Il ritratto di Dorian Gray – Parte prima

C’è qualche cosa di fatale in un ritratto

Attenzione: articolo lungo e denso, affrontare con cautela

Aver letto, anzi, no, divorato, aver divorato un romanzo con la matita stretta nella mano, aver sottolineato intere frasi, essersi presi il tempo per riflettere, al termine del capitolo, sul complesso significato di quelle poche righe, e non sapere, sì, non sapere se lo abbiamo davvero capito e se ci è davvero piaciuto: Oscar Wilde è prima di tutto questo. Un enigma. Una storia folle che tratta della bellezza, della giovinezza, dell’arte, dell’anima, della vita. Un pittore, un ragazzo e un personaggio ignoto che inevitabilmente attrae, come può attrarre una scritta sul muro, incomprensibile, apparentemente geniale ed illuso nello stesso tempo, questi sono i personaggi che Wilde ci presenta, e che forse non sono io in grado di riprodurre, a mala pena lo sono di interpretarli. Ma è uno di quei romanzi che ti lasciano qualcosa, non credo sia un insegnamento, sono solo sensazioni, la sensazione che vi siano infinite questioni della natura umana ce non siamo in grado di analizzare o vedere minimamente. E’ un gioco di continui incastri e verità colte dall’influenza degli altri, è questo lo sfondo, il palcoscenico su cui Wilde dirige Dorian Gray quasi fosse un pupazzo. Verità e menzogne, è un romanzo che in qualche modo scalfisce l’anima là dove ci credevamo forti, quantomeno nella nostra morale. Ma per Oscar Wilde non c’è morale. “In letteratura non esistono libri morali o immorali, un libro è ben scritto o mal scritto, tutto qui“. I suoi personaggi offendono, amano e disilludono, feriscono con affilati coltelli, dimenticano gli errori, le sofferenze, ed il lettore, ecco, come può il lettore apprezzare questo terribile decadimento? Non apprezzo, mi lascio solo travolgere. Domina il romanzo una controllata confusione, un quadro che invecchia, un ragazzo che rimarrà sempre giovane, un fraintendimento costruito ad arte per esaltare la bellezza e nel contempo l’anima, ad ogni azione scellerata orribilmente macchiata in maniera irrimediabile. Sarà forse uno di quei romanzi dai cento significati? Ma no, dev’esserci qualcosa, qualcosa di concreto, più delle fuorvianti sensazioni, un messaggio, una lezione. Come possono coesistere tre personaggi così simili e contrapposti, così ciechi, così incapaci di comprendere sé stessi se non quando sia troppo tardi? Non c’entra l’amore. Di amore non si parla, o si parla male. La questione è un’altra. La questione è l’uomo.

Non metterò mai il mio cuore sotto il microscopio del mondo

E’ ciò che Oscar Wilde ci propone sotto forma di romanzo, un’analisi di tutte le paure e gli errori fatali che l’uomo è incline a commettere, l’adorazione della bellezza, l’influenza degli altri, la paura del Tempo, quello che si porta via tutto, tranne l’Arte immutabile. E’ un paradosso immaginare che un uomo possa divenire un’opera d’arte. Ma Dorian Gray diventa esattamente questo: incorreggibile, incancellabile, immutabile, immortale. Sarà forse l’unico personaggio ad aver imparato qualcosa dell’uomo, ed è che “l’uomo è molte cose, ma non è ragionevole“, parole non sue, parole che penetrano le nostre convinzioni, e suonano come campanelli d’allarme.

All’ultima pagina la nostra testa sembra quasi chiedersi: l’uomo è davvero questo?

– Riesce a ricordare qualche errore commesso in gioventù, duchessa? – – Moltissimi, temo – – E allora tornate a commetterli. Per ritornare giovani basta ripetere le proprie follie. […] Al giorno d’oggi la maggior parte della gente muore come se fosse subdolamente colpita da un attacco di buon senso. Solo quando è troppo tardi si accorge che le uniche cose che non si rimpiangono sono le proprie follie – 

La giovinezza è bellezza e follia, e sorrido, perché pare qualcosa di pericoloso, proprio come Dorian Gray. La faccia dell’eterno innocente, pulito, illeggibile, ecco cosa c’è di pericoloso, un giovane che si lascia influenzare dagli amici più cari, e vede la sua vita sbriciolarsi, là dove più nessuno osa avvicinarlo, e in quel quadro che muta il suo aspetto in qualcosa di malvagio. Ha la bellezza dell’Arte e la cattiveria del Demonio. Ci troviamo davanti al vano tentativo dell’uomo di nascondersi dietro una maschera di cera perfetta, dietro lo scudo di una faccia angelica e tante menzogne, ed è paradossalmente un esperimento che funziona, perché la società sa essere cieca dinnanzi a sé stessa. Tranne un uomo, uno solo, che cercherà di uccidere la sua finzione. Aveva qualcosa di diverso: sì, l’amore, l’amore fraterno che lo porta ad una promessa disperata di vendetta. L’uomo ha paura, ecco cosa ci vuole dire Oscar Wilde. Ha paura di sé stesso, paura di invecchiare, di diventare brutto, paura della morte che si avvicina.

Spesso le tragedie della vita si verificano in una forma così priva di senso estetico che ci colpiscono con la loro assurda mancanza di significato, la totale mancanza di gusto. Ci colpiscono proprio come ci colpisce la volgarità. Ci danno un’impressione di pura forza bruta e contro questo ci rivoltiamo

E’ come se tutto fosse estetica, aspetto, tutto una forma d’arte artificiale. Come se ogni cosa di questo mondo comunicasse a sensazioni. Anche Dorian Gray è aspetto, forma, un mutevole ritratto che racchiude la sua anima, lui è la figura del quadro, è REALMENTE la figura del quadro, colei che porta il peso degli anni e dei sensi di colpa. L’aspetto fa paura, ma se non v’è traccia del male, se non lo si riconosce come un segno sul viso, allora pare non esistere. Dimentichiamo spesso come l’uomo sia in grado di relegare nel più profondo angolo della mente un proprio errore.

Chi sia padrone di sé può porre termine a una sofferenza con la stessa facilità con cui inventa un piacere

Divenire lo spettatore della propria vita significa sfuggire i fatti dell’esistenza che ci fanno soffrire

Sfuggire all’immagine di sé. Oscar Wilde gioca con la contrapposizione tra bene e male, frantumando una stessa persona in corpo e anima, analizzandola quasi fosse una costruzione da smontare e rimontare, e ricerca in essa l’influenza irrimediabile del mondo esterno e le conseguenze di ogni gesto. In Dorian Gray vi  l’illusione consolatoria che a tutto si possa porre rimedio. Ma la stessa persona che lo aveva condotto per tutta la vita un giorno gli dice:

Il peccato è una cosa che si stampa sulla faccia di un uomo: non lo si può nascondere

Aveva ragione.

Conoscerti? Mi domando se ti conosco. Prima di poter rispondere dovrei vedere la tua anima

Oscar Wilde confonde. Sì, perché tra le righe distinguo chiaramente un artista che rappresenta nei suoi quadri la bellezza, ma al suo interno vi nasconde l’anima, quasi fossero tessere imprescindibili di opere tridimensionali, alle quali manca solo il respiro per potersi dire vive.

– Tu per me rappresentavi un ideale che non troverò mai più. Questo è il volto di un satiro – – E’ il volto della mia anima – – Cristo! Che cosa devo avere adorato! Ha gli occhi di un demonio – – In ciascuno di noi, sono presenti l’inferno e il paradiso

E Dorian Gray così frantumato è questo. Inferno e paradiso, Angelo e Demone. Vive fino alla fine della sua vita nella convinzione scientificamente dimostrata che tutto, ricordi materiali o immateriali, tutto possa essere distrutto. Cancellato. Tutto, tranne i segni sfiguranti del quadro. Sogna di poterlo fare, nascondendo perfino a sé stesso la verità, come se quel quadro non fosse suo, ma soltanto guardandosi, guardando il suo aspetto più crudele, riuscirà a disprezzarsi, a odiarsi, a desiderare di cambiare come mai aveva fatto prima. Dorian Gray è l’uomo illuso e disilluso che insegue i suoi ideali prescindendo dal bene e dal male. E’ l’uomo che agisce, come se ogni azione non avesse peso. E’ l’uomo che non conoscerà mai veramente sé stesso, l’uomo che si definisce per la sua esteriorità, l’uomo che quando legge la propria anima vorrebbe fuggire da essa. Ma anima e corpo sono fatalmente legati.

L’anima è una terribile realtà; la si può comperare, vendere e barattare. La si può avvelenare o rendere perfetta. Ognuno di noi ha un’anima. Lo so

 

14 commenti Aggiungi il tuo

    1. ehipenny ha detto:

      Spero sia in positivo 😆

      1. ehipenny ha detto:

        Grazie! :))

      2. Giuliana ha detto:

        dovessi scrivere un libro me la farei fare da te la recensione 😜

      3. ehipenny ha detto:

        Sarei onoratissima davvero! Tienimi presente, io ci sono 😆😆

      4. Giuliana ha detto:

        Fino ad ora posso scrivere solo il titolo: “Sfigati si nasce e si ci diventa” 😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂😂

      5. ehipenny ha detto:

        Un 10 anche solo al titolo 😂

  1. yashalblog ha detto:

    uno dei miei romanzi preferiti. Amo Wilde!

    1. ehipenny ha detto:

      Io l’ho scoperto con questo, e l’ho amato subito 😉

  2. Dorian Gray! Adoro <3. Non è che Oscar Wilde non abbia morale, anzi. Solo ha una morale profondamente diversa da quella corrente (non solo) del suo tempo. Ti spinge a interrogarti per sapere quali sono davvero i tuoi principi, quelli in cui credi con tutto te stesso e non solo perché ti hanno insegnato così. E' inquietante a volte, è vero, ma se hai mai letto le sue fiabe o se lo farai in futuro (ma anche le commedie), ti accorgerai che sotto la patina scintillante c'è una critica ferocissima all'ipocrisia e la consapevolezza che essere se stessi ha un prezzo altissimo. Che lui del resto ha pagato.

    1. ehipenny ha detto:

      Anch’io! 😀

  3. fulvialuna1 ha detto:

    Complimenti! dettagliatissima 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie di cuore! Mi sono lasciata trasportare 😉

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