Il primo parziale di microeconomia

All’inizio neanche la capivo. Era arabo. Anzi, peggio. Era matematica. E per me è come dire cirillico. Non so quando sia improvvisamente cambiata, quando io abbia effettivamente cominciato a capire, ma mi piace, mi piace perché è pratica e teorica assieme, perché indaga ma modellizza, complica e poi semplifica. Nessuno sa cosa sia. Del resto, che cosa significa il nome? Piccola economia? No, è così vasta… Analizza il consumatore, le sue scelte, quel suo razionale modo di ragionare, di suddividere il portafoglio, e tutti quei momenti quotidiani in cui pensiamo di comportarci in maniera unica, tutto ha un suo schema, realistico o meno che sia. Contiene tanta matematica, dentro. E sono anche tante le domande che abbandona senza una risposta. Ma la professoressa é brava, anche se a volte grida, anche se non sa usare il microfono, anche se ha perso fin troppo tempo a spiegare le stesse cose dieci volte, anche se a volte non si capisce niente. Mi sono resa conto che ho voglia di leggere il libro di testo. Se non capisco, ho voglia di capire, e non mi alzo finché non ho capito. È nuovo per me. E poi, ho voglia di fare esercizi. Io?! Si. Ho voglia di risolvere i problemi, quelli da due pallini sul fondo del capitolo. Anche a costo di sprecare fogli su fogli. Credo sia anche da questo che capisce quanto una materia piace. Mi sento felice, felice e coraggiosa, perché questo esame è un portone da scardinare, temutissimo, fondamentale, affettivamente caro. In tanti non lo hanno passato. Ragazzi del secondo anno ancora lo stanno preparando. Non si possono rifiutare i vori: macchie nere sul nostro libretto virtuale. È una responsabilità maggiore. Possiamo solo abbandonare, a metà dell’esame, uscendo dall’aula a capo chino e con i fogli in mano. Ma voglio un bel voto. Me lo sono promessa. Per la soddisfazione di poter dire: ho capito tutto questo, e so risolvere perfino gli esercizi. Per dirlo in faccia a distanza al mio professore di matematica: colpa sua se mi sconvolgo di saper trovare il risultato di un problema! Benvenuta microeconomia nella mia vita, tu che spieghi tanto, ma tanto lo lasci al caso o alle eccezioni.

Breve messaggio al tutor Giacomo: le soluzioni degli esercizi che tu hai scritto, sono tutte sbagliate. Ma ti ringrazio, perché ho finalmente imparato a dimostrare le mie intuizioni, seppur momentanee e a tratti folli, ho imparato a spiegare perché secondo me io abbia ragione. Non ci sono mai riuscita, ma l’audacia mi ha trascinata nel dubbio, e ho provato casi dopo casi, esempi e sottoesempi. Però, la prossima volta, rivedi le risposte, perché non sono solo sbagliate, sono l’esatto contrario della realtà delle cose.

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