Mondo università

Prima o poi doveva giungere quel momento. Il momento del mio primo bilancio, e non parlo dei bilanci d’impresa. Dopo un mese appena di università, mi sembra di essere immersa da una vita in questo liquido amniotico, mosso dalle onde frenetiche degli esami, delle lezioni irregolari, delle aule giganti. È come se fossi sempre stata qui. Non c’è stato un primo giorno, da affrontare con lo zaino in spalla e la caccia ai posti migliori, non ci sono state le corse al suono della campanella, non c’era nessuno, o quasi. Ho avuto coraggio, credo. È quello che ho cercato di trovare in me. Quello che non ho mai avuto davanti alle storie nuove. È passato un mese, e riconosco tanti volti che la mattina mi salutano con un sorriso, riconosco gli sguardi di tanti ragazzi e ragazze, che magari a volte ho incontrato sull’autobus, ed altre volte ho ritrovato accanto a lezione. Gente da ogni dove, ogni regione, dal Trentino alla Puglia, dal Veneto alla Calabria, passando per l’Emilia, le Marche, il Lazio e la Campania. Duecento e più culture, tradizioni, abitudini, vita da fuorisede in una casetta minuscola, con la bici scassata da pochi euro, le valige a lezione, le uscite in centro di sera. Li ammiro per quel coraggio, il coraggio di mollare tutto, di lasciare la famiglia, gli amici, l’amore, le strade di casa propria, il coraggio di cambiare tutto, e di dover cercare l’orientamento con Google maps sempre acceso, ammiro questo coraggio, perché non è facile. C’è la paura di rimanere da soli. C’è la nostalgia. C’è quel senso di responsabilità sovrastante, perché non c’è più mamma o papà a preparare da mangiare, a fare la spesa, a pulire i pavimenti. Certo, alcuni prendono il treno e tornano a casa. Ma non tutti. E nel mio ambiente universitario mi sento quasi quella diversa, io, di Bologna quasi centro, innamorata della mia città, e desiderosa di uscire dal mio scudo integrale. Ho pensato: è il momento di vivere. Non posso cambiare, ma posso aprire il forziere ed uscire a mezzo busto tra la folla. Perché no? In fondo ci sono tante belle persone. Ho tanti nuovi numeri salvati nella rubrica. E mi piace, lo dico adesso, con tutta la sincerità possibile, mi piace. L’università è bellissima, con tutto quel suo caotico movimentare la vita, tra una lezione e l’altra una sigaretta e un panino, il caffè alle macchinette con il logo dell’Ateneo bolognese, due chiacchiere sul piazzale, e quando capita un incontro fortuito sotto le Torri o in libreria in via Zamboni: è bellissimo. È bellissimo cambiare posto, prospettiva, compagni di banco, e qualche cretino che non capisce mai la lezione, e ride, sbatte la testa e ride, perché gli esami sembrano sempre lontani. È bellissimo potersi organizzare, gestire le proprie giornate, poter dire “Oggi studio perché voglio così”, è un senso di autonomia, di crescita che, boh, chissà quando è avvenuta. È bellissimo poter dire “Studio. Studio economia”. Perché poi avevo infiniti dubbi su quella materia, non avevo idea di cosa fosse, se mi sarebbe piaciuta, un poco temevo di avere sbagliato tutto, e invece è bellissima anche la materia. Sarà la novità, ma mi sento felice. Non è stato facile, all’inizio. Non è semplice costruire legami in un oceano di occasioni, con ragazzi e ragazze sparsi per l’Italia, qui per studiare, certo, ma poi? Quello che cerco sono le persone importanti. Persone simili a me. Persone a cui chiedere di ritornare, una volta presa la laurea, per passeggiare ancora tra le strade del centro a mezzanotte, senza bere un mojito ma con un gelato cremoso in mano. Ah, l’università. È bellissima. Anche se devo prendere l’autobus. Anche se è lontana. Anche se gli esami sembravano lontani, e invece sono qui, appena dietro l’angolo. Anche se microeconomia mi fa delirare. È bellissima la biblioteca, è bellissima la solidarietà, é bellissimo pensare che comunque vada, ci sarà sempre qualcuno a cui chiedere di poter studiare insieme. Pensavo che il liceo mi sarebbe mancato. Un poco è successo, ma forse non c’è stato il tempo. É come se il tempo fosse stato ridotto, tutto d’un tratto, ed io mi ritrovo sempre insieme agli altri, nell’aula grande a cercare i volti noti, oppure con i vecchi amici, quelli che continuerò a sentire, a vedere, a cercare per ogni stupida domanda esistenziale. Ho poco tempo per stare con me, e nonostante tutto è bello. C’è un età, credo, e credo che sia questa, c’è un’età in cui è giusto e bellissimo esplorare il mondo. Il mio mondo è a Bologna, nella sua zona universitaria più viva. E se a mala pena conosco i capoluoghi di regione, forse è la volta buona che un poco di geografia, in testa mi rimane.

Bella l’università. Lo dico oggi. Domani, non lo so. Il futuro non si può mai sapere. Non voglio scriverlo, prima di averlo vissuto. Voglio solo continuare tutto questo, perché l’inizio di una nuova storia è strano, confuso, elettrizzante e malinconico, ma quando la storia entra nel vivo si ha solo voglia di continuare a leggere.

36 pensieri su “Mondo università

    • Lotteró per tenerla con me, in fondo con l’ottimismo cambia tutto, cambia lo sguardo sulle cose, il nostro rapportarci con esse… sicuramente ci saranno momenti in cui non troverò questa gioia, io poi son lunatica 😂

  1. Complimenti bellissime parole! hai centrato in pieno quello che penso io tutti i giorni. Sono al secondo anno di università ma è sempre un po’ come se fosse il primo. La strada è lunga e il periodo delle sessioni pesantissimo però puoi fare affidamento sulle persone che hai conosciuto, sclerare insieme e creare delle bellissime amicizie! In bocca al lupo!

  2. Mia figlia si è trasferita a Verona, per tre anni e poi due anni a Milano. E’ cresciuta lontano da noi, ma è cresciuta nel senso vero della parola. L’esperienza nei campus è stata fondamentale.
    Auguri.

    • Sono convinta, questa è una cosa che mi manca e non mi manca, essere fuorisede dico… è un’esperienza di crescita unica, ma non avrei mai potuto abbandonare una città universitaria come Bologna 🙂

      • La scelta di mia figlia è stata dettata a due motivi, il primo era che la facoltà da lei scelta non c’era nelle due città più vicine a noi, il secondo, suggerito da me, era che in casa nostra io mi occupavo dei miei genitori ormai non più autosufficienti. A parte i disagi e la tristezza della situazione, secondo me aveva il diritto di vivere la sua giovinezza a contatto di coetanei.

      • Una scelta giusta, mi viene da dire, e poi credo renda molto più responsabili… spero di imparare anche così, a contatto con chi la vive in maniera così diversa da me 😀

  3. L’Università è un ambiente bellissimo.
    Se respira simpatia, aiuto reciproco, amicizia, solidarietà, intelligenza. Si assaporano dialetti diversi, a volte anche lingue diverse, si incontrano nuovi amici, talvolta nuovi amori.
    E poi si studia, ma con un traguardo davanti. Saranno anni memorabili, Penny, vivili al pieno della tua gioia e delle tue capacità.

  4. Non hai idea di quante cose da te descritte rispecchino la mia situazione! Specialmente quando hai parlato dei fuorisede e del poco tempo per star soli mi sono sentita perfettamente descritta!
    Buono studio per gli esami sempre più vicini! 😘

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