Velocità 

Prende velocità l’auto, come i tuoi pensieri del momento che attraversano il vuoto, galoppano, verso un sentiero sconfinato e rettilineo. Veloci come l’auto in tangenziale, e il soffio flebile del vento che combatte contro se stesso tra le fessure nascoste. Lo capisci, quando vai troppo veloce. Tutto inizia a tremare, un sussulto rabbioso che ad ogni metro è un rantolo di morte, poi un respiro e tutto ricomincia inesorabile. Vai troppo veloce, ma quella velocità ha per te il senso dell’evasione, della fuga dalle convenzioni, dalle catene di casa che stringono i polsi, ha un senso che per tutti è inafferrabile, come la tua auto che lascia la tangenziale all’improvviso e scompare. Hai bisogno delle curve, della sensazione di un amabile rischio da correre, hai bisogno di cambiare paesaggio in un battito di ciglia, voltando pagina come si volta il volante. Si impara, tornante dopo tornante, i limiti della velocità. Veloce che è in fondo un relativo, perché rallenti ma l’auto davanti a te è un ostacolo pesante, un freno, come il cavallo che in discesa porta il peso della carrozza legata, vorresti esser padrone di una strada infinita, ma la curva ti riporta alla stessa targa di prima, ferma nella paura di una prima guida in montagna. Anche tu eri così. E i pensieri sono già volati al passato, a quei giorni in bianco e nero che ricordi in frammenti, un colore che si confonde con il terriccio ai lati dell’asfalto, e con il cielo che la nebbia rende più velato. Si apre uno squarcio che con la coda dell’occhio percepisci, una specie di secondo sole un po’ meno brillante, un quadro che emana i colori come fosse composto da tante minuscole stelle, ma la velocità è tale che non ne distingui una forma. Come certi pensieri che sfiori scorrendo con la mente un lungo filo, così associ quel panorama ad un vago ricordo, lo costruisci con la tua immaginazione, ma in un attimo un segnale di stop risveglia il tiepido sonnambulismo del viaggio. Si riparte, presto in velocità, con i pensieri nuovi che accorrono da ogni lato senza un ordine, mentre cerchi di districare il gomitolo confuso, è come il traffico cittadino all’ora del tramonto, nervoso e multiforme. Nemmeno i rumori forti sembrano turbare quel perpetuo riflettere che ora si è posato sereno, a selezionare le caselle da esplorare con calma. Un semaforo dopo l’altro, e ti soffermi sulle tappe che hanno costituito la tua vita, un telefilm a puntate che rivedi nell’alternarsi di rosso e verde, dei bagliori dei fanali alla tua destra, nei lampioni quando inzia a fare buio. Non ti stanchi di cambiare marcia, di procedere verso il presente con i pensieri più energici e vivi, prodotti all’istante, case in costruzione, appena inaugurate. Sembri giungere ad una fine, ma l’auto è calda e la strada prosegue dietro l’angolo, intravista appena, come uno schizzo in matita sul foglio. È notte e ancora pensi. Attorno a te cala un silenzio cimiteriale, nel vuoto che oltrepassa, dal colore dell’universo. Prevale il nero, l’oscurità in cui scrivi brevi frasi, parole effimere, lampi che risvegliano il corpo stanco con una sensazione di freddo. È il vento che dai finestrini un po’ abbassati ti schizza la faccia, tutti quei crucci respinti, abbandonati sul campo insieme al sangue seccato, ritornano involontari a completare il tuo giro, a ricordarti il tuo essere, così fallibile e fallimentare a volte, così impulsivo e vincente assieme altre volte. I semafori sono ormai spenti. I pensieri fluiscono, saltano gli incroci, e con la testa controlli appena che non ci sia una lama nascosta nel buio a rigarti la portiera. Non puoi dormire, non ancora. Ma davanti al cancello di casa ti fermi, e per errore la macchina s’ingolfa, sussulta, si spegne. La testa rimbomba di nulla. E per un attimo, un attimo soltanto hai la sensazione di stare dormendo. Giri la chiave e il motore grugnisce, un rumore come il maratoneta che corre sulla ghiaia, l’ultimo pensiero è la notte, il cielo scuro e minaccioso, senza nubi, così lontano e inavvicinabile, sconosciuto e onnipotente. Pensi a tutte le notti che hai trascorso, seduto in auto a guardare il cortile, i pedali ormai caldi e bagnati, e le prime gocce di pioggia sul vetro. L’ultima notte, è questa. E dopo questa, non ci sono più pensieri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...