Sensibilità

A volte mi sembra di essere la sola ad avere quel tipo di sensibilità. Quella sensibilità che in qualche modo mi impedisce di ferire le persone senza rendermene conto, di sferrare un colpo violento e poi andare in giro come se niente fosse successo. È che io sono così, io non riesco a colpire senza un freno, non riesco a fare del male senza che un macigno sullo stomaco non mi faccia sentire tremendamente in colpa.
Andrea Lenti ha scritto che “Sono tutti filosofi con la vita degli altri.
Ed io sono quella che sopporta, che afferra il pallone con le mani anche a costo di ustionarsi per l’attrito, sono quella che ogni volta passa per il giocattolo di gomma che non si rompe mai, e raccolgo, raccolgo, come il secchiello pieno di conchiglie, di quelle inutili, brutte, spezzate. È forse sbagliato essere pazienti? Disponibili? Buoni? È forse un errore mettersi a disposizione degli altri, non certo per ottenere, ma per guardare un sorriso ritornare? Ma lo so, non sono tutti uguali, lo ripeto da una vita. Forse sono una delle poche persone che prima di parlare pensa, con tutta la fatica che ciò comporta, il sudore cerebrale, tutte le fantasie che viaggiano. E poi c’è chi spara sentenze senza nemmeno fermarsi un attimo con le parole già sulla lingua, nemmeno il tempo per chiedersi se sia davvero giusto o gentile dire certe cose. Quali cose? Cose personali. Cose che già sappiamo, limiti che abbiamo, nascosti, nella cosapevolezza che essi sono un tasto dolente, e lo saranno sempre, perché li conosciamo ma non possiamo superarli. Ma fa male quando sulle ferite qualcuno getta del sale.
Nella vita, per quanto tu possa fare bene, troverai sempre qualcuno che avrà qualcosa da ridire. Li chiamano punti di vista… Io li chiamo punti di invidia.
(Roberto D’Agostino)
È vero, è una presenza fissa. Come due occhi che controllano ogni mossa. Ci sarà sempre quella persona che non si farà scrupoli a sbatterti in faccia una verità che già conosci, e che già devi portarti dietro con fatica. Che sia il fisico, l’abitudine, l’incapacità in qualcosa, dietro l’angolo una freccia precisa è pronta a scoccare, per pungere il nostro tallone d’Achille e spingerci con la faccia al suolo. Persone cercheranno di renderci schiavi del giudizio, come se la perfezione esistesse e fosse lontano anni luce da noi. Colpa nostra. Sempre. La fanno pesare sulle nostre spalle manovrando i nostri pensieri come un manubrio della bicicletta, contro ai pali scendendo una ripida discesa, nelle pozzanghere dopo il temporale. Ci daranno ordini, e la nostra sensibilità, quell’indole che a volte vorrei tanto cambiare, ci spingeranno a dire di sì. Ad abbassare la testa. Ad assorbire il colpo come un paraurti. A ridere, perché dicono che ciò che non uccide fortifica. E poi sostengono che io non piango mai, illusi o forse certi che la mia sensibilità è nascosta nelle pieghe più profonde del mio corpo, irraggiungibile, difesa da troppi strati di elaborazioni mentali e risposte preconfezionate.
Ho letto un consiglio di Brahma Kumaris: “Lascia che le persone parlino… La bocca é loro. Non ascoltare… Le orecchie sono tue!”. Ma forse non sono le orecchie o la bocca che dovremmo governare, ma sta sempre tutto in testa. È la testa responsabile di ogni cosa. Delle parole che escono, e di quelle che ricevono. È per questo che spesso rido, rido perché è talmente buffo ascoltare quanto la gente perda tempo a fantasticare sugli altri, è buffo vederli confondere goffamente la propria invidia dietro l’indifferenza o le frasi gettate violentemente nel silenzio. E non è solo buffo, è l’unica soluzione. Perché la nostra sensibilità potrà trovarsi anche sepolta nel più piccolo e minuto angolo del corpo, ma sarà sempre doloroso e inutile ascoltare le critiche di chi non ci conosce davvero. Gli amici? Loro conoscono la nostra sensibilità, a volte meglio di noi. Soltanto le critiche amiche hanno un fondo di verità. Tutto il resto, è il mondo.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vittorio ha detto:

    molte persone pensano che dire la verità o essere schietti sia sufficiente a garantirgli il diritto di dire o pensare ciò che vogliono.
    io sono in disaccordo: nel mio mondo non accetto un comportamento che non tenga conto della reazione delle altre persone.
    anche al mio migliore amico dico ciò che penso in modo che il messaggio gli arrivi senza traumi o dispiaceri per le parole che ho usato.
    ritengo che chi non si pone il problema degli altri sia solo un egoista che crede di essere onesto.

    1. ehipenny ha detto:

      Concordo pienamente, conosco quelle persone di cui ho parlato e le ho sentite affermare “io le cose le dico in faccia”… quando lo fanno fa male, a chiunque… manca la capacità di capire il prossimo, totalmente…

      1. Vittorio ha detto:

        Manca anche la volontà di capire che davanti a te c’è una persona.
        La nostra scappatoia è impermeabilizzarsi alle loro parole. Con una risata o con l’indifferenza

      2. ehipenny ha detto:

        È vero… e spesso opto per la risata 😆

      3. Vittorio ha detto:

        E fai bene

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