I tempi delle cose – Prima parte

Ci chiediamo spesso quando, in quale momento, in quale istante, dopo quanta attesa, e se sarà un solo minuto o magari un’ora, un giorno, un anno. Si tende a dare un tempo ad ogni cosa, che sia la vicinanza di una persona amica, la fortuna, un’occasione, perfino la felicità, ci domandiamo dove possa essere la fine, come chi acquista un romanzo e prima di tutto il resto legge l’ultima pagina. Siamo avidi e avari allo stesso tempo, come se non importasse il presente ma il futuro, e non ci accontentiamo mai, perché ci domandiamo che cosa verrà dopo, come sarà questo dopo, che cosa ci porterà di nuovo o di vecchio.

Non tormentarti. Non c’è niente di permanente in questo mondo malvagio, neppure i nostri dispiaceri

(Charlie Chaplin)

Forse dovremmo semplicemente imparare a ripartire dai momenti negativi, con fiducia e speranza, e capire che il futuro lo si costruisce, nessuno ce lo cuce addosso come un abito di sartoria, nessuno può aggiustarlo, allungarlo, accorciarlo o perfezionarlo, eccetto noi. Dice Rita Levi Montalcini “Non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì“. Perché dai momenti difficili si impara sempre qualcosa, le nostre responsabilità, gli errori, le strade sbagliate, e non serve a niente cercare di combatterli sul campo, perché ciò che ci fa soffrire più di tutto, in fondo, siamo noi stessi. Noi che ci disperiamo quando qualcosa non soddisfa le aspettative, noi ambiziosi che vorremmo tutto perfetto, tutto paradisiaco, come il romanzo migliore dell’autore migliore, vorremo essere registi assoluti del mondo, ma non siamo in grado di dettare il copione neppure al nostro stesso personaggio. I momenti difficili ci sembrano quasi più pesanti, perché ne cerchiamo la fine nel posto sbagliato, speriamo che qualcuno arrivi a sistemare le cose, e nel mentre distruggiamo il nostro animo sciogliendo lacrime inutili, non abbiamo il coraggio di alzarci da terra, a volte, soltanto perché non vediamo nessuno.

E non avere paura di perdere. Se deve succedere, succede… la cosa importante è non avere fretta. Le cose belle non scappano

(John Steinbeck)

E’ normale una sconfitta, è normale il dolore, perché siamo destinati ad una moltitudine di contrari, felicità e tristezza, pioggia e sole, estate e inverno, non esisterebbe niente senza l’opposizione dei colori, del bianco e del nero, del buono e del cattivo. E’ normale chiedersi, prima di un lungo viaggio, se alla fine porterà mai a qualche traguardo, ma probabilmente non è soltanto paura, è una timida curiosità che ci porta a domandare se non sarebbe meglio rimanere a casa. Servirà? Come sarà? Che cosa accadrà? E’ inutile fermarsi pensando che andrà tutto bene, ed è inutile correre indietro, dopo il primo inciampo, tornare nel piccolo porto protetto senza avere il coraggio di uscire, di varcare la soglia ed esplorare l’immenso mondo. Scrive Sir James Scudamore “Non ti accade nulla di bello se non esci a cercartelo“. Bisogna rompere il guscio, sfidare i limiti dell’universo conosciuto, a volte infrangere qualche regola, qualche legge imposta dai prepotenti, perché le cose belle non sono là dove è tutto sotto controllo. “Ricordati di osare sempre. Anche con i venti contrari“, diceva Gabriele D’Annunzio.

Ma un errore che facciamo spesso, è quella fretta che ci spinge ogni giorno a pretendere sempre di più, dagli altri, da noi stessi, perfino dall’indomabile caso che a volte decide di far piovere, ed altre volte di far splendere il sole. Abbiamo fretta, come per paura di non avere abbastanza tempo. Abbiamo fretta di avere, fretta di conquistare, fretta di arrivare, fretta di vincere, pensiamo che il meglio sia sempre oltre ogni nostro traguardo, non ci fermiamo mai, nemmeno a godere dei riconoscimenti che la natura ci concede, non abbiamo tempo nemmeno di chiudere gli occhi e assaporare il gusto della vita. “Ormai nessuno ha più tempo per nulla. Neppure di meravigliarsi, inorridirsi, commuoversi… innamorarsi, stare con sé stessi. Le scuse per non fermarci a chiedere se questo correre ci rende felici sono migliaia e se non ci sono, siamo bravissimi a inventarle” (Tiziano Terzani). E’ così che riempiamo ogni secondo nel primo modo che ci capita sotto mano, è così che dimentichiamo quanta strada abbiamo percorso, e ci spaventa il corso della vita, la sua durata, proprio perché non c’è alcun minuto che rimanga impresso nella nostra memoria. La chiamiamo fretta, la chiamiamo operosità, ma io dico: a comportarci così, siamo tutti smemorati e dannatamente infelici.

2 commenti Aggiungi il tuo

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie di cuore! Domani c’è il successivo se ti va :))

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