Ricordi: ho letto il mio tema in classe

L’emozione più bella è quando capisci che qualcosa è arrivato, quando prendi in mano il foglio e in classe c’è un silenzio quasi mistico, vedi soltanto la tua calligrafia incerta e frettolosa, perché il tempo sembra non bastare mai, e quel voto, un simbolo, un commento, un muto apprezzamento che ti riempie di orgoglio. Il professore che quando mi guarda negli occhi mi fa abbassare la testa, lui autoritario e buono, ci ha lasciato tanto, con quel suo modo buffo di fare lezione, e le battute che nessun altro avrebbe il coraggio di fare in una classe. Ha fatto leggere il tema di un’amica, e poi il mio, uno dopo l’altro. E mi è tornata in mente quella prima volta, quando  dall’ombra del mio banco mi ha chiamata alla cattedra, e là in piedi, così apparentemente piccola davanti alla classe intera, ho letto il mio testo. Parlavo di Pasolini, della mostra che una settimana prima avevamo visitato. Ecco, l’emozione più bella è stata sapere che qualcuno lo aveva apprezzato veramente, al di là del voto o di qualsiasi correzione grammaticale, qualcuno è entrato nelle mie parole, o forse sono io ad aver bussato nelle loro porte, ma ancora oggi c’è chi ricorda quel testo come bellissimo. È stata una specie di vittoria, una rivincita contro chi non immaginava che io sapessi davvero scrivere un bel tema, chi guardava i miei fogli senza forse domandarsi che cosa io avessi da dire, e poi una rivincita contro quel professore, che per dirmi “bel lavoro” ci ha impiegato quasi due anni. Ero in piedi accanto alla cattedra, di nuovo. E di nuovo avevo tra le mani un foglio protocollo che non smetteva di tremare. Non lo so, sarà una reazione irrazionale, la paura che le mie parole rimbalzino contro la parete e fuggano dalla finestra, ma non ci si abitua mai. Quando cominci a leggere non ti sembrano neppure frasi tue, e la voce si alza in un sussurro, come se un filtro la trasformasse in un fastidioso gracchiare. Ho letto il mio tema in classe, e nel mentre avrei voluto sbirciare al di sopra del foglio gli sguardi degli altri, avrei voluto scavare nei loro pensieri, e immaginare che cosa trasmettano le mie parole a volte incerte, ma non ci sono riuscita. Non sono riuscita ad uscire da quel mondo scritto tra le righe con la penna, era come un rifugio, perché guardandolo avevo la certezza, allora, di averlo scritto io. Il tempo sembrava non scorrere mai, e neppure le colonne immobili parevano lasciarsi leggere e scavalcare, era tutto così strano, così incredibile ma reale. E il fatto è che finisce tutto troppo presto. Ma l’emozione più bella è stata tornare al posto, con il mio tema tra le mani, e la sensazione di aver lasciato qualcosa in quei pochi passi dentro l’aula. Il professore che lo ribadisce, è un bel lavoro, e qualche fuggitivo complimento sussurrato tra le labbra. La mia migliore amica si é commossa. Ecco, forse, non lo so… È l’emozione più indescrivibile vedere quelle lacrime nascoste dietro il fazzoletto, lacrime per me, per le mie parole, lacrime che mi fanno venire voglia di correre da lei e abbracciarla. Mi sento come un film con un finale sorprendente, eppure non lo so quale sia il mio finale. Ma la mia migliore amica si è commossa, ed io l’ho vista: è stato il regalo più bello, la soddisfazione più grande, l’emozione più assurda che io abbia mai provato. Sì, me lo dicevano, che io scrivo bene, che i miei temi sono belli. Parole, complimenti, sorrisi. Ma quelle lacrime erano vere come l’acqua, e pensare che in qualche modo là dietro c’ero io, ecco… É strano. Sarà che forse io non vedo ciò che vedono gli altri, perché sono i miei pensieri tramutati in tema, e non ci trovo nulla di fulminante, soltanto una calligrafia sconnessa e qualche sbavatura. Più tardi, ai colloqui con i genitori, mio padre ha incontrato un’amica, la persona con cui ho trascorso tredici anni di vita assieme, fianco a fianco, senza capirci mai del tutto. E ricordava quel tema, anche se non c’ero io a guardarla negli occhi ed arrossire, anche se c’era mio padre, che di quel tema non sapeva niente, anche se la guardavano tutti mentre raccontava di quel tema leggendario, ed io, ora, forse non saprei ridire nemmeno di che cosa io abbia parlato. Ne ho una copia, qui a casa. Il professore ha voluto lasciarla a mio padre, perché capisse un po’ meglio sua figlia, e la storia racchiusa dietro quel voto: nove. Ma non importa il numero formale, perché quel tema è un’altra porta che si apre al mio coraggio, quando mi alzo dal banco e accanto alla cattedra leggo i miei temi, e ci prendo gusto, mi piace, perché da quella prospettiva mi sento quasi più forte. Mi piace tornare al mio banco con la sensazione che qualcuno mi stia ancora fissando, come se le parole ancora pendessero dalle mie spalle, come se il tema non fosse ancora finito. È l’emozione più grande, e poi vedere la mia migliore amica che piange, commossa come ci si può commuovere davanti ad un romanzo triste. Ecco, è allora che capisci quanto le parole abbiano un peso, una storia, un significato, una traccia. E capisci che a volte un professore ti fa abbassare il capo, ti fa incavolare con te stessa, per quei voti risicati che ti sono costati giorni di studio, e lo fa con tutta la possibile indifferenza, ma lo fa per te. Perché ci tiene, e sa che puoi fare di più. Un professore lo sa, e quando te ne accorgerai probabilmente ti avrà già condotto sulla strada più giusta per te, dopo lacrime e insulti, pomeriggi trascorsi sui libri, e duro lavoro. Ma che importa? Una lacrima cancella tutto. Davanti a quel tema, il professore non mi ha nemmeno guardata negli occhi, ma sapete, non ho bisogno che me lo dica in faccia, perché lo so, lui ci crede, ci ha sempre creduto in me. Ho visto tanti volti stupiti, alcuni ammutoliti, ma lui, lui è sempre stato convinto e serio. E ricorderò quel tema come il tema delle lacrime, perché ho capito allora che l’emozione più grande è rendersi conto che con le parole si possono davvero accarezzare le anime sensibili.

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. Fabio Agnelli ha detto:

    Momenti davvero belli. Nei quali il rossere delle gote te lo dimentichi sul banco. A me è successa una cosa simile con il mio Prof di italiano. Solo che il mio racconto l’ha letto lui davanti a tutti e senza dire chi fosse l’autore. ^–^
    Alla fine ho preso applausi. Il mio primo racconto.
    Posso utilizzare questa tua cosa meravigliosa come spunto? Ho ancora una copia del primo racconto della mia vita. Battuto a macchina su fogli rosa prestati dalla mia ragazza di un tempo.
    Comunque è bello scrivere cose che paiono normali a noi stessi e che invece risultano altro per gli altri… E’ talento. La normalità del talento nel sangue. 😉

    1. ehipenny ha detto:

      Ma certo che puoi, anzi mi farebbe piacere! Sono curiosa di leggere la tua esperienza, e soprattutto quel testo 😀
      È vero, è bello, scopri lati che non immaginavi ci fossero 😉

      1. Fabio Agnelli ha detto:

        E’ sempre gioia il parlare con te. Tra poco preparo la “intro”, spiego due cose, e poi riporto quel racconto. Senza modificarlo, ovviamente. Ero io. Magari diverso. Anzi, senz’altro. Quante cose sono “panta reiate” in questi 25 anni!! Che impressione i 25 anni. Mi sento ancora uno scolaro.

      2. ehipenny ha detto:

        Beh è bello sentirsi scolari, predisposti ancora ad apprendere… felice di risvegliare i tuoi ricordi :))

      3. Fabio Agnelli ha detto:

        I prossimi post … Ahahah!! Un inno di 25 anni indietro. 🙂

      4. ehipenny ha detto:

        Li voglio tuttii 😆

  2. Giuliana ha detto:

    cara Penny tu sei il simbolo che ancora non tutto e’ perduto in questa splendida ma oramai squallida ed ignorante Italia, ce ne fossero almeno 10 che scrivono come te potrei morire piu’ serena per quel che riguarda la lingua italiana. Sei la nostra giovane speranza ❤

    1. ehipenny ha detto:

      Ma che ti posso dire? Sei un tesoro 💚 È una responsabilità, ma prometto che ce la metterò tutta.. prima però ti abbraccio 😘

      1. Giuliana ha detto:

        … ed io ricambio con affetto ❤

  3. Emozioni ha detto:

    Che bello..
    Hai risvegliato ricordi favolosi. La mia profe di italiano, ogni volta, appicccava una nuova piume alle ali della mia fantasia …..
    Grazie davvero.
    Sii sempre orgogliosa di te stessa.
    Credi sempre in ciò che fai. Sempre💪🏻💖

    1. ehipenny ha detto:

      Ma grazie a te, che ti posso dire? Sei dolcissima 💚 Prometto che lo farò :))

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