Random Party

L’ho detto, io le discoteche le odio. Ballare lo odio. Fare baldoria, gridare, sbracciarmi nella folla, odio tutto questo, non mi appartiene. Ma a volte ti prende semplicemente il desiderio di seguire la massa, perché ad Halloween tutti festeggiano, tutti fanno baldoria, gridano, si sbracciano nella folla. Sono finita all’Unipol Arena di Bologna. Casalecchio di Reno, per la precisione. Alle otto ho ritirato i biglietti d’ingresso, alle nove mi stavo vestendo a casa di un’amica. Random party. Ma che sarà? Me lo sono chiesta per settimane, nonostante affermassi categoricamente di volerci andare. Le mie due amiche da una vita, o così suole definirle, volevano truccarsi, travestirsi, felici come bambini a carnevale, mentre io mi destreggiavo tra esami e impegni vari, senza preoccuparmi più di niente. Sapevo solo che sarei andata al Random party. Il giorno stesso ho messo a soqquadro l’armadio, in cerca della cosa più random che ci fosse. Ma non ero disposta ad uscire di casa così. Nè con due scarpe diverse, o le righe abbinate ai pois. Lo so, l’ho ripetuto come una confessione religiosa: io sono convenzionale dentro. Anonima fuori. C’era Luigi di Super Mario, c’erano le tazzine del caffè, c’era Harley Quin, c’erano i Sim, c’era il chirurgo, c’erano gli estremisti islamici con l’esercito, c’era il pinguino, c’era Babbo Natale, c’erano i Power rangers, c’era Zeus. E poi c’ero io, con una gonna da cinque euro ed una maglia bucherellata. Era come se fossi capitata lì per caso, e forse la mia espressione implorava di poter uscire, anche senza fumare alcuna sigaretta. Era enorme, con una pista da ballo senza confini. Il bar serviva drink a velocità record, la musica è partita già dalle dieci precise, e forse mi ci è voluto un coraggio immane per cominciare a ondeggiare, ma mi ringrazio da sola. Grazie per aver colto l’occasione. Sapete perché é stato davvero bello? Perché c’erano due persone fantastiche con me, che mi conoscono, che sanno quanto sia difficile per me trovarmi lì, schiacciata dagli entusiasmi degli altri, con quel senso di disagio opprimente, il desiderio di mettere le mani sulle orecchie e fuggire. Loro lo sapevano, ma non mi hanno detto niente. Non mi hanno urlato “Salta!”, “Canta!”, “Sorridi!”. Non mi hanno costretta a fare niente. Ma sono entrata nell’enorme spiazzo dell’Unipol Arena, e ho cominciato a ballare. Musica a caso, era ciò per cui il mio istinto si era mosso, incuriosito dalla follia del Fato. I successi di oggi e di ieri hanno cominciato ad accavallarsi, a pestarsi i piedi tra una fine ed un inizio, a tagliarsi le code per cambiare ritmo da un secondo all’altro. Ed Sheeran, i Queen, i Green Day, i Rolling Stones. Heater Parisi con le sue cicalecicalecicale, la Carrà che ha voglia di far l’amore da Trieste in giù, il bambino che voleva un gatto nero, la booooomba un movimento sexy, Modugno nel blu dipinto di blu, il clima marittimo di Riccione muovendo la colita colita colita: ciaciacia, e per concludere un bel gioca jouer. Hanno lanciato tra le nostre teste e le braccia tese dei palloni volanti, leggeri come bolle di sapone, e come bambini impazziti non ho più distolto lo sguardo dal cielo invisibile. Era come se il tempo avesse deciso di volare. Non mi sono mai divertita tanto in discoteca, con la musica che per la prima volta non mi perforava le orecchie, ed uno spazio vitale in cui muovermi, senza rimanere soffocata dalla folla. Tutto era colorato, ma le luci avevano una delicatezza quasi strana, come se non volessero ferire la vista. Sapete com’è finita per me questa serata? Con l’Inno di Mameli. Abbiamo cantato il nostro inno con la mano sul petto, tutti quanti, tutti assieme, e lo so che quella era soltanto una festa, ma mi sono sentita parte di qualcosa di grande. Orgoglio. É possibile?

La serata si è conclusa così, ad un’ora dalla fine della festa, con la prospettiva di una giornata di studio per l’esame del 2 novembre. In tanti hanno rinunciato ad uscire, ma sapevo che la scelta poteva essere soltanto la mia: ho promesso che avrei studiato, e che mi sarei divertita. E mai, come in quella sera, ho capito che un po’ di follia può solo sistemare anche la giornata più nera.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. SognidiRnR ha detto:

    Mi piace!!! Ogni tanto fa bene uscire fuori dai propri schemi mentali; la bellezza del sentirsi liberi sta proprio in questo 😉

    1. ehipenny ha detto:

      Concordo! È stato il suo bello :))

  2. Hell-GengisJokerBaneKhan ha detto:

    Divertirsi e fare casino non è seguire la massa ma è semplicemente esaltare la gioventù 😀

    1. ehipenny ha detto:

      L’ho capito con un po’ di tempo 🙂

  3. Aria Mich ha detto:

    Anche a me non piacciono le discoteche, non so ballare e non mi piace seguire la massa… tant’è che non ho nemmeno il desiderio di seguirle 😂 . Però mettendola dalla tua prospettiva, è stata per te una novità… e ne sei uscita abbastanza felice ☺

    1. ehipenny ha detto:

      Si si, e meno male! Viste le aspettative 😅

  4. kikkakonekka ha detto:

    Ormai non ho più l’età, ma forse ad un random party ci sarei andato volentieri.

    1. ehipenny ha detto:

      Eh si sarebbe divertito chiunque 😉

  5. fulvialuna1 ha detto:

    Le follie non sono per me, ma ogni tanto uscire dagli scemi fa bene, credimi. Ho una bella età, eppure ancora lo faccio.

    1. ehipenny ha detto:

      E fai bene! Non è mai troppo tardi per un po’ di follia :))

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