Secondo parziale di storia economica

Difficile mantenere un 30 del primo parziale. È un peso enorme, una responsabilità che mi ronza attorno agli occhi da quando ho cominciato a studiarla di nuovo. Per quel 30, ho partecipato ad un bando per un viaggio a Bruxelles. Sono pochi giorni, forse due, in cui visitare le istituzioni dell’Unione Europea e incontrare qualche alto funzionario: un privilegio. Resta il fatto che storia economica non mi piace. Non riesco a studiare per più di mezz’ora senza distrarmi, perdermi a fare altro, a guardare il cielo, a giocare con la penna, a pensare. Storia economica la studio così, a intervalli. Perché poi devo imparare quelle imprese chimiche con le sigle tutte uguali, Sava, Sida, Sip, non avevano nemmeno un briciolo di fantasia. Devo studiare tutti gli accordi per arrivare all’Unione, anche i fallimenti, perché qualcuno si metteva sempre di traverso. Devo ricordare date, numeri, percentuali, e a chi mai possono entrare in testa? Le voci del bilancio europeo, gli interventi per la crisi del 2008, che ho capito adesso nonostante quella crisi io l’abbia vissuta. Essendo sinceri, storia economica è interessante. Ma certe lezioni erano pesanti mattoni sul cranio, indigeribili quanto eterne, con il pensiero che a casa c’era perfino il libro da leggere. Ho letto e studiato tutto quello che potevo. Nel mio modo improduttivo di farmi entrare le cose in testa, ho cercato di assimilare quante più informazioni possibili. Ma la cosa che più mi terrorizza, è venire respinta. Sarebbe il colmo vincere il viaggio a Bruxelles, ma ritrovarmi a dover studiare tutto quanto da capo, forse per l’appello di settembre, perché una materia indigesta la scaccio sempre lontano con i piedi. Eppure c’è quel 30 che pulsa. Il mio primo esame, il primo esame andato bene. Non nascondo che un poco mi sia pesato, perché mi piace scherzare ma ancora c’è chi ci scherza, cambiandomi cognome: non è per cattiveria, ci vogliamo bene come amiche conosciute da pochi mesi, ma sono sensibile alla paura di sembrare una secchiona. Non voglio un altro 30, non per forza. Vorrei solo concludere questo primo tratto di un percorso triennale, che quasi ho iniziato a non sopportare. Voglio dare l’esame, adesso, subito, prima che le date comincino a sbiadire, i nomi a scivolare via. Sono certa che appena uscita da quell’aula, pensando alle lezioni, avrò già dimenticato tutto. Tutto, tranne quei momenti di risata incontrastabile, quando tutti si affannavano per copiare le slide mancanti, ed io con il computer prendevo a pugni la tastiera, perché la Prof aveva fretta e leggeva senza pause tre facciate di fila. Poi si perdeva nei dettagli delle aziende di scarpe coi tacchi in vetro, e allora si tornava a respirare. Lezioni strane, e strano è stato finire così quell’abitudine, perché Storia economica era sempre alle otto, alle nove del mattino. Non posso dire di sentirne la mancanza. Ma quel 30 é stato un voto sudato tanto. E se ormai di cognome faccio Zamagni, scrittrice del primo libro illeggibile che ho dovuto leggere, sono anche un po’ felice.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Paroledipolvereblog ha detto:

    Qui da noi gli esami sono iniziati oggi…

    1. ehipenny ha detto:

      In bocca al lupo!

  2. Innanzitutto, complimenti per il voto!
    Secondo, condivido pienamente il pensiero con il quale hai concluso, perché mi capita di pensarci spesso e di sentire la tua stessa sensazione di stranezza. Anche, per esempio, il fatto che ogni 4/5 mesi i professori e le materie cambino mi sembra un assurdo… Va beh, prima o poi ci abitueremo anche noi a questi nuovi ritmi 🙈

    Giugiu

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! Ci abituetemo sì, anche se credo che la nostalgia per certe materie o professori rimarrà 😉

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