Fluire di pensieri

A volte mi sento come se tutto fosse trascorso troppo in fretta, come se non avessi davvero vissuto diciotto anni di vita. E’ una specie di paura, no, di nostalgia, ma leggera, come un velo trasparente che mi avvolge a proteggermi dal futuro che accorre, e rischia di scontrarsi con la mia faccia incosciente. Ho vissuto tanto e in fretta. Mi manca. Non so nemmeno esattamente cosa, ma mi manca. Mi manca essere piccola, mi manca dover ancora crescere, mi manca aspettare i diciotto anni, e potermi permettere i cartoni animati, le caramelle gommose, le amiche single, i calzettoni di lana. E’ come se una parte di me fosse scomparsa, come se fosse scivolata via nel tempo di un temporale, mentre ero impegnata a correre sotto le gocce insistenti, stringendo a me la borsa ma non l’anima. Alcuni sogni, alcune emozioni, non le ritrovo più. E’ la crescita, dicono, e nessuno mi conferma che sia facile. Si cambia talmente tanto che a volte non mi riconosco nemmeno più. Mi guardo allo specchio e penso di avere in fondo dei capelli niente male. Questa non sono io! Io dovrei detestare i miei capelli, come ho sempre fatto. Inizia a mancarmi un poco il mio mondo di prima, quello della scuola, dei compagni di classe, dei litigi per niente, della vita preparata e coltivata insieme a tante altre persone, tutti uniti nello stesso cortile, vicini con la pelle a contatto. E’ come se d’improvviso non ci fosse più nessuno. I traguardi che ho raggiunto, sfumano come un vecchio film trovato in un cassetto, impolverato dagli anni, eppure quanto tempo è passato? Nemmeno un anno. Il test di ingresso per l’università, la patente, gli esami di maturità, il diploma. E poi mi hanno premiata, sono una delle eccellenze della scuola. E allora perché non mi sento così? Lo so che è normale, ma guardo la pioggia di settembre cadere, affacciata alla finestra, e sulla destra scorgo l’ingresso rosa dell’autoscuola: un anno fa mi sono iscritta, un anno fa avevo diciassette anni, e lo rinfacciavo ai miei genitori, come se quel numero impedisse loro di intromettersi nella mia stanza. Oggi grido loro che ho diciotto anni, e mi sento un gigante accerchiato da giganti più grandi. Responsabilità, nuove strade, nuovi percorsi, e quella paura di aver sbagliato tutto, di non aver capito niente di me stessa, mi porto dietro una borsa di sensazioni strane che combattono tra loro, e mi fanno sentire stanca. A volte vorrei solo poter chiudere gli occhi, e ritrovare quei momenti fragili, quegli istanti precari che sono scomparsi nel tempo di un respiro, sommersi dal tempo, dalla fretta di crescere, dalla voglia di correre anziché osservare il tramonto in silenzio. C’è sempre stato rumore, fino ad oggi. E quei bagliori di silenzio, come lampi tra le nubi grige, erano il mio traguardo ed il mio premio, rari come un diamante. Oggi è diverso, oggi cerco il rumore da cui prima scappavo, il casino dei coetanei alle feste della scuola, le risate ingoiate durante le lezioni, il vociare dei professori seduti alla cattedra, incessante come il brontolio delle cascate, lo cerco e non lo trovo, perché non mi appartiene più. Lo so, sono cresciuta. L’università è lì, e una parte di me vorrebbe entrarci adesso, subito, correre sotto la pioggia leggera e ripararsi con gli altri, cercando un contatto che da tempo non trovo, il contatto con persone nuove, magari fuori sede, magari del sud. Ma un’altra parte di me ha paura, come un bambino al suo primo giorno d’asilo. Vorrei potermi attaccare alle gambe della mamma, ma non ci arrivo, dovrei abbassarmi, strisciare per terra, respirare la polvere. Poi c’è quella solita strana sensazione, di aver corso a perdifiato per troppo tempo. I ricordi sono come fotografie impietrite, statuette di granito poste dietro un vetro museale. Entro nel mio vecchio liceo per vendere i libri che mi sono rimasti, e nell’aria c’è qualcosa di così tetro e malinconico, qualcosa che sa di abbandono, come se durante l’estate un colpo di vento avesse spazzato via l’intonaco dalle pareti. Non mi appartiene più. Passo davanti all’autoscuola che per mesi è stato un appuntamento settimanale, e la mia insegnante ancora si ricorda di me, mi sorride, ma è cambiato tutto: hanno passato una mano di bianco, hanno cambiato le piante, hanno modificato gli orari d’apertura. Mi sembra ieri che tutto questo era diverso, ma da quel sei di novembre ho vissuto il mio diciottesimo anno di età come si può vivere un sorso d’acqua, trattenendo il respiro. Mi sembra di aver volato. Ma è così strano, io soffro di vertigini. O no? Mi viene da pensare che paradossalmente, Lei è la cosa che mi manca di meno. Nell’ultimo anno siamo state talmente vicine, che ho temuto di poter piangere davanti a lei. Ma non le ho nemmeno chiesto cosa farà nel suo futuro, ed è strano, perché la me diciassettenne forse sarebbe morta davanti al messaggio scritto e riscritto, senza riuscire ad inviarlo. Ho paura di dimenticare tutto questo. Lo so che l’università è bellissima, che cambierà tutto ma troverò una strada immensa da esplorare, lo so che mi piacerà, lo so che sono curiosa, lo so che non vedo l’ora di cominciare. E allora cos’è? Cos’è questa assurda malinconia, questo senso di vuoto incolmabile, questo immotivato rimorso, come se di un anno avessi vissuto pressappoco un giorno? Ho fatto tutto quello che dovevo fare. Ho preso la patente, porto in giro mia madre, le mie amiche. Sono uscita dal liceo con un Cento nel cassetto, sono stata premiata per questo. Sono entrata alla facoltà di economia, quarta in graduatoria. Cosa voglio? Cosa pretendo? Non ho più nemmeno un libro del liceo. Quelli di italiano li ho nascosti nel cassetto in basso, tra i libri della vita passata. Ma forse dovrei smetterla di recriminare, di cercare a tentoni un passato che non può ritornare, dovrei accettare che il tempo corra più forte di me, e forse dovrei anche allenarmi per la prossima maratona. Sono pronta e non lo sono. Ma è possibile tutto questo labirintico caos?

19 commenti Aggiungi il tuo

  1. alemarcotti ha detto:

    Io credo sia normale. Capitano anche a me che ho venti anni più di te. A volte il caos può essere bello. Mi piace come scrivi e quello che scrivi☺

    1. ehipenny ha detto:

      Allora non mi preoccupo 😆
      Grazie mille! Cerco di mettere molto di ciò che vivo, è anche una specie di diario, il blog, che a volte mi piace rileggere… e mi piace anche confrontarmi con chi questa età l’ha già vissuta 😉

      1. alemarcotti ha detto:

        Anche a me😄

  2. Daniela ha detto:

    sono sensazioni che si ripeteranno ancora nell’arco della vita, ma è nell’ordine delle cose sentirsi cambiare dentro e fuori, rendersi conto di bisogni diversi nonostante si rimanga sempre se stesse. Bravissima come sempre a raccontarti, un bacio e un sorriso!

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! È bello leggere che è tutto normale 😅 baci!

  3. SegnaLibro ha detto:

    Davvero un bel post, hai fatto venire la malinconia anche a me che sono al quarto anno di superiori! 😛
    Per quanto riguarda il discorso del timore di star vivendo tutto troppo in fretta, dell’anno trascorso in un batter d’occhio, ti capisco. O meglio, non so cosa proverò quando anch’io uscirò dal liceo, ma a volte mi viene spontaneo fermarmi e chiedermi se mi sto veramente godendo la mia giovinezza. Una parte di me dice: “Smettila di fare lo scemo, hai 17 anni non 98” ma un’altra mi grida di fare attenzione, di non fare come quest’estate, dove settembre è arrivato e mi ha ricordato che ho lasciato in sospeso un sacco di piani, un sacco di uscire, un sacco di cose da fare. Ecco, forse questa è la metafora più azzeccata: non voglio che questo periodo della mia vita scivoli come un’estate non vissuta a pieno.

    Forse ho scritto un po’ troppo, perdonami 🙊

    Buonanotte ✌️

    1. ehipenny ha detto:

      Macché troppo, anzi! Sono pensieri comuni, io tendo sempre a rimandare le cose promettendomi che poi le farò, e invece… a volte non faccio niente per giorni.. ma già volere che non scivoli via è il punto di inizio 🙂 E guardando indietro, si ho questa sensazione di nostalgia, ma non credo che cambierei la sostanza di ciò che ho vissuto :))
      Leggo che siamo quasi coetanei, posso chiederti di dove sei? 🙂

      1. SegnaLibro ha detto:

        Abito in un paesino a 30 min. da Milano, si chiama “Pandino”, lo hai mai sentito? 🤔 Invece il mio liceo si trova a Crema, che è decisamente più grande 😬

      2. ehipenny ha detto:

        Mai sentito, la mia scarsa geografia si limita ai capoluoghi 😂 crema però la conosco :))
        Mi incuriosisce sempre trovare qualche coetaneo qui tra i blog, sono pochi ma buoni ecco!

      3. SegnaLibro ha detto:

        Hahahahahahah fieri rappresentati della new school 🙌🏻

      4. ehipenny ha detto:

        Molto! Comunque piacere, oltre a Ehipenny puoi chiamarmi Giorgia :))

      5. SegnaLibro ha detto:

        Piacere mio Giorgia, oltre a SegnaLibro puoi chiamarmi Samuele ✌️

      6. ehipenny ha detto:

        Me lo ricorderò 😉

  4. Erik ha detto:

    non sono mai stato bravo a scuola, ma sento di poter provare a dare una risposta alla tua domanda “perchè non mi sento così??”
    forse è perchè tutti i tratti distintivi della società sono definiti dentro campi noti, rivolti al confronto con i nostri simili, stabiliti per formulare graduatorie e identificare scale sociali.

    Tutto ciò che scrivi tu, tutto ciò che racconti, tutto ciò che traspare da quando leggo il tuo blog va in tutt’altra direzione… tutto ciò che so di te è legato alle sensazioni della vita, ai colori e odori del mondo, al non prendersi troppo sul serio e allo stesso tempo al non voler vivere a caso…. sono valori che non si misurano, sono estremamente soggettivi e assolutamente variabili nel tempo.

    La società non ti offre modelli di identificazione e valutazione per tutti questi parametri e vivendo in società sei portata a confrontarti con i modelli che la stessa offre, il tuo non sentirti così è dovuto al fatto che nel tuo valutarti non prendi in considerazione gli aspetti che la società ti dice di prendere in considerazione…

    ecco, questa è la mia versione in risposta a quella domanda.

    1. ehipenny ha detto:

      Mi sa che hai individuato meglio di me il problema, che dire… é ciò che a volte è difficile da portare come caratteristica di sè, ma quando nelle persone trovo attenzione per ciò che guardo io mi stupisco e lo apprezzo… quindi forse dovrei apprezzare di più anche me? Complicata l’esistenza 😅

      1. Erik ha detto:

        io credo che hai diversi elementi per cui andare fiera di te… ma… sono impressioni, non dati di fatto… 😛 complicata ma, meravigliosa!!!

      2. ehipenny ha detto:

        Ecco, complicata e meravigliosa, descrizione perfetta! Comunque, grazie per le impressioni, fanno piacere 😍

      3. Erik ha detto:

        fa piacere anche a me se fanno piacere!! prego… assicuro sincerità!

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