Creta è inoltre

Percorrere chilometri di stradine sterrate, impararne a poco a poco i nomi, le direzioni, e quegli scorci all’orizzonte che ti fanno sentire come in aeroplano.

Triopetra con il suo mare arrabbiato, una spiaggia infinita di sabbia bucherellata, che al passaggio dell’onda si stende a tappeto e ne assorbe la schiuma fumante; costellata di rocce, che a tratti riaffiorano inghiottite dai flutti, e mirando ad ovest una costruzione di tre massi imponenti s’offrono al mare, tagliati dalla violenza delle correnti. Triopetra delle tre pietre, è un paradiso che si può solo guardare, guai a sfidare l’acqua, ad arrischiare un bagno al largo, un’onda arriva, ti solleva come un peso leggero, e rimani sommerso tra la schiuma e la confusione, un silenzio opprimente, il buio, un fishio del sale che si mescola ai sassi, il costume che cerchi di trattenere. Sembra quasi una spiaggia cattiva, ma con il sale che pizzica la gola la guardo, e non riesco a perderne di vista la sua magia.

Dietro gli spazi interminati si aprono piccole baie protette, immacolate anche se avvolte di turisti, piccoli vasi di terracotta velati d’azzurro. Come Agios Pavlos, una perla che si nasconde al di là di un muricciolo, caotica e affollata, ma uno spettacolo per gli occhi che la osservano in silenzio, persi forse a contare gli ombrelloni, o a confrontare le tonalità del celeste tra cielo e mare.

O come Bali, veduta dall’alto di un monte, frequentata dai più giovani ragazzi in vacanza, una musica in sottofondo che ti fa sobbalzare, ballare, musica conosciuta che non si richiama alla tradizione della Grecia, ma la rompe in mille frammenti che si disperdono. Sembra quasi una riviera nostrana, se non fosse per quel mare turchino che non si sporca, e qualche tavola da surf a galleggiare lontano. È dolce il milkshake alla fragola sorseggiato in penombra, ascoltando gli strascichi del mio mondo, giunto fino a qui.

In una giornata ventosa si giunge dopo chilometri a Plakias, una piccola insenatura preziosa, falciata da un soffio continuo e violento che solleva la sabbia e i lettini. La guardo appena, con gli occhi semichiusi, incapace di immergermi tra i colori un po’ sbiaditi, tra i turbinii di vento e sale, e tra le impercettibili movenze del mare, placido e calmo. Era la scena di un sogno, caotico e rumoroso, senza che alcun piede umano stesse calpestando la sabbia.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. kikkakonekka ha detto:

    Qualcosa mi dice che il tuo blog ha assunto una forma differente.

    1. ehipenny ha detto:

      E lo devo prendere come qualcosa di positivo??

      1. kikkakonekka ha detto:

        Certamente, Penny

  2. alemarcotti ha detto:

    Che posto… Sarà la mia prossima isola😀

    1. ehipenny ha detto:

      Mi fa piacere! Avrò l’onore di aver spedito un turista 😀

  3. "Perseide" ha detto:

    😃

  4. ehi … ma qui abbiamo cambiato abito …

    😉

    sul post che dire,
    faccio fatica a guardare simili immagini,
    troppo cruenti … per il mio cuore eheheheh

    troppa è il rimpianto di non esserci mai stato e di non poterci andare più …
    posto splendido …

    ciao 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Eh già, un po’ di cambiamento non fa mai male, mi ci sono dedicata 😆
      E chi ha detto che non vi sia occasione, un tempo… mai dire mai :))

      1. beh … con l’aumentare dell’età diminuisce il tempo 😉
        e qualche volta è la ‘salute’ a dire “mai” …

        ciao 🙂

      2. ehipenny ha detto:

        Non posso contraddirti.. Però forse è dire “quasi mai”… sono un’inguaribile fiduciosa 🙂

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