Giornata del sole

È un sole quello che splende fuori dalla finestra, e rompe il muro di vetro e d’aria che mi separa dal mondo esterno, violento e brillante;

È un sole che attraversa gli infiniti più indeterminati, e piomba tra il luccichio dei laghi e delle pozze di pioggia, come diamanti tra le rocce, preziose gemme che negli angoli si colorano di viola, di verde, di rosso e di nero. 

Il sole illumina, bacia, bollente, riscalda, e fa piangere chi lo guarda, ferisce chi lo sposa, brucia a volte, quando non si conosce misura, e scivola per chilometri deserti tra il grigio degli asfalti e il fumo dei camini;

È come un sorriso: quelli che scrivono le giornate, dall’alba infino al tramonto, in un solo singolo gesto di presenza, forte come una luce che illumina le strade, e ci permette di vivere, di uscire dall’oscuro oblio della notte, dei folli sogni e dei dannati incubi, che non seguono un ordine della mente eppure la occupano come pugni chiusi. 

È il sole che fa brillare gli occhi, nei loro colori acquei e confusi, puri tra le lacrime assorbite, trattenute, e le palpebre morbide che nascondono pensieri. È il sole che produce ogni volta quella meraviglia nel guardarla negli occhi e trovarci un pozzo, infinito, celeste anche se verde color smeraldo, perché sfuma verso il grigio nell’ombra, ma il sole fa emergere un’anima azzurrina che di gocciole è composta, fresche di primavera. 

Il sole brucia anche gli occhi miei, propri, sempre detti marroni oppure color nocciola, e mi fa starnutire davanti alla grandezza di una stella, perché è un fuoco immenso e potente che non si può razionalmente comprendere. Si può? Non si può. Non lo si può guardare, e a guardarlo un poco si muore. 

È il sole che da colore alle cose nel destino di scomparsa del tutto, dipinge gli angoli e le punte, come i capelli che sfumano dal nero al marron chiaro, riflette le venature, le sottili modulazioni, pennellate di luce a donare striature buie come manti di pelo. E noi? Ci lasciamo colorare, tele di un pittore sidereo, pieni di un sangue caldo anche grazie a lui.

Ho trovato il sole nei suoi occhi, nel suo corpo, nelle sue mani chiuse nelle maniche della giacca, in inverno quando il sole pallido scompare alle quattro, e la luce appare come un faro nella nebbia, una candela mossa dal vento, soltanto brividi ci univano, e la strana preghiera al sole di ricevere un abbraccio scottante.

Al mare eravamo noi due. Sotto il sole. E bruciava, ma la sua pelle pareva una rara seta bianca, la mia un tappeto, un arazzo da parete: è questo il sole che svela, che mostra, che indaga e a volte inganna, sole che unisce ma con la verità divide, sole che non sa mentire perché una maschera davanti ad esso si piega, carta velina senza volto.

Il sole balza tra le nubi, combatte, corre, si ferma, trema, esplode come colpi di pistola contro il petto, che pur si riempie di una forza e di una vita nuova, capace di apprezzare l’orizzonte tra l’arancio e il viola chiaro, i prati in fiore a maggio, il cielo azzurro profondo come il mare,  paragoni poetici e banali, poi il muro, con le sue scritte cittadine degli artisti mancati, e la nebbia che si scioglie, lieve, insapore, neve trasparente. 

Sole, guidaci. Illustraci le pagine dei libri impolverati. Penetra le stanze segrete delle biblioteche. Facci conoscere quei luoghi in cui nemmeno le tue braccia possono accarezzare: con il pensiero, con la speranza, che io chiuda gli occhi e ti veda, un Paradiso sul letto di morte, e mi sia chiaro tutto, l’equilibrio in cui operi, il mondo che governi.

Non spegnerti, sole. Che sarebbe mai senza di te? Tristezza e noia. Ma della guerra sei un arbitro, ci mostri le sue ombre, i corpi dei dispersi, e forse questo è ciò che il Dio t’ha detto di fare. La Pace. 

La Pace ha il colore della luce. Il tuo. 

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