Smalti

Altro che Leonardo, Michelangelo, Giotto. Altro che stilista, estetista, unghista o manista che sia. Lo smalto richiede una laurea decennale, un dottorato di ricerca, tre anni di praticantato, altri sette anni di gavetta, e forse, dico forse, sarà possibile portare a termine una mano senza sbavature. Ma noi comuni mortali abbiamo ben altro: l’arte di arrangiarsi. Che fino a poco tempo fa riuscivo a far coincidere con “Lo smalto non fa per me, non lo metto”. Ma si sa, in estate tutti sfoggiano gli artigli fosforescenti, durante le serate di gala gli unghioni brillano di un rosso sensuale infuocato, alcuni osano le unghie a gel, dei micidiali pietroni trasparenti incollati alle dita, altri ancora preferiscono farsi crescere le proprie unghie, salvo poi rimanere incastrati tra le porte perdendo le falangi. E così la voglia un po’ ti viene. Sia chiaro, nel cassetto tengo due smalti: uno nero, in tinta con il novanta per cento dei miei vestiti, e uno rosso per le occasioni sensuali (ancora da aprire). Eppure i problemi cominciano prima. Prima di comprarli. Entro a caccia di smalti, e mi ritrovo davanti ad un bancone di cinque metri per cinque, con migliaia di boccette colorate, tutte diverse, perché c’è il rosso 700, il rosso 680, il rosso 432, il rosso 167, che tu le prendi in mano e inizi a provarle, striscia 1, striscia 2, striscia 3, alla fine ti ritrovi il braccio rosso a strisce, con la commessa che ti osserva allucinata pensando che sia sangue. Passata la paura, giunge il tornado “SIGNORA, GLI SMALTI NON SI PROVANO!”. Ah no? E per distinguerli devo annusarli o basta leccare la boccetta? Mi arrendo e prendo il rosso che somiglia a quello dei miei sogni. Altro dilemma: prendo quello gel, quello 7 giorni, quello a lunga tenuta, quello all’aroma di anice, quello al sapore di fragola, quale? Ne prendo uno. Cinque euro. In sconto. Il più economico. Con il tappo a forma di dragone, grande quanto una mano, incastonato di zaffiri. E un dito e mezzo di liquido, di cui metà rinsecchito. Perché la gente gli smalti li prova eccome. Tornata a casa, è il momento di provarlo. Comincio con la sinistra. Stendo la mano. Apro lo smalto. Pennellino apparentemente minuscolo, apparentemente innocuo, lungo quando una ciglia. Intingo il suddetto pennellino. Ebbene, il primo rio delle Amazzoni di colore rosso riveste la mia tavola. Grido. Calma. Ci riprovo. Scolo il pennellino e lo avvicino all’unghia del pollice. E improvvisamente si tinge di rosso l’artiglio, le pellicine, le impronte digitali, il dito tutto intero, che pare in cancrena. Ma sapete qual è il colmo? Che poi mi si prende in giro. “COME HAI DATO QUELLO SMALTO?! ERETICA!”. Eretica io? Ma da quale pulpito? Che poi la metà della gente mica si accontenta delle tinte fosforescenti, sia mai. Innanzitutto ci spruzzano sopra un pugno di brillantini, come zucchero a velo sulla ciambella. Poi le paillettes. I fiocchetti tridimensionali. Per i più esperti, invece, è l’occasione per una vera e propria galleria d’arte. Dieci dita, dieci tele di Picasso. E avanza la miopia mentre col naso incollato al tavolo tracciano il disegno preparatorio sull’unghia, superficie dannatamente curva e irregolare. E mentre io ho dei seri problemi a colorare di rosso il quadratino, questi giovani Kandinsky riproducono il Giudizio Universale in un rettangolo grande quanto una formica. Io li guardo, li ammiro. Ma poi mi sorge spontanea una domanda: perché? Guai a voi a chiedere una cosa simile! Gli smalti hanno un senso che non possiamo comprendere. Sono un po’ come i tarocchi, come le voglie di caffelatte, come tatuaggi all’hennè. Ma anziché essere perenni, a me non durano neanche ventiquattr’ore. Innanzitutto dopo dieci minuti ho già stampato le mie impronte digitali sul pollicione. Dopo mezz’ora l’indice inizia a sfaldarsi, si pela come una mela cotta. Dopo tre ore possiamo dire che la consistenza del mio smalto pare quella di un sapone passato al microonde. Dopo dodici ore è da buttare. O meglio, da eliminare con l’acetone. Il colmo? Con l’acetone non viene via neanche una briciola. Sembra tutto incastonato nell’unghia, e vado di scalpello, vado di alcol, vado di ruspa, ma non viene via niente. Soltanto dopo un’ora di tentativi ricomincia l’opera di demolizione. E se Dio vuole, le mie unghie tornano a respirare.

11 commenti Aggiungi il tuo

  1. Non mi dire nulla, sono 21 anni che litigo con le mie unghia e con la voglia di mettere lo smalto e poi di averle il più corte possibile mangiucchiandole. Attualmente ci sono, forma irregolare: le mangerò?

    1. ehipenny ha detto:

      Eh si, mi spiace ma si, lo prevedo… una forma irregolare ti fa pensare “mordo un po’ così le pareggio” 😊

  2. silvia ha detto:

    Ti capisco perfettamente anche io ho un rapporto micidiale con lo smalto alla fine le unghie perfette così nn le ho …ho sempre fatto la ricostruzione l ho tolta questa estate ma il prossimo mese la rifaccio così x un mese sto bene 😉

    1. ehipenny ha detto:

      Sono talmente in una situazione tragica che forse non durerebbe neanche la ricostruzione 😂

  3. Paroledipaola ha detto:

    Ti ho dedicato un post…❤

    1. ehipenny ha detto:

      Aspetto di tornare a casa e di ascoltare con calma, ma già ti mando un cuoricino ❤

      1. Paroledipaola ha detto:

        Okkey👍👍👍

  4. fulvialuna1 ha detto:

    Li adoro, ne ho una quantità industriale 😀

    1. ehipenny ha detto:

      Io due secchi 😂

      1. fulvialuna1 ha detto:

        😀 apriamo rivendita…

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