Una danza di parole

Adesso chiudi gli occhi, osserva quella farfalla volteggiare, rosea della carne umana intrecciata in due corpi. Osservala volare, scivolare sull’aria come i delfini, stretta nelle sue ali a cinque dita che baciano l’orizzonte. Guarda quell’armonia indistinta, nel buio le anime fondersi in un equilibrio danzante, come la grande quercia carezzata dal vento. Lasciati trasportare dalle onde profumate di vita, dal nodo sciolto di due corpi che si prendono per mano, e rotolano a destra, poi a sinistra, e di nuovo a destra, come angeli innamorati. Lasciati incantare dal morbido lenzuolo di muscoli e ossa, che avanza sul pavimento liscio del teatro, vuoto di emozioni, tutte rinchiuse nell’intreccio delle braccia come arpioni, e poi come serpenti. Chiudi gli occhi e lasciati abbracciare da una danza libera dal tempo, leggera come il volo di una piuma che discende dalle nubi grigie, calpestata dalle gocce di pioggia impazienti. Guarda l’emozione prendere vita nei due corpi fusi assieme, come un fuoco che brucia, e arde il legno avanzando lieve, un passo in avanti, poi un altro, e poi un altro ancora, timoroso di fargli del male, il corpo all’altro corpo. Ma è teatro. Ed è la danza che racchiude quella storia d’amore ermeticamente protetta dal mondo, schiacciata dai quattro piedi che roteano sul pavimento, corrono e si intrecciano, e le gambe anch’esse sono come un lucchetto senza chiave, indissolubili, forti. Guarda quella farfalla posarsi su di un fiore, china in un agglomerato di cuori battenti e sudore, e riesci forse a percepire quella sensazione di calore soffocante, di aria che fugge via, lontano, una sensazione che ti attanaglia lo stomaco e poi più in alto, fino alla gola. Ma non smettono di danzare. Sono in due, ma il corpo è uno solo. Non v’è momento in cui le loro mani sfiorano l’aria tutte quante, nè mani chiuse a pugno dentro la tasca dei pantaloni. Si completano come gli ultimi due pezzi di un puzzle, che dall’inizio scartavi, insicura di ciò che fossero, ed ora sono l’essenza dell’opera. Guardali animare il palco, buio, con una marea leggera che pare un vento, una brezza che scuote gli ombrelloni sulla spiaggia e le antenne in città. Guardali animare il pubblico con la loro stessa anima, come chiusa in un barattolo di vetro con un foro, ed un dito a tappare quel foro. Soltanto in pochi sanno leggere questa danza. La risposta sta dentro di loro. Nei loro sguardi bassi, immersi nella ricerca di perfezione irraggiungibile; nelle loro fronti a contatto, chini i due corpi sul pavimento come colonne spezzate, eterne, mutilate ma vive; nelle loro mani tessute assieme, solide come un muro di mattoni rossi; e nei loro cuori che vogliono uscire allo scoperto, perchè il ruolo di farfalla sta loro stretto. La musica tende a rallentare, come un bimbo che dopo il pranzo lascia cadere la palpebra, e libera tutta la fiducia verso l’altro. E con la musica, i ballerini tendono a raggrupparsi in sciami, piccoli branchi di braccia e gambe come anguille, a catturare le persone nell’oscurità di ciò che non possono vedere, magari il viso, qualche sguardo perduto, il passo sbagliato e poi nascosto. La danza è un discorso meraviglioso. Un discorso silenzioso, un discorso conciliante, mai due corpi e due persone, ma una sola persona ed un solo corpo. E nella danza che va spegnendosi le mani si apprestano ad applaudire, osserva la libellula nascondersi tra i petali del fiore, e rotolare come una trottola ai suoi ultimi giri, fino ad accasciarsi su di un fianco, stanca. È la farfalla di prima, quella che nel buio aveva cominciato a volare. Ma la danza dei due corpi ci ha raccontato che cos’è l’amore.

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