I propositi del 2018

E’ d’obbligo, o così pare nella maggior parte dei casi, cominciare l’anno con una lista ordinata di propositi per i prossimi dodici mesi. Propositi che puntualmente vengono dimenticati dal 2 gennaio, e tra un anno verranno rispolverati come vecchi ricordi ormai obsoleti. C’è da dire che forse, provando e riprovando, qualche traguardo lo raggiungeremo anche noi pigri ritardatari. Un primo proposito potrebbe essere per l’appunto questo: ricordare i propositi per il 2018. Non male, non sembra difficile. Il mio problema peggiore è che tendo a rimandare le cose, a pensare che la vita sia infinita, le occasioni ritornino, la giostra riparta anche dopo le dieci di sera, quando i bambini sono già con il pigiama. Mi illudo che riuscirò a fare tutto in tempo, pur lasciando scorrere quel tempo. La chiamo intelligenza superiore. Farò le cose in giornata non appena mi vengono in menteSembra un po’ quando mia madre scrive un foglio con la lista della spesa, non appena gli ingredienti le vengono in mente. Dimentica sempre qualcosa, ma tutto quello che è scritto lo compra. Sarebbe anche giusto, e bello, smettere di procrastinare. In fondo la testa viaggerebbe più leggera, senza quelle preoccupazioni secolari delle azioni ancora da svolgere, e l’orologio che muove le sue lancette senza guardare in faccia a nessuno. C’è poi un altro problema, legato al ritardo: migliorerò la mia capacità di rispondere per tempo a chi mi parla. Sì, mi sono resa conto da tempo che forse funziono male, come una specie di Internet Explorer che non trova un wifi: le belle risposte, quelle con un senso, un tempo, una direzione, un tono, mi vengono in mente in ritardo, quando la situazione è cambiata, la scenografia scomparsa, il pubblico evaporato, magari anche il sole già tramontato. Ripenso ai dialoghi delle mie giornate, e capisco che avrei potuto dire mille altre migliori cose. Il problema è il coraggio. Sono troppo preoccupata a controllare la situazione da ogni angolo, a tener teso il pavimento, come se potesse crollare da un momento all’altro. Mi farò più coraggio. E la faccio facile. Chissà se troverò il segreto per vivere da totale spensierata, come quelle ragazze che fischiettano per i campi di grano, con un vestito lungo e la spiga in bocca. Io sono insicura cronica, e allora insieme al coraggio dovrei trovare la fiducia, in me stessa e negli altri. Deve sparire quel mio dubbio perpetuo sulla realtà delle cose, quella domanda, “Ma è vero? Ma è così davvero?”, come se fossi cieca e qualcuno mi stesse raccontando il mondo con la sua interpretazione. Devo crederci, punto e basta. E poi, quel mio affezionarmi alle persone, vorrei che divenisse sciolto come un elastico, capace di sopportare una breve distanza o un silenzio senza cadere nelle paranoie, perché non è possibile che ogni volta finisca nel buio, a domandarmi se nel frattempo qualcuno abbia costruito un muro, o una porta blindata. Devo imparare anche ad aspettare, non all’infinito, certo, ma con pazienza e lucidità. Il che vuol dire: basta camminare avanti e indietro nella stanza, basta mangiucchiare le unghie, basta lanciare le penne in aria, basta batticuore. Sono talmente tanti i momenti in cui è necessario aspettare. Come le risposte ai messaggi su Whatsapp, o la doppia spunta blu che sembra dirci “Ho letto le tue parole ma non me n’è fregato niente”. Anche questa è pur sempre un’attesa. Devo imparare a chiedere senza troppe paure, e sapete perché? Io non chiedo quasi mai. Non sono brava. Non sono brava nemmeno ad aspettare la risposta, con il rischio che sia un secco “No”. Ma questo è il discorso precedente. Io non chiedo, perché mi piace pensare di potermela sempre cavare da sola. So benissimo che non è vero, che nessuno è un supereroe talmente forte da essere in grado di combattere ogni battaglia da solo. E so anche che la maggior parte delle persone cammina con i paraocchi dei cavalli, e non vede niente e nessuno fatta eccezione per i propri piedi. E’ inutile aspettare che qualcuno noti un braccio nel mezzo della tempesta: saranno tutti impegnati a scappare. Bisogna gridare. Ecco. Devo imparare a gridare. Io urlavo, da bambina, eccome se urlavo. I miei genitori sono dovuti scappare dal supermercato perché io non la smettevo di urlare. Poi sono divenuta docile come un cucciolo. Devo imparare a fare casino, proposito correlato al precedente. Scatenarmi, ballare, saltare, senza sentirmi un elefante in una cristalleria. E dire che sono perfino esile. Potrei andare avanti ancora, e ancora, con i propositi più strani legati alla me più strana, perché in fondo abbiamo tutti qualche pagina da migliorare, qualche imperfezione tra le parole, qualche errore di punteggiatura che ci fa sostare nei momenti sbagliati, e correre in quelli ancora più sbagliati. Ma non lo farò. Scrivo qui il proposito che per me vince su tutto, e che viaggia sulla bocca di tutti senza essere realizzato mai del tutto: vivere. Eccola là, la banalità del giorno! Che noia! Ma ditemi: quanti di voi hanno vissuto totalmente, incondizionatamente, quotidianamente questo 2017 appena finito? Io no. Ma posso migliorare. Posso vivere un giorno in più, in questo 2018. Posso crescere. Posso maturare. Posso vedere questi trecentosessantacinque giorni in maniera diversa. Posso vivere, di più o più a fondo, o entrambe le cose. Vivere per costruire un altro scalino, compiere i miei vent’anni, sperimentare, viaggiare, conoscere, amare e voler bene alle persone.

18 commenti Aggiungi il tuo

  1. Un micio nel Web ha detto:

    Essere più Penny, è la priorità 🤣🤣🤣😁😀😚😙

    1. ehipenny ha detto:

      Non potrei smettere 😉

      1. Un micio nel Web ha detto:

        😎😎😎😎😋😊

  2. Manipura ha detto:

    Una bella lista di obbiettivi che dovrei prendere come esempio…il coraggio,la pazienza,la fiducia…e tutti gli altri…sono un gran bel lavoro su noi stessi…che tutto si realizzi.Buon inizio!!!🤗

    1. ehipenny ha detto:

      Eh già, un lavoro impegnativo che prima o poi vorrei realizzare 😉 Prendi pure ispirazione, sarei felice di darti la spinta giusta! :))

      1. Manipura ha detto:

        Speriamo…in bocca al lupo !🤗

  3. Daniela ha detto:

    Vivere totalmente, incondizionatamente, quotidianamente…ecco il proposito migliore, non sprecare nemmeno un minuto, accontentare gli altri con la propria disponibilità e attenzione, ma non solo gli altri, anzi, prima di tutto soddisfare i propri bisogni, non per egoismo ma per amore verso se stessi, senza il quale non si potrebbe funzionare nei confronti altrui. Buon anno Penny 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Esattamente, recentemente si diceva con un’amica l’importanza dell’amore per sé stessi, “se tu non ti apprezzi è difficile che tu ti faccia apprezzare”, é così vero :))

  4. silviatico ha detto:

    Di buone intenzioni è lastricata la via che conduce all’ in…
    Insomma auguri a non finire: chissà che non ci riesci sul serio, io te lo auguro di cuore.
    Io, tutte le volte che mi faccio le liste, finisco per perderle…
    Abbraccione

    1. ehipenny ha detto:

      Io dimentico sempre tutto, figuriamoci dei propositi stabiliti l’1 gennaio… sono un promemoria per cui ogni anno cerco un po’ di migliorare, ecco 🙂
      Un abbraccio!

      1. silviatico ha detto:

        Siamo sulla stessa lunghezza d’onda, constato con mezzo gaudio, come si usa dire nel classico mal comune mezzo gaudio…eheheheheheh!!!!

      2. ehipenny ha detto:

        Hahaha ineccepibile 😁

  5. Emozioni ha detto:

    Nessuna lista.
    Solo essere migliore.
    Quello sì.
    Auguri cara Penny😘

    1. ehipenny ha detto:

      Eh però dovrei ricordare in che modo essere migliore 😆
      Un abbraccio e un augurio 😘

      1. Emozioni ha detto:

        😂😂😂❤️

  6. fulvialuna1 ha detto:

    Non sono mai riuscita a fare i propositi per l’anno nuovo….

    1. ehipenny ha detto:

      Io a mantenerli 😅

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