È così assurdo?

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Le cose possono cambiare. Non soltanto le persone. È così assurdo? 

Cambiano gli equilibri, i rapporti, le abitudini, perfino le certezze del giorno prima, sconvolte dalle emozioni di quella vecchia serie televisiva che guardavo insieme a te. No, non insieme, ma era lo stesso periodo dello stesso anno, ed era merito tuo. Ricordavo oggi di quando ti ho cercata in gita scolastica, quando avevo il coraggio di considerarti il mio unico e primo punto di riferimento, quell’abbraccio che avrei voluto e che non ho mai ricevuto, ma mi bastava, perché era tutto anche solo vederti. Te lo ricordavi anche tu. E forse vuole dire che non è stato tutto inutile, tutto vano, tutto un oblio, forse è stata davvero una storia speciale, e non sono soltanto io quella sentimentale che la conserva. È così assurdo scriverti che sono stata bene? 

Giocavamo a ping pong, in quattro, ed io ero in squadra con te. Ci gioco sempre, ma è stato talmente diverso che mi sembrava perfino un altro gioco. Ti ho sempre immaginata davanti al biliardino, ti ho sempre vista lì, con le mani intrecciate e i piedi fermi, glaciale nel tuo esistere, appena apparenza che noto soprattutto io. E invece ti sei mossa, hai rincorso la pallina, come una farfalla in primavera che forse per la prima volta vola, e il bambino per la prima volta la scorge. Dopo cinque anni, però, è stato solo un regalo dei tanti, uno di quelli che si perdono presto, perché in quel gruppo di persone ero quella più vicina, lo so, lo percepivo dal tuo chiamarmi Gio a volte ridendo, perché la pallina finiva sempre troppo lontano. Vedi come cambiano le cose? Non avrei mai saputo giocare con te accanto, cinque anni fa. È così assurdo dirti che sei brava? Che mi hai insegnato tanto?

Si parlava di quella ragazza che in classe è come un fiore in un prato di fili d’erba, unica nel suo genere, forse troppo incompatibile, troppo distante, troppo diversa perfino per me, che cerco sempre di non avere pregiudizi contro nessuno. Se ne parlava, di tutto quello che tu ed io condividiamo, e c’è stato un istante magico in cui i nostri sguardi si sono incontrati, cercavi il mio, per sommergere i miei pensieri di confusione. Abbiamo riso insieme, come bambine stronze in prima media, ridevamo tutte, eppure ognuna di noi sa, é questo che rende tutto diverso, sapevamo che non merita questo. Ma anche se é assurdo, voglio dirti che non potrei mai essere triste accanto a te. Come si fa? Hai una forza celeste che ti riconosco per la prima volta così, naturale, bellissima, avvolta attorno al tuo sorriso come la sciarpa nera che non togli mai. È così assurdo chiederti di ridere ancora un po’ insieme? Di perdonarci a vicenda i comportamenti sbagliati? Di nascondere quelle paure nell’altra condividendo l’aria? 

Si parlava del profumo che ogni mattina noi indossiamo, e quella ragazza mai. Non ci stavo nemmeno pensando, poi ho sentito la tua voce e nel mentre i tuoi occhi posarsi su di me, hai detto che il nuovo profumo è buono, e non è stato solo quello: non ricordo le parole, ricordo solamente il tuo viso sincero. Sai qual è la differenza? Non ti avevo chiesto niente, me lo hai semplicemente detto tu. Io che spruzzo il mio profumo sul collo ogni mattina, lo faccio per te, lo faccio pensando a te, da quando mi hai chiesto che profumo usassi perché lo respiravi appena voltavo pagina. Non lo sai che faccio la stessa cosa. Che vorrei chiederti quale profumo tu indossi, perché nella mia mente ha quasi un colore ed una forma, ma se non sfogli le pagine o se non ci sei, come lo ricordo? É così assurdo dirti adesso che anch’io adoro il tuo profumo? Che sei la prima persona che io vedo davanti a me nella boccetta di profumo, immagine inconsistente, fatta d’aria? Dirti che il tuo profumo è un ricordo dolcissimo, che ho letto da cima a fondo per capirti, per conoscerti, per amarti? Dirti perfino quel grazie, perché hai pensato a me in quel momento in cui riuscivo a pensare solamente a me stessa, e infine scusami se mi è capitato di esagerare, di mettere troppo profumo, o di non metterne affatto, ma tu ricordi il mio timido sfogliar le pagine: io lo ricordo di te. Assurdo, dici?

Parlavamo degli esami, e tu che ne sai più di noi sei come una madre, che con lo sguardo ci inviti a restare tranquilli, nonostante facciano paura ogni giorno di più, come un monte che si avvicina. Le tesine stanno nascendo in classe, ed è come scoprire ognuno per la prima volta, dietro gli elaborati di un’idea del momento, o magari dal lavoro di mesi, e scopro perfino qualche pagina in più di te, anche se la tua tesina la conosco da sempre. Ma guardarti fa passare ogni paura, nonostante pensandoci io mi senta minuscola, come la dodicenne che appaio agli occhi di chi non mi conosce, perché a quanto pare non dimostrò nemmeno la mia età. Ecco, guardandoti passa tutto. Perché ne parlavi come fosse un gioco, un’avventura breve, da vivere perché fa parte della vita, le porte su di un mondo nuovo, che mi incuriosisce e mi incute timore al tempo stesso, ma voglio arrivarci, e guardandoti so che ci riuscirò. Ho sempre pensato che tu fossi forte, ma ho scoperto in te la capacità di trasmettere la tua forza agli altri, indistintamente, a tutti quanti. Anche quando hai paura, ed io ti ho vista con quella paura, tremare come di freddo e di lacrime, anche quando hai paura sei forte, perché tu la paura la calpesti sulla strada e continui a camminare. É così assurdo ammirarti per questo?

Dicevi che te ne andrai. Non vuoi più rimanere qui, tra le porte medievali di Bologna, in questa università incerta e screpolata, tu, un poco folle nell’inseguire un sogno strano, soltanto tuo. Pensavo che avresti cambiato idea, lo ammetto, o che avresti pensato di non potercela fare. Invece te ne andrai, forse a Cesena, e sentirti parlare di questo mi ha lasciato come un vuoto amaro dentro, perché spero ancora di non perderti, ma come posso lasciarti partire? È ancora forse un sogno, un viaggio mentale, ma aspettavo di incontrarti fuori dalla facoltà di ingegneria, nella strada accanto a casa mia, e tu non ci sarai. A Cesena. Perché proprio a Cesena? Non é la tua città. Il tuo posto é qui, a Bologna, con la tua famiglia, i tuoi amici, i tuoi luoghi, anche se i professori potrebbero essere migliori, anche se ti senti scoraggiata da un mondo che non procede come vorremmo, ma io vorrei che tu lottassi qui, non a Cesena, qui. Hai così tanto tempo per vivere da sola. Perché vuoi lasciare tutto?

È così assurdo pregarti di restare? Di ripensarci? Di non dirlo mai più? 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Perseide ha detto:

    forse assurdo è che succeda davvero. io ci credo al cambiamento di una persona….

    1. ehipenny ha detto:

      Anch’io, forse però la vera amicizia sa superare certi cambiamenti che non intaccano il rapporto 🙂

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