Lettera davanti al Tuo brano

Scrivo sul retro di un foglio pentagrammato, e mi fanno male le dita questa mattina, dopo aver suonato la chitarra per quasi due ore studiando gli spartiti nuovi. Ma ce n’è uno speciale. Quello che volevi tanto imparare tu, quello che, me lo ricordo, in un giorno qualunque ci ha unite tra le quattro mura della stessa stanza per ascoltare le stesse note. Mi ero promessa che ci sarei riuscita, per te, per vedere sul tuo viso una luce di leggera invidia, perché per te sembrava troppo difficile, e allora hai cambiato canzone. Ricordo che non ti dissi niente, quel giorno, mentre in silenzio ci lasciavamo entrambe pervadere dalla musica di quel chitarrista coreano, e intanto pensavo allo spartito lasciato a casa, impolverato, perché non avevo mai trovato la voglia o la forza di prenderlo tra le mani. Sapevo che quel brano ti sarebbe piaciuto. E quando quei pochi minuti assieme sono finiti, ho perso di nuovo il coraggio di suonare. E se avessi sbagliato? E se tu fossi riuscita a suonarlo meglio? Ho ripensato a quel giorno, a quando guardavamo assieme il video del chitarrista coreano, forse finora la sola cosa che ho davvero condiviso con te, e che segretamente continuo a condividere, ci ho pensato tante volte, e quello spartito muto è rimasto sepolto dai tanti fogli che tengo chiusi in una carpetta, per mesi. Mi dicevo che lo avrei studiato in estate, quando avrei avuto più tempo, e più voglia, e più forza. Sognavo che un giorno saresti entrata da quella porta e avresti riconosciuto le note tanto da te desiderate, e forse mi avresti detto che ero brava. Sognavo che a fine anno, raccolte prima dell’inizio del saggio finale, avrei suonato per te la tua canzone preferita, e chi lo sa se ne saresti stata felice, ma forse mi avresti ascoltata di  più, più di quei pochi secondi alla fine della mia lezione. Sognavo che quella canzone ci unisse. E invece sei sparita. Colpa mia, che mi sono illusa di avere a disposizione un tempo infinito, colpa mia se mi ha fatto male non vederti più, non aspettare più con ansia di scorgerti in piedi davanti a me a fine lezione, colpa mia che ci speravo troppo, che credevo nel per sempre. Ma così non è stato. Non ho più trovato la voglia di studiare quello spartito ormai vecchio, fino ad oggi. Non so perché proprio oggi, perché proprio quello, perché con così tanto impegno, fino a farmi provare dolore alle dita. Tra le note vedevo il tuo volto sbiadito dal tempo di quando sentivo che il mio cuore batteva un poco anche per te. E non vedevo che la stessa scena, quando le nostre teste quasi si scontravano guardando il video del chitarrista coreano. Sei stata per me una scommessa ed una prova di coraggio, come quando per ore ho scritto e cancellato quel messaggio per te, sognando di incontrarci al mare, di condividere con te qualcosa in più di una canzone. Ma era tutto sbagliato, il mio sogno. Succede quando pensi con certezza di conoscere una persona. Ma sei sparita da un giorno all’altro, senza nemmeno concedermi la possibilità di recuperare tutto quel tempo che ho buttato via, abbandonata alle ore di quei tre giorni al mare tanto folli e assurde quanto sbagliate. Pensavo di poterti dare qualcosa, e alla fine non ti ho mai dato niente. Nemmeno quella canzone che forse tu hai già trovato da mesi il coraggio di studiare. Io ci sono riuscita oggi, e il dolore alle dita sfuma ad un sapore dolce come lo zucchero, mentre immagino che un giorno ci incontreremo di nuovo, e forse ricorderò a memoria le righe dello spartito impolverato e stropicciato dal sudore d’estate. Quella canzone sarà sempre la tua, anche se dovessi dimenticarmi tutti quegli impercettibili, momenti trascorsi assieme. E mi pento adesso, di quando suonavano tutti, ma io non sapevo che due note a memoria, e allora me ne stavo ferma ad ascoltare gli altri, divorata dall’invidia per quella capacità forte e solida di ricordare. Ma questo brano, il tuo brano, un poco lo ricordo. E mi piace pensare che sia merito tuo, della tua immagine antica intrisa tra i fogli di carta stampati di nero, merito tuo e forse anche colpa se non sei più qui ad ascoltare i miei piccoli progressi. Sai, sognavo di suonare come te. Pensavo che se un giorno fossi riuscita a suonare un tuo stesso brano, avrei avuto finalmente il coraggio di definirmi brava. Ma hai lasciato tutto, tu. Tutto sulle mie spalle del passato, già cariche della delusione per quei tre giorni al mare in cui mi sono sentita chiusa in gabbia, così lontana dal tuo mondo ed accolta come un essere curioso. Ecco, metterò questa lettera insieme allo spartito della tua canzone, così confonderò un foglio pentagrammato con una musica silenziosa, e mi ricorderò di te. Questo brano sarà sempre tuo, e se potessi, anche con questo male alle dita, suonerei per te sul marciapiede sporco, perché un sogno non si cancella mai. Ma suonerò sempre peggio di quel chitarrista coreano che entrambe ammiriamo alla follia.

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