Giornata della terra 

il

“​​Siamo tutti farfalle. La Terra è la nostra crisalide
(LeeAnn Taylor) 

La terra è: una casa familiare, serena, mite, che apre le finestre davanti all’alba.

Una musica sonora, dolce e incalzante, che parla di tutto quello che non possiamo vedere.

Un dipinto imperfetto, incompleto, una foto sfumata, ispida, bollente.

Un abbraccio caldo, materno, una madre.

Un guscio, una tana, in cui proteggersi dai destini universali.

Una culla in cui addormentarsi, dolce, profumata.

Una fresca capanna in cui raccontarsi storie, vere, autentiche.

Un portico sotto cui rifugiarsi dalla pioggia battente, violenta. 

Una strada infinita da percorrere senza raggiungere mai il suo confine.

Un sorriso che ci fa brillare gli occhi, con un solo sguardo fulgido, rapido, appannato.

Un brillante diamante prezioso, inimitabile, che al sole luccica dei raggi di sole.

Un orizzonte sconfinato, entro cui perdersi ad occhi chiusi, sognando.

Sì, la terra è una crisalide, da cui si nasce, come un fiore a primavera.

Non dimenticate che la terra si diletta a sentire i vostri piedi nudi e i venti desiderano intensamente giocare con i vostri capelli
(Kahlil Gibran)

Siamo i suoi cuccioli, i suoi figli, le sue creature da coccolare, da seguire, da crescere, da accudire. Siamo le appendici del suo essere, uguali e diverse, affezionati e amati, innamorati e affetti. Siamo unici pezzi di un’anima immensa, totale, onnipresente, in pace nonostante la guerra, luminosa nonostante il sole sia lontano. Siamo oggetti di un incastro in equilibrio, armonia, sogno. Siamo come stelle in un cielo scuro, brillanti ciascuno a modo proprio, nel suo angolo di paradiso messo in mostra, trasportati dalle sensazioni, dalle carezze della Natura. Siamo vivi e vissuti, soggetti alle correnti del momento, agili tra la schiuma delle onde che si riversano sulla riva e tornano indietro. Siamo puntini dipinti dai riflessi delle luci, burattini mossi dalla passione, dagli istinti e dalle razionali decisioni, fiumi che costruiscono, logorano, dormono, cantano. Siamo musiche da scrivere, poesie da recitare, portate dal vento da una vetta alla pianura, mescolate al suono dell’oceano, del deserto durante la tempesta, della neve che tutto rende silenzio.

Mi chiedo se c’è un modo per descrivere adeguatamente la follia che ci fa sprecare i grandi doni sia della Terra che del Cielo
(James Lee Burke)

È un non sapere, non voler conoscere, mancanza di rispetto, mancanza di ragionevolezza, mancanza di umanità. Vuole dire fare a pezzi la propria origine, quel frammento di cittadinanza che tutti ci portiamo dietro anche crescendo, distruggere un castello bellissimo, in cui prima ci si sentiva protetti, e adesso… Adesso manca qualcosa. Forse non guardiamo più, non osserviamo più, non ci preoccupiamo più di ciò che abbiamo, che avevamo ed ora abbiamo perso, ciò che potremmo perdere. È una follia disumana, che ci fa sprofondare nell’aridità, nella povertà, nella tristezza malinconica di chi non possiede più meraviglie. È una follia che declassa la terra ad un semplice contenitore, fragile come il vetro, vuoto come un bicchiere, e noi, suoi abitanti irrispettosi, criminali in carcere, a morderci le mani per non aver saputo apprezzare le cascate, i ghiacciai, i panorami montani. 

Solo quando l’ultimo albero sarà abbattuto e l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce pescato ci renderemo conto che non possiamo mangiare il denaro
(Proverbio indiano)

Non é giunto quel momento ancora, viviamo in un limbo di ignoranza, di domande a cui non sappiamo rispondere, e allora riportiamo le frasi degli altri, a sproposito, come chi versa sale ad occhi chiusi dalla saliera. Siamo ancora convinti che sia tutto infinito, che dietro ogni foresta ve ne sia una nuova, dietro ogni mare ve ne sia un altro più traboccante, siamo convinti che gli orsi polari, le zebre, i gorilla, gli elefanti, i rinoceronti, le tigri, siano eterni solamente perché da sempre esistono, eppure muoiono, e nessuno è in grado di sostituirli. Non si comprano le vite. Non si possono costruire in un’industria, non si possono acquistare in banca, non si possono sostituire con dei banali effetti speciali. Le assenze si contano, e forse si conteranno sempre di più su questa Terra malata, che per combattere non ha abbastanza forza. Dovremmo svegliarci, cambiare rotta, cambiare pensiero dominante, proprio adesso che un presidente americano parla del problema ambientale come di una bugia, di “invenzione dei cinesi”. La Terra non merita tutto questo, paradossalmente non merita nemmeno l’uomo. Ci ha dato tutto ciò che aveva, ci ha dato la possibilità di rispettarla e amarla così come lei ha rispettato e amato noi. Ci ha permesso di costruire la nostra parte, di cambiarla a nostro piacimento, di farne la nostra casa, a nostra immagine e somiglianza. Ma siamo dispersi nei nostri stessi errori, colpevoli di non aver avuto giudizio, di non aver compreso il potere che avevamo in mano, e sbagliamo ogni giorno quando ignoriamo le conseguenze di ogni nostro gesto, sbagliamo e andiamo avanti, senza vedere le lacrime della Terra che si ribella. Tornado, uragani, incendi, terremoti, non sono forse le parole più forti? Ma non sappiamo più leggere. É un significato che non si compra, é una Terra che si può ancora aggiustare, ma i soldi sono solamente pezzi di carta davanti all’immensità dei prati, delle montagne, degli oceani, del cielo. É che siamo ormai arrivati ovunque, ma la sofferenza di ciò che calpestiamo è un sibilo in confronto al rombo degli aerei, delle auto da corsa, dei treni, delle navi. Non sappiamo più ascoltare. Siamo sordi, ciechi, insensibili alla Terra che grida. 

Ma ci è stata data ancora un’occasione. Non lo so per quanto tempo. Non lasciamola passare, scorrere come un treno su rotaie senza fermate. È qui per essere colta. Per renderci migliori. Per rendere la Terra un posto più felice. 

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Perseide ha detto:

    A Milano il simbolo è stato il Riso. 🤗

    1. ehipenny ha detto:

      Bello, significativo :))

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