Bulle

Non ne ho mai parlato davvero con nessuno. È una cosa che ricordo, ogni anno in maniera diversa, forse più lieve, come se pian piano uscisse da me, la ricordo come un periodo di tre anni di scuola: il periodo delle medie. Quando siamo tutti vulnerabili e fragili, ma io forse lo ero di più. Timida, impacciata, lontana da tutto, fin troppo protetta dalla realtà del mondo di allora. Non lo racconto mai, ma è stata una guerra. Mi sono trovata da sola in un oceano in movimento, senza sapere da che parte stare, in che direzione andare, io che ero disposta ad ascoltare tutti, ma nessuno aveva voglia di chiedere niente a me. Dopo il primo anno, quella che credevo amica è cambiata, mi ha voltato le spalle, mi ha rifiutata come fossi immondizia. Ero un oggetto della classe, come lo erano i banchi e le sedie. Cercavo allora di nascondermi, ma non ci riuscivo. Ricordo tutto come se fosse ieri, era l’ultima ora di lezione, dopo l’intervallo, e dietro di me ridevano. Volevo ridere anch’io, ancora illusa di far parte di qualcosa. Ma è stato come ricevere una porta sul naso, “Dicono che tu ti sia grattata la patata qui“. Dicono. Dicono chi? Non ho mai raccontato a nessuno la mia rabbia di quei giorni, la mia voglia di arrivare all’estate per non rivedere più nessuno, non ho mai confessato che la scuola, per me, era un dovere e nient’altro, che m’importava soltanto dei voti buoni, perché almeno mi facevano sorridere. Durante il secondo anno è successa una cosa. Irrilevante adesso, una delle tante. Ma allora mi fece male, come può far male rimanere sepolti sotto una casa crollata, per ore. Lo ricordo come fosse successo ieri. Ero stata chiamata alla lavagna, in matematica mi sembra, e poco dopo ha suonato la campanella dell’intervallo. Attorno ai bidoni della spazzatura loro due parlavano ad alta voce. “Ma la cosa peggiore della Giorgia non sono i capelli unti, ma quella sciarpa e quella felpa che porta da quattro settimane!“. Se chiudo gli occhi ancora sento quel coro a due voci dentro di me, potentissimo, violento come un pugno sul petto, da farti mancare per dieci secondi il respiro. Non ho mai saputo rispondere nient’altro che “Grazie”. Soltanto un grazie. Quel giorno, tornando da scuola, ho attraversato la strada senza guardare: una signora mi ha presa per un braccio appena in tempo, e in quel momento mi sono chiesta per la prima volta se qualcuno di loro se ne sarebbe mai accorto. Non mi era mai successo, io sempre attenta, in qualsiasi momento, non avevo mai rischiato di essere investita da un’auto. Ma ci sono stata male. Non l’ho mai detto a nessuno, nemmeno ai miei genitori. Ho sempre cercato di mentire, di inventare una vita che non mi apparteneva, pensavo che li avrebbe resi felici, tranquilli, fieri di me. Ma la notte pregavo Dio. È stato il solo periodo in cui l’ho cercato, e gli promettevo che sarei stata buona, gli chiedevo di rendermi invisibile agli altri, perché volevo poter vivere. È che forse saperlo era diverso. Mi hanno sbattuto in faccia che per loro ero sbagliata, mi hanno picchiata con le parole, di quelle che feriscono, e che ricordo oggi come se fosse stato ieri. Ho in mente una scena, in palestra. Giocavamo a schiaccia 7. Quando sono stata eliminata, ho raggiunto gli altri nell’angolo. E lei ha cominciato a gridare. “Non è possibile! È sempre in mezzo! Mi sposto e lei si sposta!“. Non ricordo altro. Soltanto un rumore sordo delle lacrime che ricacciavo dentro per non piangere. Ma so che ha gridato per altri minuti ancora, davanti a me, con la faccia a pochi passi dalla mia. Ma ero vigliacca, allora, spaventata dal mondo. Cercavo l’ombra, anche se a volte un raggio di sole mo raggiungeva, ed io proteggevo me stessa chiudendo le orecchie. I miei anni delle scuole medie li ricordo bene. Sono stati tre anni di guerra. Una guerra che ho perso, e non lo nascondo. Ho incontrato qualche angelo, e a loro forse devo un pezzo di vita, ma l’ultimo giorno di scuola ho pianto per tutti. Un pianto di sfogo, di gioia, di tristezza, di rabbia, un pianto che raccoglieva tutto quello che avevo passato, e che nell’ipocrisia del momento mi ha portata ad abbracciarla. Ho abbracciato chi mi aveva fatto desiderare di scappare, rinunciare a tutto, cambiare casa per cambiare quartiere. All’esame, le ho suggerito tutto. Perchè io ero e sono rimasta così. Per trovare l’ombra, sono sempre stata disposta a dare ciò che avevo. I buoni voti. Ho spesso incontrato per strada quelle persone, quelle che mi hanno ridotta ad un robot silenzioso, mi hanno tolto il coraggio di essere, mi hanno schiacciata con i soli sguardi ustionanti, ma quando le ho incontrate, non ho avuto la forza di guardarle. Non ci riesco. Nei loro occhi rivedo la cattiveria di allora, e possono anche essere cambiate, sarei felice di scoprirlo, ma non ci riesco. Fa ancora male, in maniera diversa, in maniera più lieve, ma fa male. Rabbia, tristezza, dolore. Hanno fatto del male a me, ma anche ad altre persone. Era una classe complicata, la nostra. C’era quello grasso, quella rumena, quello dislessico, io. Gli anelli deboli di una catena alimentare dominata dalla prepotenza. Faccio sempre fatica a parlarne, perché mi dispiace. Mi rendo conto di quanto ho perso. Vedo ragazzi che delle medie conservano tanto, amici, ricordi, esperienze, mentre io ho ritrovato a fatica me stessa durante il liceo. Ero indietro rispetto a tutti. Mi chiedevano chi fossero le mie migliori amiche, ma io non ne avevo nemmeno una. Ma non ho mai pianto per questo. Non ho pianto per quelle parole taglienti. Non ho pianto quando tornavo a casa sul fondo del gruppo, dicevo “Ciao” e nessuno rispondeva, nessuno si accorgeva di me. Mio padre forse ha sempre saputo tutto, e una volta mi ha detto “È bello vedere che ora siete un gruppo. Alle medie ti vedevo triste”. Certe cose non si possono nascondere. Oggi, a parlarne, divento rossa in faccia, è una reazione involontaria che non riesco a fermare, come se mi sentissi di nuovo accerchiata da quegli sguardi malvagi. Eppure è cambiato tutto. E allora perché ve ne parlo? Non lo so. Forse perché spero che un giorno tutto questo non esista più. Perchè vorrei che le parole non fossero in grado di fare tanto male. Vorrei che LE PERSONE non fossero in grado di fare tanto male. Ma forse mi illudo ancora. Ne parlo perché qui dentro ci sono io, ma questa pagina mancava. Eppure fa parte del romanzo.

56 commenti Aggiungi il tuo

  1. Un abbraccio dolcissima Penny

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie! Lo ricambio volentieri 😘

  2. Emozioni ha detto:

    Quanto comprendo il tuo disagio…
    Ne sento ancora , seppur in forma di brezza leggera, il rumore.
    ❤️

    1. ehipenny ha detto:

      Allora puoi capire, lo so :))
      Un abbraccio!

  3. Fabio Agnelli ha detto:

    Anni bui. Ma è bello che tu ne riesca a scrivere, ora. Il nero su bianco è un piccolo esorcismo. Prima o poi scompariranno certi passaggi dolorosi non per il solito tempo-galantuomo, ma nella crescita interiore. Un abbraccio.

    1. ehipenny ha detto:

      Mi sa che hai ragione… crescendo sono riuscita ad accettarlo, e forse ad aprirmi di più con gli altri trovando quel coraggio che non avevo… con il tempo si riesce a superare tutto :))
      Un abbraccio ricambiato!

      1. Fabio Agnelli ha detto:

        🙂 L’importante è non forzare i tempi e crescere sempre un poco alla volta. Come le piante più alte. Quelle con l’ombra che non ti schiaccia a terra.

      2. ehipenny ha detto:

        Esatto, mai forzare e mai arrendersi troppo presto 🙂

  4. Neda ha detto:

    Due riflessioni: l’adolescenza è il peggior periodo della vita, non si è carne né pesce, non si ha esperienza, non si sa come reagire ai vari fatti della vita e non si è ancora capaci di farsi scivolare addosso le cose spiacevoli.
    – Quella tua compagna (faccio fatica a chiamarla amica) era sicuramente invidiosa dei tuoi risultati scolastici. Se fosse stata veramente amica sarebbe stata felice per te e ti avrebbe chiesto aiuto per migliorare se stessa. Purtroppo gli invidiosi non sono capaci di migliorare se stessi, cercano di tagliare le gambe agli altri per ridurli alla propria mediocrità.

    1. ehipenny ha detto:

      È vero, l’adolescenza la ricordo così come l’hai descritta, è così per definizione… per quella compagna, non lo so davvero, non l’ho mai capito e mi sono sempre rifiutata di credere che ci fosse una razionale spiegazione… a volte mi dicevo che lo ha fatto per seguire la massa dei prepotenti…

      1. Neda ha detto:

        Devo essere sincera. Nei miei anni in Istituto, il bullismo fra noi ragazze non esisteva: per sopravvivere ci coalizzavamo contro le sorveglianti e, istintivamente, proteggevamo le più piccole e le più deboli, anche perché molte avevano lì dentro una sorellina minore.
        Negli anni di scuola fuori dall’Istituto non mi accorgevo nemmeno dei miei compagni, ero troppo intenta a studiare, anche in quella scuola ho dato gli esami da privatista, saltando gli anni. I miei compagni erano i ragazzi operai miei compaesani che andavano in città a lavorare e pochi altri studenti del mio paese che frequentavano altre scuole. Anche in questo caso ci davamo una mano l’un l’altro, contro quelli di città che ci consideravano dei “pezzenti” e non legavamo con loro. Nella mia classe c’era un’altra ragazza molto timida, di un paese vicino al mio. Era sempre al mio fianco perché io, con tutta la rabbia che avevo dentro, se importunata, facevo volare i vocabolari legati a una cinghia e i prepotenti mi stavano alla larga e lei si sentiva più sicura.

      2. ehipenny ha detto:

        Un mondo decisamebte diverso, è il primo commento che un poco si discosta dagli altri… ogni esperienza ha i suoi pregi e i suoi difetti, in fondo 🙂 Ma… i vocabolari legati con la cinghia doveva proprio venirmi in mente allora! 😅

      3. Neda ha detto:

        Ai miei tempi non usavamo gli zaini per i libri. Avevamo delle borse, io me n’ero cucita una con due pezzi di gobelin e sembravo una zingara. I vocabolari, troppo pesanti per la borsa (ho studiato contemporaneamente cinque lingue straniere e spesso ne dovevo portare due o tre, piuttosto grossi) li legavo con una vecchia cinghia e facevano paura quando li roteavo. Altro che sollevamento pesi, i muscoli ci facevamo. Se poi pensi che da casa mia a alla stazione c’era più di un chilometro da fare a piedi…

      4. ehipenny ha detto:

        Beh hai imparato bene 😀 io forse avrei preso una carriola per portare quei vocabolari haha!

      5. Neda ha detto:

        A volte ci ho pensato anch’io alla carriola.

  5. silviatico ha detto:

    Solo un grande abbraccio: credo che ci sia passati un po’tutti. Quando si è particolarmente sensibili, il mondo sa essere maledettamente duro, tanto da mettere alla prova con sadica ferocia…
    Un saluto ed un fiore

    1. ehipenny ha detto:

      È così purtroppo… ricambio di cuore l’abbraccio 😘

  6. Mariantonietta ha detto:

    sai una cosa? Mi riesce difficile credere che la gente tiri fuori tutta quell’aggressività verso una persona che disprezza. Invece credo abbiano visto qualcosa che a loro mancava.

    1. ehipenny ha detto:

      Non sei la prima a dirmelo, chissà… non lo escludo, anche se non sono mai riuscita a immaginare una simile spiegazione… non l’ho mai trovata, una spiegazione ragionevole…

  7. Liza ha detto:

    Mi hai ricordato una cosa sai??Il mio primo anno di medie..il secondo e il terzo li ho picchiati tutti..certo ci sn state sospensioni e punizioni..ma che serenita’ gli ultimi due anni.
    Tu hai solo dimostrato la tua forza.
    Vorrei incontrarle tra 5 anni.. be brave little woman! 😉

    1. ehipenny ha detto:

      Beh anche la tua soluzione non è male! Be powerful wonder woman 😂
      A parte gli scherzi, ognuno reagisce razionalmente o meno… in realtà non sentivo nemmeno di essere forte allora.. 🙂

    2. skepticalmind ha detto:

      “il secondo e il terzo li ho picchiati tutti” Grandissima!!! XD

  8. piperimenta ha detto:

    Io ero soprannominata la ragazza delle tutine perché indossavo sempre vestiti e tutine intere molto stravaganti…anche se non lo davo a vedere ero fiera di essere differente anche se ci soffrivo a pelle di quell’appellativo. La gente e spesso le false amiche sono invidiose della tua diversità,quella che evidenzia il tuo essere unica. Anche mia figlia ora al ginnasio inizia a fare i conti con i compagni che le dicono che ha dei capelli osceni…purtroppo con l’umidità gli si arricciano ma in modo bizzarro. Anche lei dovrà fare i conti con la sua personalità e capire che…quello che conta alle volte è “andare oltre” e apprezzarsi.

    1. ehipenny ha detto:

      Sono in tanti a capire tutto questo… è un’età complessa e l’ho capito superandola… mi dispiace che anche tua figlia debba affrontarla così, non è mai bello… a volte si ha bisogno di aiuto ma non lo si chiede, altre volte lo si rifiuta se arriva, e può essere difficile anche per chi ci sta intorno… ma chi ci vuole bene può aiutarci a capire :))

      1. piperimenta ha detto:

        La cattiveria e l’invidia di certe persone fa davvero pensare…e ci rimani davvero male. Sgorgano le lacrime e difficilmente riesci a comprendere gli insegnamenti di chi ci è già passato. Ti senti ferita nell’interno,derisa e quello è il fondo per te. Ma dopotutto i conti gli dobbiamo fare con noi stessi e la solitudine spesso ti è fedele compagna. Deve seguire la sua strada,leccandosi le ferite e arrivare a capire che è ciò che è quello che conta. Cucciola,purtroppo inizia a fare inevitabilmente i conti con la realtà. Buona giornata

      2. ehipenny ha detto:

        Hai espresso esattamente quei pensieri che mi occupavano allora… sono stati i primi conti che ho fatto con la realtà e credo di aver imparato tanto, anche a distanza di anni 🙂

  9. Aria Mich ha detto:

    Ti abbraccio forte, perché non sai quanto ti capisco!! Perché anch’io ho visto allontanarsi da me la mia unica migliore amica, e mi ritrovai sola in una calsse tutta al femminile (immagina quanti pettegolezzi), a subire le ogni giorno, cose molte simili alle tue, che non sto qui a raccontare, perché anch’io diventerei rossa… ma ricordiamoci che solo loro devo provare vergogna per la loro disumanità!

    1. ehipenny ha detto:

      Io capisco te, e penso che in tanti ci capiremmo… hai detto bene, non siamo noi a doverci vergognare, anche se sono momenti del passato che ancora ogni tanto dobbiamo affrontare, ci vuole coraggio e ne abbiamo :))

  10. "Perseide" ha detto:

    uff… ancora ricordo come stavo quando mi chiamavano “quattrocchi balenotta” uff… triste ricordo, mi isolavo e mi isolavano… mah… certi piccoli dolori son duri a sparire ancora oggi 😦

    1. ehipenny ha detto:

      E son comuni ho notato…è triste vedere che tanti hanno vissuto una situazione del genere…
      Ti abbraccio 😘

      1. "Perseide" ha detto:

        oggi si chiama “bullismo” una volta si diceva che era cattiveria e arroganza, Cambiano i termini ma non la sostanza… Oggi sono purtroppo violenze e “pericolose” violenze. troppo progresso e spazzatura internettiana… abbracci a te !

      2. ehipenny ha detto:

        Purtroppo hai ragione…

  11. Bloom2489 ha detto:

    La scuola media la eliminerei volentieri dai ricordi anch’io 😀
    Ti dico una cosa: ho trovato delle foto di classe. Li ho guardati in faccia uno ad uno, specie quelli che sopportavo meno e che mi prendevano in giro. Quelle facce che mi sembravano antipatiche, minacciose, che odiavo dover vedere ogni giorno, erano facce di BAMBINI. Bambini, Penny. Non erano che bambini. Che avevano la lingua più lunga della mia. Che giudicavano quel che non erano in grado di capire. Superficiali, vuoti. Invidiosi. Che hanno paura di quel che era diverso da loro (altrimenti non si spiega perché LORO erano tutti uguali).
    Io invece avevo (e ho) un cervello che funziona 🙂
    E anche la lingua più lunga 😀
    Quei ricordi fanno male forse solo perché suonano come dei rimpianti. Mi dico che avrei potuto reagire diversamente, non l’ho fatto. Non lo sapevo fare. Mi facevano pena e tenerezza per la loro ignoranza, ma non sapevo dirglielo. Sono stata me stessa, quella che ero allora. E va bene così. In fondo capita sempre quando in qualsiasi situazione, ripensandoci, avremmo voluto essere diversi, migliori.
    L’importante poi è imparare e diventarlo davvero 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Non sono mai riuscita a vedere la loro faccia di bambini fino ad oggi credo… non sapevo come comportarmi, e si, non ho risposto come avrei dovuto, come avrei voluto anzi… ma si impara anche da questo :))

      1. Bloom2489 ha detto:

        Basta guardare da un altro punto di vista e la situazione ti appare completamente diversa 🙂

      2. ehipenny ha detto:

        È così 🙂
        Un abbraccio!

  12. hai scatenato dei ricordi anche in me (in bianco e nero però 😉 )
    al momento ci si sta male e ci si soffre parecchio,
    per fortuna poi si cresce …
    l’importante è superarlo e non trascinarselo dietro in modo patologico
    (anche se non è sempre semplicissima) è l’unica cosa positiva da fare

    ciao 🙂

    1. caterina rotondi ha detto:

      Purtroppo le scuole medie non hanno “quasi mai”dei buoni ricordi.
      Un abbraccio…non erano degni di te,lo capirai crescendo.

      1. ehipenny ha detto:

        Credo proprio sia così… ricambio l’abbraccio!

    2. ehipenny ha detto:

      È vero, hai ragione eccome… e credo che spesso si riesca a superare un certo ricordo solo ricoprendolo di ricordi migliori 🙂

  13. Peccato che ti sia sentita in dovere di proteggere i tuoi genitori dal tuo dolore, peccato che loro non siano stati in grado di ascoltarlo. … peccato non aver incontrato un adulto in grado di accoglierti e di darti ali per volare alto, dove i giudizi non arrivano…. ti sorrido.

    1. ehipenny ha detto:

      Pensavo di farcela da sola e così ho fatto… è nel mio carattere, difficilmente chiedo agli altri, se posso faccio da me… so che forse sarebbe stato più facile, o anche più giusto, ma in quel caso ho seguito l’istinto 🙂

  14. Erik ha detto:

    sai, rileggendo le tue parole ho ripercorso una parte del mio passato che omai non fa più male, essere timidi in adolescenza è un problema non da poco perchè comporta ripercussioni che il timido generalmente si addossa fino in fondo. Però credo sia anche vero che ciò che rimane di quel dolore è una sorta di forza interiore (se si riesce a superarlo) che probabilmente chi non ha affrontato non conosce e su cui non può fare affidamento. Istintivamente come umani siamo portati a darci forza sminuendo il prossimo, i nostri pregi sono identificati sui difetti degli altri. Mettere in luce in un gruppo il difetto di una persona ti eleva automaticamente ad esemplare superiore… in adolescenza questa equazione è quasi più sicura di “morto un papa se ne fa un altro”… io credo che il fatto che tu abbia deciso di raccontarlo sia un altro passo verso la presa di coscienza che si è trattato di un periodo della tua vita e che anche quel periodo alla fine ti può aver lasciato qualcosa di positivo per la tua crescita e maturità.

    Io penso che parte della qualità delle nostre vite sia anche determinata dalla qualità delle persone che incontriamo e dal nostro scegliere a chi affidare parte del nostro spazio, in questo senso passata l’adolescenza ognuno di noi ha molte più possibilità di scelta in questa direzione, e ciò che prima ti veniva imposto ora, da adulto, è sotto la tua capacità di scegliere… e questo è ciò che bisogna sfruttare…

    1. ehipenny ha detto:

      Sono d’accordo con ciò che scrivi, pienamente 🙂 é un’età complessa e leggendo i commenti mi sento in qualche modo meno “sola”, diciamo… sono esperienze che fanno male ma che insegnano, lasciano un segno positivo e/o negativo che sia… si, a distanza di anni mi rendo conto che qualcosa di determinante lo ha lasciato, ed è un qualcosa che prima era paura ed oggi non lo è più, sarà il tempo che è trascorso, sarà la diversa attitudine davanti a quei ricordi… sono rimasta selettiva nelle mie amicizie e penso che questo non cambi, ma così ho trovato le persone giuste di cui voglio circondarmi 🙂

      1. Erik ha detto:

        e per essere selettiva non puoi essere superficiale, che oggi come oggi è uno dei doni migliori a cui una persona dovrebbe ambire… 🙂

      2. ehipenny ha detto:

        Essere superficiali è triste… è vivere solo la facciata del mondo…

      3. Erik ha detto:

        concordo… assolutamente…

  15. kikkakonekka ha detto:

    All’età di 10 subii uno scherzo molto grave che mi segnò per anni, facendomi perdere molte amicizie e creandomi tante difficoltà di relazione. Non posso ricordare il fatto, ma solo dire che fu amplificato in modo perfido per deridermi oltre misura, ed io ho versato litri e litri di lacrime per molto tempo.
    Ecco, l’ho detto.

    1. ehipenny ha detto:

      È un atto di coraggio scriverlo, posso capire quanto è difficile… purtroppo l’amplificarsi di certe piccole azioni malvage causano la maggior parte dei mali, ed è oggi ancora più facile con tutti gli strumenti che i ragazzi hanno fin dalle elementari… ma credo che la forza che hai trovato sia rimasta e tu possa trasmetterla a chi ne ha bisogno :))

      1. kikkakonekka ha detto:

        Non lo so. Per anni sono rimasto segnato dall’accaduto, ma non tanto per la gravità in sé, quanto per la derisione ad esso seguita. Non fu bullismo, tuttavia, ecco questo posso dirlo. Ma fu tutto ingigantito, e io venni messo all’angolo.

      2. ehipenny ha detto:

        Mi riesce difficile pensare che non sia bullismo, ingigantire una cosa ferendo una persona… però capisco, forse non del tutto, ma un poco si 🙂

      3. kikkakonekka ha detto:

        Fu uno scherzo cattivo ma nato casualmente, è difficile da spiegare. Non ero io l’obiettivo, lo diventai per caso.

      4. ehipenny ha detto:

        Non chiedo altro allora.. è giusto che rimanga dov’è se non vuoi, lo rispetto 🙂

  16. skepticalmind ha detto:

    leggendo la tua storia, e anche i commenti, vedo che le medie sono state un periodaccio un po’ per tutti… per me è stato brutto un periodo nel primo anno di superiori… avevo in classe queste due che, senza alcun motivo apparente, ce l’avevano con me. Queste sono tipo diventate migliori amiche, e io avevo la sfortuna di averle sedute di fronte a me… a parte sentirle chiaramente prendermi in giro, della serie che ero brutta, che non capivano come i maschi potessero parlare con me dato “il cesso che ero” (ovviamente tutto ciò lo dicevano bisbigliando, ma non bisbigliando abbastanza), che mi vestivo male e sembravo una cretina e che non mi lavavo perché mi mettevo gli stessi jeans per due giorni di seguito (anche quando non era nemmeno vero perché ho iniziato a prestarci attenzione e cambiarli SEMPRE); insomma, si giravano verso di me e si rigiravano a ridere, e io idiota pure a preoccuparmi che ci fosse un motivo! Quando ad esempio uscivo alla ricreazione ‘ste due mi frugavano lo zaino, una volta mi hanno incollato i tappi delle penne alle penne con l’attak e staccato e buttati tutti i foglietti segnapagine… io in tutto ciò non ho mai capito perché. Non le ho mai fatto nulla, anzi a me stavano pure simpatiche prima di conoscerle, e avrei voluto essere loro amica. Non ho mai detto NULLA a nessuno, e questa è la prima volta che lo dico/scrivo a qualcuno… In tutto questo, la mia (ex) migliore amica con cui sono stata assieme praticamente ogni giorno dalle elementari fino alla terza media (sempre a casa l’una dell’altra, dormivamo pure assieme a volte…), era con me alle superiori e diventa amica di queste qui e mi lascia da sola. Completamente sola e anzi, non si fa vedere ma mi prende in giro pure lei. Poi mi chiedono perché parto prevenuta a conoscere altre ragazze e confidarmi… la risposta sarebbe anche questa, ma di solito la tengo per me. Per fortuna tutto ciò è passato l’anno dopo… una ha cambiato scuola, l’altra è diventata più o meno normale. Almeno se pure mi prendeva in giro, non si faceva vedere e anzi, delle volte negli anni ha pure fatto la “simpatica” con me… tutto ciò che ha ricevuto è la mia simpatia fredda e falsa, ma io sono così, non ce la faccio a rispondere alla cattiveria, non è proprio da me. Preferisco tenermi le cose dentro, e sopportare. Per fortuna, per adesso ha sempre funzionato…
    Tutta sta cosa l’ho scritta più fredda e triste di quanto pensassi, evidentemente pensarci fa ancora un po’ effetto… per fortuna nella vita ho conosciuto molte più persone belle, di gente del genere, quindi preferisco pensare a quelle belle e ai ricordi belli ❤ un abbraccio ❤

    1. ehipenny ha detto:

      Sai che mi ci ritrovo molto? Anch’io non so rispondere alla cattiveria gratuita, e non trovo che sia producente… di questo periodo pochi sanno cosa io abbia passato, e non nel dettaglio come ho scritto nel post, non sento la necessità di raccontarlo a tutti ma solo alle amiche più importanti… è un pezzo di me del passato che fortunatamente non si è ripetuto, e volevo condividerlo con chi potesse capire :))
      Un abbraccio forte 😘

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