Non basta

C’è chi ama le cose dopo che le ha perse. E c’è chi stringe forte le cose che ama… per non perderle

(Giorgia Stella)

Forse maturare vuole dire anche questo. Accorgersi che non basta più. Che ci sono occasioni che potrebbero non ritornare, minuti che potrebbero essere speciali, come quella frase del romanzo che stravolge la trama, ed ecco, i protagonisti siamo noi, la penna in mano l’abbiamo noi. Crescere vuole dire stringerla tra le dita e scrivere. Ma scrivere davvero. Mi sono resa conto che ci sono persone sorde alle mie parole, perché gli equilibri dell’universo, e sì, di me, hanno lasciato una traccia in un angolo che raggiungono in pochi, o forse solamente quelli sbagliati. Ma che dico pochi e sbagliati. Non mi vengono le parole, ci sono periodi in cui mi sento analfabeta. 

Scorrendo le foto che ho fatto stampare, mi sono resa conto che sono così tante le lettere che non ho mai spedito. Sono tutte qui, nello stesso cantuccio appartato, caldo, familiare, come una capanna col fuoco. Sarà che sono cresciuta, sarà che crescere ci fa sentire più forti, più influenti, e allora un’ombra non ci basta più. Mi trovo a desiderare che certe mie parole prendano il volo, raggiungano quelle orecchie, quei cuori, quegli sguardi, che non rimangano come un fossile dimenticato, che possano vibrare ancora, ed essere ricordate. Nel mio piccolo, nel mio anche perseverante anonimato. Non voglio essere applaudita, lodata, ammirata, guardata, vorrei solo far sorridere alcune persone, che forse nemmeno ricordano chi sia io, vorrei farlo prima che le esperienze vadano sommandosi, e il mio volto si sovrapponga a quelli altrui, vorrei poter sbirciare da lontano quel momento, ma non essere lì. Non firmerei nessuna lettera. Non è da me. Eppure crescere mi ha fatto pensare tanto, al tempo, alle occasioni, a quante volte ingoiamo discorsi solamente per pigrizia, o per la paura di essere giudicati, mi ha fatto riflettere su quella sensazione di incompiutezza, come se un romanzo fosse stato pubblicato a metà. Restano nel cassetto vestiti mai indossati, e se c’è timore c’è anche curiosità. Non so chi vince. A volte l’uno, a volte l’altra. È una battaglia continua, che nel corso della crescita ci fermerà di certo altre mille volte, a domandarci quando sia il momento giusto, e quali le parole, l’espressione, il tono. Sono brava a sognarlo, me lo riconosco da sola. 

Ma crescere ha significato anche sognarlo davvero. Stampare quelle vecchie lettere con gli occhi, e quasi poterle toccare, immaginare la scena come fosse reale, e capire che non sarebbe così folle, così assurdo, certamente non più folle e più assurdo che rimanere in silenzio. L’indecisione, è quella che logora. Impercettibile, perché é come un peso che giorno dopo giorno blocca la schiena, e di esso possiamo liberarci, ma ci vuole la forza giusta, che sappia preservare quei ricordi senza deformarli mai. Ci vuole la maturità giusta, per riconoscere che a volte per sfiorare le corde dell’anima altrui, basta lasciar suonare le proprie. È una questione forse di sensibilità, di comprensione, di altruismo, quei valori che a volte sembrano rari, come pietre preziose. Ma crescendo quelle montagne che ci sembrava di aver scalato appaiono colline in fiore, trascorso l’inverno, e gli anni di battaglie che rendevano il terreno sterile, e allora possiamo correrci attorno, studiarne le movenze, i tremori, e quelle tane in cui nascondere il braccio, i gesti più segreti. Si impara a spingersi oltre, ma prima è necessario volerlo. 

È sorprendente, perché ho sempre scritto per nascondere, per conservare, per ricordare, ho sempre scritto per me, anche quando erano lettere per gli altri. Ma a volte mi perdo con lo sguardo a immaginare i miei film, di quando il postino consegna una busta bianca e la lascia a mezzo sotto la porta, immagino solamente la lettera aperta ed un sorriso, nessuna parola, nessun nome, come se la mia presenza fosse una fantasma invisibile. Mi rendo conto che sarebbe tutto possibile, facile, realizzabile, con un semplice sforzo cambiare la giornata di una persona, farle capire che in qualche modo è stata importante, che merita, per i valori che ha condiviso, merita di sorridere davanti ad un foglio scritto in inchiostro nero, anonimo, e si fermi a pensare: chi ne sarà l’autore? Sarebbe un film, un piccolo grande gesto. Solo adesso mi rendo conto che dovrei farlo. 

Forse solamente perché una lettera la vorrei ricevere anch’io. 

Una delle più belle soddisfazioni di questa vita è che nessuno può sinceramente cercare di aiutare un altro senza aiutare e migliorare se stesso

(Ralph Waldo Emerson)

Si trasferiscono i sogni e i desideri, le sensazioni, le emozioni, e quando ci bastava raccogliere le conchiglie lungo la riva, forse eravamo più sereni, in armonia tra cielo e terra, apparentemente completi. Ma quelle conchiglie si sono rotte sul fondo di un cassetto, e si scopre così che il tempo sfugge, i ricordi si sgretolano sotto il peso degli anni, e i volti delle persone sbiadiscono, le carte a volte si perdono, e il mazzo diventa inutilizzabile. Lo so che anche l’emozione svanisce. Giorno dopo giorno. Lo so che ciò che vivo ora, non lo rivivrò domani, né mai. Come quelle conchiglie, potrebbero essere solamente briciole da ricomporre nell’immaginario. E maturando e crescendo ci si rende conto che l’immaginario non è la vita. 

Avrei anche potuto accontentarmi, ma è così che si diventa infelici

(Charles Bukowski)

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vittorio ha detto:

    concordo con il grande charles. l’accontentarsi è la fine della vita. mai lasciare che si spenga in noi la voglia di scoprire e di crescere.

    1. ehipenny ha detto:

      Concordo in pieno anch’io 😉

  2. La vita è una cosa incredibile, va vissuta fino in fondo.
    Durante il triennio mi sono innamorata, credo sia stata una delle poche volte, durante il quinto una sera mi bacia e io quel bacio l’ho rifiutato, facendo anche una faccia che voleva essere di stupore e da ansia insieme e lui ha frainteso, ho provato a parlarne anche nei giorni seguenti, ma lui inizialmente disponibile, poi finì per fare la sua vita, io mi sono diplomata. Lui lavorava e lavora tutt’ora. È il migliore amico di una ragazza del mio paese e fa strano saperlo a pochi km da me. L’unico rapporto che abbiamo è che lui non si perde nemmeno una mia storia di Instagram e ogni tanto anche io cedo. Ho provato a scrivergli, ma poi dopo un paio di risposte ho lasciato perdere perché mi aspettavo altro, mi aspettavo di potergli raccontare due anni di vita. Perché nonostante tra di noi non ci sia stato nulla spesso mi ritrovo ad immaginare di parlarci.
    Ho scritto tanto su Davide, troppo.
    Dopo due anni posso dirti che ci sono cose che si fanno senza parlare, ci si butta e basta, vada come vada. Senza pensare.

    Scusa se al solito i miei commenti sono chilometrici.
    Buona serata.

    1. ehipenny ha detto:

      Non ti scusare, mi piace da morire leggere i tuoi commenti, perché si vede che tu dalla vita impari, trai lezioni… forse avrei reagito come te, in fondo sono una che pensa tanto, a volte troppo… 😀

  3. Bellissimo. Leggendo questo hai fatto sorridere me! ❤️

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! Mi fa piacere :))

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