Letterariamente parlando – Un Tag

Ho ritrovato l’ispirazione e il coraggio di partecipare ad un Tag, nel mio stile dell’autonomina e autoinvito sotto chi scrive un partecipate numerosi! E così eccoci qui. Ringrazio A place for my head , che non ricordo nemmeno di aver avvertito della mia innocente partecipazione, e rubando le domande dell’intervista ho intenzione oggi di trattare un argomento: i libri. Ma essendo già scritto nel titolo di questo post, non vedo alcun motivo di continuare il mio annoiato sproloquio.

1.Come scegli i libri da leggere? Ti fai influenzare dalle recensioni?

I libri che scelgo sono per lo più folgorazioni del momento, titoli che sento per caso, o che leggo in un angolo del giornale. A volte sono libri che ho studiato, o di cui per lo meno conosco trama e autore. Altre volte sono semplicemente consigli di lettura di mia madre, del mio vecchio professore di lettere, o dei messaggi pubblicitari della Mondadori che mi spedisce dei volantini. Le recensioni? Non le leggo nemmeno. E non ascolto chi mi dice che un libro fa schifo, ho bisogno di sbatterci la testa in prima persona, perché se qualcuno ha amato la Commedia di Dante, Commedia che non sono mai riuscita a comprendere del tutto, allora forse il giudizio è puramente e totalmente soggettività.

2.Dove compri i libri? In libreria o online?

Non sono pratica di acquisti online, e non essendo capace di aspettare un singolo minuto senza supporre la dispersione del mio pacco sulle Ande o in Tibet, compro tutto in libreria. Con il bonus per i nati nel 1998, come la sottoscritta, ho a disposizione ben cinquecento euro da spendere in cultura, e da allora non esco mai da una libreria senza uno scontrino da rifilare a mia madre, che tiene traccia delle spese.

3.Aspetti di finire un libro prima di comprarne un altro? O hai una scorta?

Non ho una scorta, ma ho una lista. E una libreria colma ancora da leggere. In effetti, potrebbe sembrare una scorta, ma quando finisco un libro non so mai come proseguire il mio percorso. Ho voglia di cambiare genere, ma al tempo stesso provo nostalgia per l’autore che sto abbandonando. Così mi prendo puntualmente una pausa per consultare la mia lista, e mi risolvo a tirare a sorte quale romanzo prendere tra le mani.

4.Di solito quando leggi?

Di giorno, si suppone. Quando c’è abbastanza luce per distinguere i caratteri neri sulla pagina biancogiallastra. Appena ho del tempo libero, è chiaro. Non durante i pasti, e nemmeno dopo cena, momento dedicato esclusivamente alla famiglia. Fuori casa, poco, quasi mai. Ma se mi trovo sdraiata sul letto a guardare il soffitto, state certi che in un arco temporale di dieci minuti sarà comparso un libro tra il mio naso e il bianco dell’intonaco, e miei pensieri saranno stati tutti rivolti al romanzo.

5.Ti fai influenzare dal numero di pagine quando compri un libro?

Un poco. Nel senso che i libri minuscoli non mi attirano. Sapete cosa mi attrae magneticamente? I mattoni. Quei libri di cinquecento pagine che diventano immediatamente una sfida contro me stessa, come una maratona da vincere. “Moby Dick”, “Anna Karenina”, “Guerra e pace”, sono tra i primi della mia lista. Come vi dicevo, mattoni. E tutto credo sia partito dal giorno in cui ho deciso di affrontare “I promessi sposi” del Manzoni, il mattone per eccellenza di chi affronta gli studi liceali. E m’è incredibilmente piaciuto.

6.Genere preferito?

Si potrebbe dire, almeno in quest’ultimo periodo, i classici. Ho deciso di recuperare tutte quelle letture che ho sempre allontanato perché troppo dense di cultura e complicazioni. Oggi quella cultura e quelle complicazioni mi interessano più di qualsiasi altra novità nel reparto dei giovani autori del momento. Per altro mi rendo conto che ci vorrebbero forse duecento anni di vita per completare la libreria dei romanzi imprescindibili, per cui è bene cominciare il prima possibile.

Postilla: ho sempre avuto un debole per i romanzi di formazione, un po’ come se assieme al protagonista, leggendo, stessi crescendo anche io.

Seconda postilla: i fantasy e i mondi fantastici mi restano sullo stomaco.

7.Hai un autore preferito?

Tutti e nessuno, anche se Italo Calvino mi affascina, e della sua bibliografia ho letto parecchio. Jane Austen è stata invece una piacevole scoperta dell’ultimo mese. Pirandello d’altronde è sempre stato un amore, sin dai tempi delle medie. E’ che non ho generi e non ho autori a limitare la mia fame di libri, non ho nemmeno epoche storiche, nazionalità preferite o ripudiate, potrebbe sembrare che io sia un’apatica, ma divoro parecchi romanzi, anche in contrasto tra loro. Non è apatia, dev’essere qualche altro malanno ancora sconosciuto.

8.Quando è iniziata la tua passione per la lettura?

Alle scuole elementari leggevo tantissimo. Poi ho iniziato a smettere, tant’è che mi toccò la sgridata della bibliotecaria. Alle scuole medie stessa storia: prima leggo come una posseduta, poi mi stanco e smetto. Al liceo non cambia, salvo poi incontrare il professore di lettere sopra citato in non ricordo quale risposta all’intervista. Un professore con una cultura immensa, che pare quasi abbia vissuto quei duecent’anni di cui avevo parlato. Un professore che mi ha fatto leggere un romanzo storico sul Rinascimento della Bellonci: un inferno, professore che ha preteso la lettura di Verga: complessa ma alla fin fine digerita, professore che ha premiato il mio impegno con “Il fu Mattia Pascal” del mio caro Luigi Pirandello. E così ha avuto inizio la mia corsa ad accaparrarmi tutti i classici in sconto alla Mondadori.

9.Presti libri?

A malincuore, con ansia e palpitazioni, ed un velo di rabbia perché “Te lo puoi anche comprare!”, ed “Esistono le biblioteche da decenni!”. Ma sì, presto i libri. Solo alle persone fidate, ma li presto.

10.Leggi un libro alla volta o più libri insieme?

Assolutamente un libro alla volta. Non comprendo quelli che suddividono la giornata in base ai libri da leggere, la mattina gialli, primo pomeriggio romanzo storico, prima di cena un bel classico, e prima di dormire una poesia. NO! Mi si sovrappongono i personaggi, si spostano i castelli, le abitazioni, le ambientazioni, finisce che scambio accenti e dialetti, e chi ci capisce più niente da tutto questo caos?

11. I tuoi amici e familiari leggono?

Mia madre è una lettrice appassionata, ma del resto cosa ci si può aspettare da una bibliotecaria? Mio padre, ingegnere, ha letto in vita sua due libri, o almeno così racconta di ricordare: “Il vecchio e il mare”, e “Open” di Agassi, il tennista. Precisazione: ho letto anch’io le confessioni di Andre, e non si tratta di un resoconto sgrammaticato di una vita noiosa, anzi, tutt’altro. Ti apre gli occhi su di un mondo che viene spesso nascosto dalle pubblicità, dalle convenzioni comuni, dalle telecamere che riprendono il campo dall’alto e mai gli occhi dei giocatori.

12. Quanto tempo ci metti mediamente a leggere un libro?

Dipende. “Le metamorfosi” di Kafka potrei finirlo in un’ora o mezz’ora, poi riflettere una settimana sul suo significato. “I promessi sposi” li ho letti in un mese, ma una volta letti non ci ho più assiduamente pensato. Ogni libro credo abbia un suo tempo, con cui ogni persona cerca di incastrare il proprio.

13. Quando vedi una persona che legge,ti metti a sbirciare il titolo?

Sono curiosa, io sbircio qualsiasi cosa. Sbircio titolo, autore, numero di pagine, immagine in copertina, presenza di saggi o commenti altrui, posizione del segnalibro, riga in cui l’occhio si sta soffermando, posizione di gambe e braccia, inclinazione del libro, presenza o meno di copertina in plastica antigraffio.

14.Se tutti i libri del mondo fossero distrutti e tu ne potessi salvare solo uno quale sceglieresti?

Posta così, mi viene da rispondere “Fahrenheit 451”, di Bradbury. Forse insegnerebbe agli uomini il valore della lettura e del salvare i libri dalla loro distruzione.

15. Leggi le prefazioni,postfazioni,introduzioni?

Le salto a piedi pari, lo ammetto. Ma adoro leggere i ringraziamenti degli autori, è come se per un attimo potessi entrare nella loro vita privata, nell’ambiente domestico, in casa, là dove si chiudono in una stanza e scrivono per giorni, settimane, mesi, e la moglie e i figli e i genitori non lo disturbano, perché sanno che quello è il loro lavoro.

16.Leggi libri in prestito da amici o biblioteca o solo quelli che compri?

Leggo di tutto, purché abbia la forma di un libro, un titolo ed un autore. Poco in porta di chi sia, anche se ai miei libri dedico cure particolari, e mi permetto perfino di sottolinearne le frasi più belle, o di piegare l’angolo della pagina per poterla rileggere in futuro.

17. Qual è il libro che non sei mai riuscita a finire?

Come dicevo, la Commedia di Dante si può considerare tra quelli. Ma aggiungo “Il libro del Cortegiano” di Castiglione, un mattone che più mattone di così ti ammazza. Era una lettura presunta obbligatoria durante l’estate della terza superiore. Che dire? Incomprensibile. Una lingua di certo non mia, o così lontana dalla mia più che lo stadio di bruco dallo stadio di farfalla, e non si poteva decifrare, nonostante metà del libro fosse una serie di note a margine chilometriche. Penso di aver letto due o tre pagine, con la sfortuna che quel libro lo avevo addirittura comprato, e ancora giace abbandonato e ben sistemato nella mia libreria.

18. La tua libreria è ordinata secondo un criterio o in ordine sparso?

Correggo il mio “ben sistemato” di cui sopra. La mia libreria è così suddivisa: uno strato di libri affiancati e incastrati geometricamente alla perfezione, protetti da pieghe, schiacciamenti, deformazioni, ed uno strato di libri accatastati e infilati in ogni pertugio pur di farli rientrare nel mobile. Questo perché non ho mai smesso di acquistare libri, ma non ho 1) Buttato via libri vecchi, 2) Comprato una nuova libreria.

19.C’è una casa editrice che ami particolarmente e perché?

Non faccio caso alle case editrici, in realtà. Feltrinelli e Mondadori sono vicine a casa mia, e sono adeguatamente conosciute, abbastanza da meritare la mia fiducia.

20.Porti i libri dappertutto? O li tieni al sicuro in casa?

Non ho problemi a far uscir di casa i miei libri, tant’è vero che durante le vacanze ne inserisco puntualmente cinque o sei nella valigia, a costo di piegarli irrimediabilmente a metà o in quattro parti. Che sia il mare, e quindi acqua, sale, crema, sabbia, vento a distruggere le pagine, o che la montagna, e quindi pioggia, freddo, grandine, nebbia, erba, polline, sudore a logorarle, non mi importa particolarmente. La cosa importante è che restino leggibili.

21.Qual è stato il libro che ti hanno regalato che hai gradito maggiormente?

Non ricordo un libro che mi abbia impressionata a tal punto da conservarlo nella memoria, tutti i libri che ho amato li ho scelti e comprati barra procurati da sola. Forse è che sono difficile, ma del resto sono dell’idea che siamo tutti estremamente difficili nella lettura, e soltanto noi sappiamo cosa siamo pronti a leggere davvero. Tutto ciò che ci viene imposto, o consigliato con raccomandazioni perché rifiutare un regalo è brutto anzi bruttissimo, appare quasi diverso. Almeno a me.

22.Come scegli un libro da regalare?

Semplice: non regalo libri. Per il motivo specificato sopra, non mi sento minimamente in grado di captare i gusti caleidoscopici delle altre persone, e deduco ciò dal fatto che non saprei definire nemmeno i miei. È già difficile regalarmi un libro, figuriamoci agli altri, rischiando l’offesa, o il disgusto, o peggio ancora polvere inesorabile sul libro ancora incartato.

23.Hai mai comprato un libro solo perché ti piaceva la copertina? E cosa ti piaceva della copertina?

In realtà no. Le copertine belle sono sempre piacevoli da guardare, da accarezzare, ma solitamente non investo su quella. Mi sono trovata a scegliere: libro scarno con copertina monocolore con sopra titolo monocolore contenente pagine sottili e scritte in piccolo, prezzo dieci euro; libro con copertina rigida illustrata florealmente in stile barocco con titolo spiralizzato in corsivo antico e segnalibro rinascimentale, prezzo ventotto euro. Ho comprato il primo. Il romanzo era bello.

24.Quando leggi un libro che ha le note le leggi?

Se sono fondamentali per capire il testo, certo che sì. Se il libro é in inglese, assolutamente si. Se si tratta di un testo scolastico, sono la prima cosa che leggo. Ma se a mala pena mi accorgo della loro presenza, difficilmente perdo il filo della lettura per soffermarmi su di esse. Magari a fine libro. No, nemmeno. Un giorno, forse. No, in realtà. Mai.

25.Perché ti piace leggere?

Leggere mi piace perché innanzitutto diverte. Ti distrae dai problemi di tutti i giorni, dalle preoccupazioni degli studi, del lavoro, distoglie lo sguardo dalla politica o dai dibattiti internazionali, dalla televisione, dal cellulare, ti allontana dal mondo conosciuto per immergerti ogni volta in uno spazio nuovo. Leggere ti fa conoscere persone incredibili, false quanto uno scritto può essere, eppure da qualche parte vive, nella mente dell’autore ad esempio. Leggere ti fa riflettere, perché in ogni riga di ogni romanzo é racchiuso un pensiero nascosto, e ogni riga di ogni romanzo parla da sè, come la voce di un coro. Leggere insegna tanto, ed è cultura lo stesso verbo, “leggere”, perché non esiste libro di categoria inferiore o superiore, non esiste lettore migliore o peggiore, nella lettura non esistono categorie.

La ringrazio per il tempo a me dedicato.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. vali001sidewinder ha detto:

    Molto belle le tue risposte 🙂
    Anche io con il bonus ho comprato molti libri,ma ripeto,essendo poverella,l’ho tirato all’osso per comprare più libri possibili,anche se usati e provenienti dalla Papua Nuova Guinea

    1. ehipenny ha detto:

      E che problema c’è, usati e della Papua nuova Guinea vanno benissimo 😁

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