeno a cercarla: mi stava prendendo in giro. Era lì, sulla mia testa, come un’aureola dipinta da quelle zampe sottili, e ronzava silente solcando un cerchio perfetto, non le girava la testa, non temeva di perdersi, perché sotto c’ero sempre io. Ma non la vedevo. È corsa infine verso l’orizzonte, sbattendo le ali della grandezza di un’unghia, l’ho vista ribelle affannarsi a fuggire, scomposta e furente, e roteare come fosse una coda di spago, lasciava dietro di sé solamente il ricordo dell’ombra, di un puntino giallo che non si vedeva più. Ho corso anch’io, verso quella direzione, irrazionale come un uomo che perde la testa, e davanti agli occhi ha una sola immagine pura. Ho corso lasciando andare il corpo, e trasportarmi dai miei stessi muscoli sciolti muovendo i piedi sempre più veloci, sempre più leggersi, fino a staccarmi da terra e ricadere su di una gamba sola. Volavo anch’io, libera dalle catene, dalle convenzioni di ferro, volavo dietro una farfalla perduta dalle ali gialle, volavo sollevando una nebbia di polvere grigia, e infine non ho più visto che sole. Ho ritrovato la farfalla in un cortile, accanto all’altalena di legno che sognava di trottare, di galoppare come un cavallo, e sfiorava il cielo ma ogni volta era ineffabile, ogni volta sempre più irraggiungibile, e ritornava a terra, e poi indietro, vergognosa di una debolezza sua, e ci riprovava testarda, ricadendo sulle proprie lacrime. La farfalla giocava, con quel pezzo di legno impazzito, saltava sull’aria e sbatteva le ali, felice, disegnando una spirale infinita che partiva dall’erba. Era quella farfalla, quel giorno sulla strada, ed io portavo appresso, stringendolo tra le braccia, un mazzo di fiori. Un profumo dolce e zuccherino si perdeva nell’aria, e quasi non riuscivo a guardare oltre i miei passi, perché lo sguardo cadeva tra i petali folti, morbidi come le guance di un bimbo, e li contava come pagine di un libro da finire in giornata. La farfalla si era posata sul giglio bianco, e con le zampe stringeva il pistillo, cercava di nascondersi nella corolla del fiore quasi fosse un rifugio, e lasciava le ali cadere, posarsi tra la rugiada e il petalo fiorente, ed io, io la portavo, farfalla stanca e illusa, tra le braccia. Ho lasciato i fiori e la farfalla gialla accanto ad una pianta, e ad una persona amata, mi mancava, ed ora mi manca tutto, perché cammino con le braccia lungo i fianchi e ancora scorgo quelle ali vive sbattere, come le sue ciglia durante il pianto. Chissà se lo avrà capito, la farfalla, che avrei tanto voluto condividere questa corsa con lei. E magari raccontarle che di una farfalla mi sono innamorata, lei che mi ha portata dal cortile fino in cima, sulla vetta del monte, danzando tra stelle alpine e fiori di campo, brillante di quel giallo fresco e un poco color miele. Ma ho inseguito una farfalla fino alla tua casa, dove voleva portarmi lei. Ha accarezzato il mio dolore, sciolto al vento di un battito d’ali ogni lacrima, e stringendo al petto quel giglio profumato m’è parso di respirare il tuo corpo, pulito dopo la doccia della sera, e pallido di quel colore bianco come un fiore forte ma sfortunato. La farfalla non si è persa mai, e nemmeno tu. Eravate l’una accanto all’altra, in un prato morto ma irrigato ogni giorno, scavato forse cento, mille volte. Vi guardavo, ma la farfalla se n’è andata via di nuovo, ed io in ginocchio le ho detto addio. Lo sguardo fisso alle sue ali, hanno rivisto la tua immagine di quando sorridevi, e battevi le mani al suono del pianoforte, della mia canzone. Ondeggiava la farfalla, come te durante la nostra ultima passeggiata, ed io ti stringevo il fianco, e tu afferravi lieve la mia giacca, cercando di camminare dritta, perché ancora eri viva. È nato tutto da una farfalla, e con lei, nella frazione di un attimo, ho rivissuto un paio d’anni. 

[Monologo immaginario]

9 commenti Aggiungi il tuo

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie di cuore!

  1. Un micio nel Web ha detto:

    Ho inseguito la Penny

      1. Un micio nel Web ha detto:

        💪😸

  2. fulvialuna1 ha detto:

    Dolce mente delicata, per parlare di sentimenti.

    1. ehipenny ha detto:

      Ciò che volevo ottenere 🤗

  3. furtdsolinopv ha detto:

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