Come e quando 

È in quell’ultima gita scolastica che l’ho capito. È durante l’ultima foto di classe che l’ho capito. Mi mancherà. Perché è tutto e niente, un piccolo pezzo di un puzzle, che in quei momenti ha scritto tanto dentro di me, un romanzo, anzi, molti, uno dopo l’altro, rilegati assieme. L’ultimo viaggio con lei, anche se ci rivedremo in estate, a Zante, in quell’assurda vacanza di maturità che ho deciso di sottopormi. È l’ultimo vissuto così, tutti i giorni a cercarla tra le file immense delle classi, dietro i professori. È l’ultimo viaggio in cui ho potuto trovarla già all’aeroporto, in piedi accanto ad una valigia rossa mezza aperta, con ancora la speranza di ritrovarmi accanto a lei in aereo. Quante volte ci siamo scambiate sguardi furtivi, e quante volte ha vinto lei sul mio vigliacco coraggio che sfugge! Ha ordinato al posto mio, un toast, le patatine al McDonald’s, il caffè al bar, ho lasciato che camminasse avanti a me, che fosse lei la prima della fila, perché io non sopporto parlare con i commessi. Sciocca? Probabile. Fa sembrare tutto così facile. Quella prima sera è rimasta in fila per noi, a combattere per un toast appena riscaldato, ed io mi sono sempre dimenticata di restituirle quell’euro che aveva anticipato per me. Eppure ci penso, a tutto quello che lei mi ha dato. Ci penso sempre. Quante attese sotto il sole sono divenute piacevoli, soltanto perché c’era lei. Potevo guardarla, potevo parlarci, potevo ascoltare e ammirare i suoi occhi dietro un paio di occhiali da sole, e non mi importava più del tempo, o della stanchezza che impietriva le gambe, tutto era più morbido e piacevole con lei, anche sedersi sull’asfalto bollente a guardarsi le mani. Ho capito durante l’ultima gita quanto è bello sentire di esserci vicina. Non ad un passo, ma con il braccio a contatto col suo, strette sulla panchina piena, ed io a respirare l’odore delle sue sigarette preferite, perché il vento spira portandolo verso di me. Indossavamo la giacca, eppure mi sembrava quasi di sentire il calore del suo corpo con il mio. Possibile? È che sono occasioni così rare… Penso a quante volte avrei voluto spostarmi, raggiungerla, stringerle le spalle, o semplicemente stendermi al suo fianco per farla riposare. L’ho vista ad occhi chiusi, con gli auricolari nelle orecchie, seduta per terra, e che ho fatto? Niente. Perché eravamo tutti al nostro posto, seduti per terra, ma lei aveva qualcosa, qualcosa di diverso, di affascinante, di stravagante in quel modo di stare seduta per terra. Forse sono io che vedo troppo. Si, può essere. Ma se potessi scegliere, sarei sempre lì, nella mattonella accanto, ad osservare le sue mani danzare tra il cellulare e le carte da briscola. Durante l’ultima gita scolastica ho capito che qualcosa lo condividiamo davvero. Ci sono tante pagine che non ho mai letto di lei, tante che avrei voluto non fossero mai state scritte, perché gli errori li facciamo tutti, ma su chi appare perfetto fanno forse più male, restano chiusi in una claustrofobica solitudine, e in silenzio vengono rivelati a pochi. Ma dietro queste pagine nere, trovo la nostra serata speciale. Non eravamo da sole, ma eravamo nella mia camera d’albergo. Bevevamo birra, giocavamo a carte, guardavamo la televisione, sul canale 88, perché è facile divertirsi quando basta pochissimo per esplodere in fragorose risate. Eravamo in tanti, eppure cercavo solo lei. Quando usciva per fumare una sigaretta, avrei voluto fumarla con lei (ed io non ho mai desiderato fumare!). Quando rientrava la serata aveva un senso nuovo, ogni volta. Tutte quelle volte in cui non siamo state assieme, il caso o la mia stupida vigliaccheria mi hanno portata in un’altra stanza, ed ora era un riscatto, soprattutto una rivincita, perché l’anno sta per finire e non sono per niente pronta. Segretamente ho brindato per lei, col mio bicchiere di sangria sollevato in aria, ho gridato dentro soltanto perché resti, ancora un poco, magari il tempo di una sola altra gita, perché balli di nuovo con me in una discoteca affollata, o perché canti di notte sulla spiaggia le parole di Vasco. Le imparerei, lo giuro. Ma mi sono resa conto che il tempo corre troppo per poter conservare tutto questo. Ho fumato dalla sua stessa sigaretta, eppure ne ho già dimenticato il sapore. Sono anche stata arrabbiata con lei, ma non ci riesco, perché poi la guardo, e penso che non ho voglia di perdere questo tempo ad inseguire passati fantasmi. Durante l’ultima foto di classe non sapevo nemmeno dove fosse. É stato strano, perché tutto era come improvviso, come se la gita scolastica fosse finita così, in una foto sui gradini della scuola, dietro ventisette stampe della faccia di Samuele. Abbiamo vinto. Come classe, come massa informe di gente fuori di testa, che ha appeso quelle stampe della faccia di Samuele in giro per la scuola, nella bacheca, sugli attaccapanni, sopra la lavagna, accanto alle macchinette del caffè. Solo noi possiamo. E guardando la mia classe di ritorno da Barcellona non posso non pensare che è finita. Manca troppo poco, mi sembra tutto già passato, come se rimanessero sul fondo solamente le briciole, qualche misero giorno da riempire per costruire il futuro. Non è più questo, il futuro. Il futuro è oltre, oltre la gita, oltre la foto di classe. 

Ieri i miei genitori sono andati agli ultimi colloqui con i professori. É stato diverso, si parlava di esami, di maturità, di università, di futuro, sempre quella stessa parola che mi fa crescere l’ansia. Chissà cosa avranno pensato. “Non ci rivedremo più“. Probabile. Era diverso, perché sembrava che non importasse più niente, nessun voto, nessuna risposta sbagliata, c’ero solo io con degli interessi, delle attitudini, dei sogni, ed un messaggio per il professore di italiano e latino: “Lei penso sia il ricordo più bello che mia figlia si porterà dietro. Buona Pasqua”. Lui ha risposto “Auguri, ingegnere!”. Papà, grazie di capirmi sempre. 

Si diventa amici, tutti. E genitori, penso che un poco questi colloqui mancheranno anche a voi. A me sì. 

9 commenti Aggiungi il tuo

  1. GengisJokerKhan ha detto:

    E’ la fine di un periodo cara Penny. Mi manca la scuola, ti capisco 😀

    1. ehipenny ha detto:

      Penso sia inevitabile, tutto 🙂

  2. esedicessi ha detto:

    Manca anche a me e credimi anche il periodo della matura… Bellissimo e avvolgente questo scritto!

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie di cuore davvero! :))

  3. kikkakonekka ha detto:

    Gli anni del Liceo, il triennio in particolare, sono quelli che anch’io ricordo più volentieri.
    Studiato tanto, ma anche divertito tanto.

    1. ehipenny ha detto:

      Avevano ragione a dirmi che il liceo è il periodo più bello forse… vedremo con l’università 😀

      1. kikkakonekka ha detto:

        Sarà bello in forma diversa

  4. claudia.busto ha detto:

    bella questa tua lettera/diario..c’è molto dentro..sentimenti, emozioni, nostalgia, anche se stai lasciando qualcosa per camminare su strade nuove ti auguro di tenere sempre acceso il mondo grande che hai dentro e che traspare dalle tue parole 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie di cuore! Mi piace pensarlo come flusso di coscienza, ho mescolato tanti pensieri che mi sono venuti nello stesso momento… ho cercato di renderli al meglio, e per questo il tuo commento mi fa un grande piacere :))
      Ti abbraccio e prometto che cercherò di rimanere così 😘

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