3 dicembre

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Aspetto il Natale con gli impegni di tutti i giorni, e non scherzo se dico che la compagnia è tanta, varia, e confusionaria. Lezioni all’università, qualche risata furtiva che si disperde nell’aria, qualche sguardo da una fila all’altra, per conoscersi, o riconoscersi dopo mesi di vuoto, qualche penna che cade in un lontano buco nero, e qualche parola del professore intercettata dalla testa e salvata nella memoria. È un impegno continuo, e governare i sensi di colpa per tutte quelle lezioni mancate, perché quarantadue ore alla settimana non sembrano sostenibili. Aspetto il Natale cercando di sopravvivere, con la speranza di aver scelto bene, di aver seguito le lezioni fondamentali, di sapermela cavare da sola. La mia vita è stranamente diventata un impegno enorme, dover dividere le proprie ore, dover decidere se uscire o se studiare, perché entrambe le cose bruciano e scalpitano. Poi ci sono gli impegni straordinari, quando la mamma ti chiede un passaggio in auto, e di preparare la cena perché forse torna tardi, e quando devi uscire a comprare i regali, per l’uno e per l’altro, perché a te hanno fatto trovare sempre un pacchettino. Sono impegni imprescindibili, che istintivamente poni in cima alla lista. Impegni anche di sera, perché prometti in giro aperitivi, rimpatriate con i vecchi amici, ma sul comodino c’è il libro di storia da leggere, con l’evidenziatore ormai secco chiuso tra le pagine. E i piaceri? Sono impegni anche questi. Perché torno a casa, e fuori dalla finestra regna un gelido buio, dal sapore invernale. Potrei fare mille cose ancora, ma il caldo della cameretta m’impigrisce, mi sdraio sul letto a guardarmi le mani senza riuscire a elaborare un pensiero, perché non sembra, ma ci si stanca. Non ho voglia di dormire, nemmeno a mezzanotte, ma di starmene accovacciata come un cucciolo, a fissare il soffitto, come se potessi leggervi le stelle. Così aspetto il Natale, tra una corsa e l’altra, nella mia quotidianità dal sapore di vita.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. kikkakonekka ha detto:

    Ha ragione Papa Francesco quando ha detto recentemente “dovete vivere, non vivacchiare”.
    La tua è una vita impegnata, continua così.

    1. ehipenny ha detto:

      Grande frase, non è sempre facile applicarla ma è molto vera 🙂

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