La tipica situazione da Ehipenny

Vecchia domanda di Ade: mi descrivi una tipica situazione da Penny?

Al che, inizio a ragionare su tutti quei momenti unici e irripetibili che mi contraddistinguono. Mi viene da dire che la tipica situazione da me sia l’ansia. L’ansia mi fa spesso compagnia, mi insegue, o io inseguo lei, ci alterniamo. Anche in tutti quei piccoli e insignificanti momenti della vita, la scelta dei gusti del gelato, che cosa cucinare per cena, quale libro iniziare, quali calzini mettere, ci siamo sempre io e l’ansia, amiche che si tengono per mano. Ansia da prestazione, più o meno. Paura di fare la scelta sbagliata. Forse perché una volta ho scelto il gusto puffo, e non sono riuscita a finire il gelato. O forse perché ho l’ansia cronica, e l’incertezza mi fa sentire come sospesa nel vuoto, con un turbinoso senso di vertigine. Una tipica situazione da Penny é come una torta al pan di spagna: alla base c’è l’ansia, attorno ci sono le sue molteplici conseguenze. Prima tra tutte, la titubanza. La stessa che vince quando mi trovo davanti ad un altro pedone, faccia a faccia, privi di impianto frenante: destra o sinistra? Traballo nella mia ansia, sperando che sia l’altro a fare la prima mossa. O forse semplicemente sperando che non scelga la mia stessa direzione. Ecco una tipica situazione da me: ferma sui miei passi a saltellare sul tempo che scorre, perdendo un’occasione dietro l’altra. Ma non c’è solo questo. Io alle mete ci arrivo. In ritardo, ma ci arrivo. Come quando devo scrivere un messaggio di auguri, o semplicemente contattare una persona che non sento da ventiquattr’ore: ansia. Ansia perché non so che cosa penserà questa persona, non so come mi vede, quale idea si sia fatta di me, e non riesco a rimanere senza risposte. I messaggi li scrivo, li modifico, li cancello e li riscrivo da capo. Maniaca della frase perfetta che non raggiungeró mai. Le persone che mi conoscono non sanno niente dell’ansia. Perché la nascondo, dietro una faccia marmorea di apatia. In realtà ho paura che le persone scompaiano, ma non come nei film surreali, come in Harry Potter dopo un colpo di bacchetta: ho paura che si allontanino da me. Paura e ansia vanno perfettamente d’accordo. È un tripudio di dubbi e di domande esistenziali, sul futuro, sulle possibilità venture. E io che ne so? È questo che forse fa nascere quest’ansia infantile, innocente, perché le sue unghie sono tutte mangiate, incapaci di graffiare, e perpetua, come una giostra che ruota a non finire. Una tipica situazione di girotondo, a cercare qualche appiglio per non essere lanciata via, ai margini del globo. Mi tengo saldamente alle maniglie di ferro, chiudo gli occhi e mi lascio trasportare. Eppure ho l’ansia di far male a qualcuno, di finire inavvertitamente tra i suoi passi, come un sasso che s’infila tra la scarpa e il calzino. Ho anche l’ansia di perdere il controllo, ma fore perché reduce dalle discese in bicicletta con conseguente tuffo a terra, e dolore. Ho l’ansia di arrivare, così correndo, in anticipo di una vita, ma se mi fermassi avrei l’ansia di arrivare troppo tardi. Una tipica situazione da me: vivere tra indietro ed avanti, come se si potesse prendere la testa e girarla a non finire, perché i pensieri del presente non mi bastano mai. Forse perché ho anche l’ansia di dimenticare il mio passato, di perderlo come si perdono le carte di un mazzo, e di doverlo quindi buttare via. Ho l’ansia di perdere le persone, e mi sento a volte deficiente in questo: da deficere, mancare, mancare delle giuste sicurezze. Ultimamente ne ho trovate abbastanza, ma resta una sorta di ansia salutare che mi spinge a dare sempre tutto quello che posso. In fondo non sarei Ehipenny senza l’ansia. Non arriverei sempre con almeno mezz’ora di anticipo, costretta a vagare davanti ai portoni come una mendicante disperata. Non mi ridurrei ad ordinare sempre lo stesso cibo, perché avrei l’ansia di assaggiare gli abbinamenti sperimentali. Non mi perderei per la città per quell’ansia di incontrare le Bestie di Satana di mia conoscenza. E forse non risalirei nemmeno quattro piani di scale per l’ansia di non aver chiuso per bene la porta. Non sembrerei Nonna Ehipenny senza memoria. Ancora, non laverei ogni posata se anche solo si è avvicinata ad una briciola del pranzo. Non avrei il terrore di passare davanti al mio liceo, per l’ansia che un professore mi rapisca e m’interroghi in fisica. E se corro, non avrei l’ansia di non vedere un gradino e spataccarmi la faccia. Ma essendo ancora intera, essendo ancora Ehipenny, non esiste niente e nessuno che mi possa cambiare.

15 commenti Aggiungi il tuo

  1. paroledipolvereblog ha detto:

    vai alla grande penny

  2. Hell-GengisJokerBaneKhan ha detto:

    Mai essere apatici, bel post comunque ahahhaah la mia domanda alla Penny!

    1. ehipenny ha detto:

      Mai mai, è uno dei difetti peggiori secondo me.. Grazie dei complimenti!

  3. Siamo donne Penny, l’ansia ci sarà sempre, però possiamo imparare a superarla 😉

  4. Simpaticamente ansiosa la nostra Penny 🙂

  5. Emozioni ha detto:

    Ognuno si contraddistingue!
    E tu, mi piaci così 😉😘

    1. ehipenny ha detto:

      Ma grazie tesoro! 😘

      1. Emozioni ha detto:

        Ma prego🤣🤣😘

  6. kikkakonekka ha detto:

    Toc toc!
    Qualcuno ha detto ansia?

    1. ehipenny ha detto:

      Nooo ma dove l’hai sentita?? 😂

      1. kikkakonekka ha detto:

        Ah ecco. Meno male. Temevo mi aveste chiamato.

      2. ehipenny ha detto:

        Un grande appello solo per me 😆

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