Fuori dalla porta!

Non ero mai stata mandata fuori dalla classe in tredici anni di carriera scolastica. Ho sempre avuto una paura folle, tenuto una reverenziale sottomissione nei confronti dei professori, mi sentivo piccola, inerme, senz’armi. Non so che cosa sia cambiato oggi, se davvero mi sento più grande o più forte, o capace di più arroganza, come quei tanti adulti che affermano violentemente teorie vuote in modo tale da imporle. Sarà così. Ma in tredici anni di scuola nessun professore mi aveva mai fatto pensare, e rimuginare, e arrovellarmi con mille domande e mille dubbi come lui. È che parto prevenuta, perché so che cosa pensa di me, e lui sa che cosa penso di lui. E una conoscenza così profonda è come una frattura in una colonna portante del ponte, un’evidente tallone d’Achille in cui colpire, la ferita su cui gettare l’alcol. In effetti, ora che ci penso, ero già stata mandata fuori dall’aula. Una volta sola, in terza superiore. Fu la professoressa di arte, quella poveretta che facevamo diventare matta, e allora aveva cominciato a spedire in corridoio uno dopo l’altro tutta la classe. E in mezzo c’ero anch’io. Ricordo che mi fece ridere, perché alla fine nessuno era mai solo in quel corridoio, e a darmi il cambio c’era sempre qualcuno di pronto, e poi… e poi era la professoressa di arte. Per noi era così, arte non era considerata materia, era un’occasione, un momento ricreativo. Ma è stato diverso, oggi. Era la lezione di matematica, quella materia che ancora non riesco a capire se mi piaccia o meno, perché non riesco a studiarla, neppure a guardarla in faccia, ma provo una soddisfazione strana quando riesco miracolosamente a risolvere un esercizio, che non provo davanti a null’altro. Era la lezione di matematica, e ho sbagliato. È che io non riesco a fingere, non riesco a mascherare il sacrificio di stare in quella classe per un’ora, davanti ad una lavagna che si riempie di gesso, non riesco a dimenticare quel rapporto malato e martoriato con il professore, perché non lo capisco. Lo guardo male, sì, può essere. Lo incenerisco con lo sguardo, è possibile. Rido, é vero. È assurdo pensare che proprio questo professore abbia realizzato la parte peggiore di me, quella ribelle e piena di coraggio, che si oppone a ciò che non condivide, che si mostra anche quando è certa di non avere armi, nessuno scudo per difendersi. Ho sbagliato io, ma sono uscita dalla classe senza guardare nessuno, con il cuore che forse aveva raggiunto i polmoni e sembrava voler uscire dalla gola. Era strano, perché non avevo paura, non quando è calato il silenzio, quando ha ripetuto forse cinque, sei volte il suo “Vai fuori”, nemmeno quando ho posato la penna e mi sono alzata dalla sedia. Non era paura. Forse indefiniti sensi di colpa, perché sapevo che prima o poi sarebbe successo, quando tiri troppo la corda, la corda si spezza, lo insegnano fin da bambini. Ma non ero mai rimasta fuori dalla classe così a lungo. Appoggiata al termosifone, guardavo attraverso i vetri della finestra le altre aule, e mi domandavo se ci fosse qualcuno in corridoio come me, da qualche parte della scuola, qualche ribelle che non sa andare fino in fondo, e al primo grido rientra a capo chino. La bidella mi ha permesso di rientrare, e se fosse stato per me in quella classe non avrei più messo piede fino al giorno successivo. E invece sono tornata al mio posto, ho copiato le scritte insignificanti dalla lavagna, ho fatto lo zaino al suono della campanella, come se nulla fosse accaduto. Non è stato quel viaggio fuori dalla porta a farmi stare peggio. È stato quello che ha detto il professore, dietro la porta chiusa, alle mie spalle, è stato capire che aveva vinto lui. Mi ha presa in giro senza guardarmi in faccia, e quasi riesco a immaginare il suo sorriso sarcastico dopo avermi rinchiusa nelle mie vecchie paure, vigliacco, ha aspettato che il mio banco fosse vuoto per parlare al mondo di me. La cosa che più mi ha ferita, è stato sentirmelo dire dagli altri. Perché in fondo essere mandati fuori dalla porta è normale, sono quelle esperienze che ti insegnano, ti fanno capire dove hai sbagliato, dove hai superato il limite, e inevitabilmente ricordi tutto di quelle passeggiate nei corridoi della scuola, in compagnia dei bidelli e dei somari in fuga dalle lezioni. Ma quel professore ha reso umiliante e vergognoso perfino essere mandati fuori dalla porta. È un po’ una sconfitta personale, una condanna senza testimoni. Ho sbagliato, lo so. Ma dietro quella porta si è parlato di me, ed io nemmeno lo sapevo. Non chiedo niente, di essere perdonata, di essere rivalutata, nulla, perché in fondo ha ragione, il mio atteggiamento… ecco, il mio atteggiamento verso di lui è gelido e meschino, é così da sempre, non riesco ad essere diversa. Ma fuori da quella porta ho avuto modo di pensare, e mi sono resa conto di come sia ineluttabile che i professori giudichino chi siamo, prima di guardare al proprio libro. È forse il primo passo per affrontare il mondo, e dovrei cominciare a rassegnarmi, a mascherare il mio sguardo bollente con qualche sorriso, perché chiudersi a riccio non serve, come non serve scappare. Ma non ce la faccio. Me ne sono resa conto fuori dalla porta della classe, quando ho deciso che sarei stata onesta, che non avrei ascoltato di nascosto, ma a volte nemmeno ciò che siamo viene ricompensato. Gli errori pesano, lo so. E sarei tornata da quella pausa fuori dalla porta con le spalle forti, se non mi fossi sentita schiacciata contro le pareti della mia stessa classe da lui, da quel professore. Non è giusto. Perché? Perché attaccare chi non può nemmeno difendersi, rispondere, o anche solo ascoltare il rumore delle spade? Sbaglierò io? Io che penso sia da vigliacchi, io che mi sento delusa, non so, forse da tutti, io che in tredici anni di carriera scolastica non ho mai fatto incavolare nessuno. Tranne oggi. È la vita. 

14 commenti Aggiungi il tuo

  1. rettaparallela ha detto:

    Ho riso pensando alle volte in cui volontariamente mi facevo buttare io fuori dalla porta soltanto per evadere da lezioni noiose 😂 …ma raramente mi sono sentita in colpa 🤔 giusto quando poi ( in matematica proprio) accumulavo debiti 😶😑

    1. ehipenny ha detto:

      E allora mi faccio passare tutti i sensi di colpa! 😅 Certo é che sono esperienze che si ricordano e fanno ridere, secondo me è proprio da provare 😆

  2. Neogrigio ha detto:

    aaaaaa mi hai fatto venire n mente un aneddoto bellissimo per la mia rubrica #ritornoalliceo. l’unica volta in cui venni invitato dalla prof ad andare fuori. presto lo scriverò 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Ed io lo leggerò assolutamente! Tu continua a leggermi e vedrai che di aneddoti sul liceo ne trovi.. ancora per poco forse, ma ne trovi 😆

      1. Neogrigio ha detto:

        quando non sarai più al liceo e questo ti mancherà tantissimo ne scriverai ancora di più

      2. ehipenny ha detto:

        Penso proprio che sarà così… 😀

      3. Neogrigio ha detto:

        senza dubbio

  3. Perseide ha detto:

    Ma quando ci vuole ci vuole ! Tu logico!🤣

    1. ehipenny ha detto:

      Eh mi pareva! 😅

  4. GengisJokerKhan ha detto:

    Fuori dalla Penny 😀

  5. kikkakonekka ha detto:

    Non credo ti abbia dato la famosa ‘nota’, anche perché ormai sei maggiorenne e non saresti obbligata a mostarla ai genitori.
    Detto questo, credo che a 2 mesi dalla maturità, tu debba tenere duro e non cadere in questi piccoli/grandi tranelli. Matematica (sei a uno scientifico) è basilare, ed essere mandati fuori ad Aprile non è la cosa migliore.
    Sopporta, non fare stupidaggini, non parlare male del prof che poi non si sa mai che qualche voce a lui possa arrivare. Tieni duro.

    1. ehipenny ha detto:

      Certo, non mollo certo adesso, è stato un episodio ma non credo si ripeterà… per quanto riguarda il parlare male, non sono la sola a farlo… di nascosto ovviamente 😂

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