Ricordi di te

Ci sono momenti in cui mi ricordo di te

Ci sono cose che mi ricordano di te

La penna scarica che giace nel mio cassetto, quella nera che ti avevo chiesto, e tu mi hai detto che avrei potuto tenerla

La maglietta verde acqua che quel giorno hai guardato con un sorriso, dicendomi che l’avresti voluta anche tu, ed io mi sono sentita volare

Il libro di inglese del primo anno di liceo, quando per la prima volta abbiamo riso insieme, l’una accanto all’altra, per quella mia battuta scritta a matita sulla pagina

Lido Marini, e quel villaggio turistico del Salento dove siamo andate entrambe senza incontrarci mai: maledetto destino!

L’orologio dorato Casio, che mi hanno chiesto se fosse brutto, ma io non ho avuto il coraggio di rispondere, perché su di te era semplicemente bellissimo

Quelle Converse bianche che un giorno hai fotografato, e per errore la foto è arrivata anche a me

Gli sci, che ho indossato per la prima volta con te sulle piste di Sestola, con la paura folle di cadere, e grazie a te ho imparato a rialzarmi, tu mio angelo custode per tre giorni in gita scolastica sulla neve

Quel pane e Nutella che ti sei sempre negata, perché faceva tanto male a tua sorella

La biblioteca Sala Borsa, dove in quel tiepido pomeriggio di primavera ci siamo incontrate per studiare, e quando siamo uscite abbiamo corso assieme sotto il temporale improvviso

La ricerca sull’università nel medioevo che dovevamo esporre assieme, ma tu sei andata meglio di me, tu sicuramente con più coraggio, nonostante la sera prima tu mi avessi scritto, disperata, ed io ti avessi mandato tutto il mio materiale

Il braccialetto con le borchie che ho cercato per settimane solo per assomigliare a te

Il rotolo alla Nutella che mi avevi promesso avremmo cucinato assieme, ma non è ancora mai successo

Il tuo micio che ti graffiava le braccia quando era cucciolo, ed io sapevo che solo quelle erano le tue: mi mancano quelle braccia

Quel casco integrale nero che porti sempre con te, adesso, e che riflette la nostra distanza

Il pattinaggio artistico a rotelle che per anni è stata la tua passione, e mi manca sentirti parlare delle gare e degli allenamenti con gli occhi brillanti

L’anello nel pollice che ho sempre associato alla tua mano, che ho stretto una sola volta assaporandone la forma ed il colore, e lo smalto nero rovinato, che mettevi per impedire a te stessa di mangiarti le unghie

Le scarpe Doctor Martens nere, quelle che ti facevano venire le vesciche, ma le portavi lo stesso: le ho comprate per te, perché le avevi tu, perché tu avevi coraggio e volevo averlo anch’io

Il film “Step up” che ho visto al cinema con i compagni di classe di prima liceo, senza conoscere nessuno: lo avevi scelto tu, lo volevi vedere tu, ed io ti ho aspettata come si aspetta l’inizio di un concerto, ma non sei arrivata mai

Il burro cacao Babylips alla ciliegia, quello che ho comprato perché lo avevano tutti, ma sulle tue labbra era una meraviglia perfetta, mentre sulle mie… non riuscivo a farcelo stare, ed è rimasto oggi niente più di un soprammobile 

Il libro “Segreti e sorelle” che mi hai prestato, e averlo tra le mani era un privilegio incomprensibile,  leggerlo, con quell’avidità accanita, e pensare che tu avevi letto quelle stesse righe… riflettevo sulle emozioni che potevi aver provato, e che avevo provato anch’io, ma non volevo quasi più restituirtelo

Il caffè delle macchinette automatiche, quello schifoso nel bicchierino di plastica, quello che, al suono della campanella, era già tra le tue mani, improvvisamente invidiabile e buonissimo

Le gomme da masticare alla menta che all’inizio mi offrivi sempre tu, mentre ora sono io a comprarle per te, aspettando il momento in cui mi chiami da lontano ed io già lo so che cosa stai per chiedermi; lo sai che per te comprerei pacchetti interi

Quella giacca di pelle nera che indossavi sempre il primo anno di liceo, anche in classe, quando faceva freddo e tu non avevi di che coprirti: è stata la mia prima giacca di pelle, uguale alla tua, e ancora la tratto come se fosse un meraviglioso ricordo

Quei messaggi inviati di nascosto dal cellulare, a scuola, con le dita veloci celate dall’astuccio, e magari durante le verifiche di matematica, quando tutti eravamo intenti a copiare, ma tu ti affidavi a me soltanto, ed io soltanto a te suggerivo volentieri

Le sigarette che a volte sembrano rubarti perfino il tempo, ma ormai mi sembra di essermi abituata perfino a vederti così, con il pacchetto e l’accendino in mano sulle scale della scuola

I portamine che ti osservavo smontare e rimontare durante le lezioni ed i momenti di noia: ora lo faccio anch’io

La casa dei miei nonni, a poca distanza dalla tua, di cui conosco solo il quartiere e tante immagini sognate ad occhi aperti: lo sai, che ogni volta oltrepasso il negozio di scarpe di tua zia, e quando scendo dall’auto mi sembra quasi di respirare il tuo profumo

Il costume bianco che hai indossato in gita scolastica, quando eri sdraiata accanto a me forse per la seconda volta in quattro anni, ed io mi sentivo prendere a calci fino a farmi volare, tenendoti per le braccia arrossate dal sole; ho comprato un costume bianco anch’io

Il bar Euforia, accanto al nostro liceo, là dove una sola volta ho fatto colazione con te, davanti ad un cappuccino caldo, e conservo ancora la tessera con il timbro solitario di quei due euro lasciati sul bancone, in attesa di riempire ogni casella

La serie TV “Desperate Housewives”, che ho iniziato a guardare perché la guardavi tu, e me la consigliavi tu; quando tutto è finito l’episodio si è interrotto, a quando di nascosto accendevo il computer di notte, e al buio immaginavo che magari lo stavi facendo anche tu

Il quaderno con le anelle che usi per prendere appunti, storto sul banco, perché a te piace scrivere così

La maglia grigia con la taschina sul cuore, quella che ho comprato per prima, ed ora la indossiamo tute e due, la prima coincidenza che ci unisce e che non è certo artificiale, la prima cosa che hai comprato dopo di me, rendendomi più felice che per un veloce complimento

La lavagna dietro la cattedra, dove ti aspetto dal mio banco in prima fila per poterti aiutare, dietro le spalle del professore, dettandoti le risposte al problema e desiderando con il cuore di rispondere “Figurati” al tuo “Grazie” sincero

Bitonto, quel paesino della Puglia che non ho mai visto, e dove i tuoi nonni vivono, in quella casa che in estate è spesso divenuta la tua casa: quante volte ho desiderato capitarci per caso, solo per vederti da lontano con la tua enorme e bellissima famiglia

I leggins neri che porti tutto l’anno, in qualsiasi stagione, e che ora ho cominciato ad indossare anch’io 

Vasco Rossi, il cantante che ami, l’unico di cui lo so per certo, e per quella foto di te con la tua mamma ad un suo concerto, sugli spalti dello stadio

Einaudi e la musica classica, perché un giorno mi hai chiesto se mi piacesse ed io ti ho risposto di no, eppure da quel giorno non faccio altro che percepire quelle note

Quel gruppo su WhatsApp nato per noi quattro, prima di una verifica di matematica, rifugio per quelle chiacchierate di ore, risate, messaggi vocali senza senso, e l’abitudine per me nuova di scambiarsi la buonanotte con un messaggio; oggi quel gruppo è muto, vivo perché forse nessuno ha il coraggio di premere il tasto “Esci”, e fa male vedere lo sfondo bianco quando un tempo scorrevano le tue parole, ma so che oggi, forse, non riusciresti nemmeno a scriverci un ciao

La mano sinistra che scrive, la tua, mancina, che riconosco in tutti quei palmi sporchi d’inchiostro come il tuo

I capelli ricci che su di te non cambiano mai, sempre così perfetti, morbidi senza averli mai accarezzati, regolari, ed io che ho provato ad assomigliarti mettendoci la schiuma come mi dicevano di fare, non ho raggiunto che una forma un po’ imperfetta: ma tu mi hai detto quella volta, per prima, “Stai da Dio”, ed io di te mi fido, quando parli con quella voce dolce e sincera

Gli occhi verdi che mi sembrano brillare soltanto su di te, fino ad allora un colore come gli altri, ma da quattro anni sono i miei occhi preferiti. I tuoi parlano, gridano, piangono, e a differenza di tutti gli altri, amano davvero. Ed io amo soltanto i tuoi. 

Siamo più simili di tante persone, più distanti di tante persone, ma ogni pomeriggio cominciamo a studiare allo stesso orario, e per me è più dolce perfino la gelida matematica 

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. Fabio Agnelli ha detto:

    Chapeau…come sempre.
    Una dolcezza profonda di cose comuni e pensieri. Amore con la A ultramaiuscola. 🙂
    E’ bello scivolare tra le tue parole. Ci sono ricordi appena appena modificati, sensazioni, imboscate tenere di cuore.

    1. ehipenny ha detto:

      Ma grazie, davvero! Fin troppo buono 💚 Scrivo per dedicare, soprattutto, a quella persona, per ricordare i miei ricordi, ecco, e rileggerli 😉

      1. Fabio Agnelli ha detto:

        Ahahaha!! Ma che troppo buono… 🙂 🙂 Buona giornata Penny!!

  2. Daniela ha detto:

    parole commoventi Penny, le tue lo sono spesso poichè scritte col cuore, e il messaggio arriva chiaro e inequivocabile… un bacione!

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie infinite, davvero! Ci tengo a questi post ed è bellissimo leggere questi commenti 😘

  3. Perseide ha detto:

    Amore… passione devota … molto intenso il pensiero ❤️

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie davvero! 💚

  4. fulvialuna1 ha detto:

    Una macina di emozioni.

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie grazie grazie 😘

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