Pronto Soccorso Italiano: scappi chi può

Il cliente ha sempre ragione. Il paziente ha sempre ragione. E poi ti capita di passare al pronto soccorso, e ti rendi conto del mondo che vi sta dentro. Non dietro, proprio dentro. E mi piacerebbe capire che cosa spinga un’infermiera a sgridare chi sta male, o una dottoressa a lasciarti con due sole parole violente come schiaffi.
La gente è strana: si infastidisce sempre per cose banali e poi dei problemi gravi, come il totale spreco della propria esistenza, sembra accorgersene a stento
(Charles Bukowski)
Il fatto è che non concepisco come sia possibile, come possa una persona vivere in questo modo, con una rabbia continua immersa nel sangue, con un lavoro che logora la pazienza quando dovrebbe solo riempirti di orgoglio, e forse anche della capacità di capire l’altro. In quanti darebbero tutto per aiutare il prossimo, e poi ci sono persone che vestono con sdegno le proprie divise, che non sorridono, che nemmeno ti guardano in faccia, e tu paziente, che dovresti avere ragione, non hai armi per ribattere. In fondo è vero che se hai soldi conosci un mondo diverso. Perfino la sanità privata è diversa. Mi domando solamente che cosa si provi a vivere così. Perchè dicono che l’economia sia come un treno morto sul binario, e chi lo sa se mai sarà in grado di ripartire, dicono che il lavoro sia quasi un privilegio, e poi entri nel pronto soccorso della tua città, lo immagini accogliente, come minimo rivestito di gentilezza, ma sono tutte illusioni. Trovi le dottoresse esperte che volevano stare a casa, farsi un bel fine settimana lungo e andare al mare, infermiere che si lamentano di altre infermiere quando sono le prime a trascorrere un’ora e mezza in pausa caffè, e le prime a guardarti con odio perché a quanto pare è colpa tua se hai bisogno del loro aiuto.

E così entri in quel labirinto bianco alla ricerca del tuo reparto, e ti sembra quasi di essere su una pista da sci ad agosto: il deserto. C’è giusto l’anziano di turno con il disturbo all’anca che almeno una volta al mese si fa prescrivere aspirine e fastumgel. E poi ci sei tu. Potrà esserti capitato tutto: il naso rotto, un dito perso nel tagliaerba, uno specchio conficcato nella mano; ma tanto dovrai aspettare. Sempre. Anche dopo che l’anziano se ne sarà andato. Perchè sedere ad una scrivania per tre ore ti sfinisce, e allora l’infermiera se ne va a prendere un caffè. Aggiungo io: direttamente a Nuova Delhi. E che succede? Succede che il distributore del caffè diventa come l’armadio di Narnia: un buco nero. E aspetti, aspetti, aspetti, peggio che al supermercato quando si impalla la cassa fai da te. Poi finalmente torna. Prendi il numerino, come dal panettiere. Illuso e innocente, pensi di poter entrare. No! Bussi e apri la porta. Sacrilegio! Vieni investito dalle grida strozzate dell’infermiera che sbraita come un chihuahua, e ti assale senza nemmeno guardarti, con la bava alla bocca, rispedendoti fuori. Finisci ad un’altra sala d’attesa, un’altra fila, un altro numerino. Qui c’è una folla che nemmeno al concerto dei Beatles, leggi il tuo numero: 85. Sono ancora al 3. Cinque ere geologiche dopo chiamano il tuo numero. Ancora impaurito apri la porta, e ti ritrovi il faccione di un’altra infermiera nervosa davanti, che già dal corridoio ti chiede “Etri veloce che non abbiamo tempo da perdere, dimmi cos’è successo. Dammi la tessera sanitaria. Anno di nascita? Ah, non ha preparato, a tessera mentre aspettava? Ma come è successo? Ma bravo… neanche mio nipote di due anni avrebbe… va beh. Mi dà questa tessera?!”. Comincia a sbuffare come una locomotiva, e in un modo che non ti spieghi, qualsiasi sia il motivo per cui ti trovi lì, ti fa sentire un perfetto imbecille. Ti hanno investito sulle strisce pedonali? È colpa tua. Ci vedi male? È colpa tua. Ti hanno rapinato? È colpa tua. E sapete cos’altro? È colpa tua anche se lei è lì e deve lavorare. Maledetto! Una volta concluse le formalità ti ritrovi di nuovo in sala d’attesa. Novantacinque minuti, e la dottoressa ti chiama. È giovane, ingenua, inesperta, inconsapevole. (Scappa finché sei in tempo). Ti fa accomodare, ti rivolta come un calzino, esamina ogni unghia fino ai capezzoli,  in silenzio e con un sorriso che non capisci se sia sarcastico o di compassione. Poi chiama la dottoressa. Ed entra ‘sto trattore, un ciclope largo quanto la Sicilia, con un camice bianco tutto sporco di caffè, le sopracciglia che formano una perfetta V sulla fronte, e delle pieghe sulla pelle che neanche De Niro sul set di Frankenstein. Già ti senti meglio. Ma quella ti inchioda al letto, ti palpa come l’impasto della pizza, e si mette a scrivere al computer. Non ha ancora aperto bocca. E a dir la verità nemmeno tu. “Lo sai che rischi la vita cosi? Eh, LO SAI?! VERGOGNA!”. Ti senti ancora più imbecille di prima, e chi lo sa cosa avrai mai fatto. “Sei non sai scendere le scale prendi l’ascensore! E guarda te, mi tocca stare qui a fasciare questo che a trent’anni suonati cade ancora dalle scale!”. Ti consegnano brutalmente un foglio che pare scritto in arabo, con qualche sigla e termini medici che per te potrebbero significare tutto. Microlesionamento del metacarpo in o.d.f. con ppf. e riversamento di astroliquefamitazionamento puro in sede, r.t., soggetto: imbecille, anni 30. Non chiedi spiegazioni, sai che non ne riceveresti. E mentre te ne vai ti assale il dubbio. Morirò? È inevitabile. Basta anche un po’ di sangue dal naso. Laringoversamento ed ematoma scomposto esterno in n.sx. post-trauma plurimo di penta-dita-dotato. Po dicono che cercare i sintomi su Google non è affidabile. Ebbene, per i dottori del pronto soccorso l’unica diagnosi è che è colpa tua. Po vai in farmacia, e ti dicono che purtroppo è l’Italia. E ti metti a ridere.

Una settimana dopo: il controllo. Prendi il numerino nello stesso posto dell’altra volta, ma un’infermiera ti apre la porta a mezzo millimetro dal naso e ti urla in faccia che devi andare dall’altra parte dell’edificio. Accettazione, paghi, perché tanto si paga ovunque, e poi ti metti in fila. Tre seggiole per ottanta persone in coda, pare anche ragionevole. Ti sfilano davanti due ventenni al cellulare che scompaiono in un qualche buco nero nel cortile e ritornano soltanto cinque ore dopo per la pausa caffè. Un’altra dottoressa continua a passare da un ambulatorio all’altro in cerca di non si sa bene cosa di perduto. Nell’ambulatorio che ti interessa se ne stanno in quatto pigiati contro lo stesso macchinario, come se stessero cercando una zanzara da ammazzare. Esce il paziente. Si chiude la porta, e dall’interno provengono urla da stadio e risate a crepapelle che ti fanno uscire i nervi fuori di pelle. Dieci minuti di pausa, e poi entra il prossimo paziente. Mezz’ora, tra una chiacchierata sul campionato calcistico e una sull’occhio un po’ messo male. E finisce che entri anche tu, dopo otto ore in piedi che pare di essere diventati di marmo. Entri per un minuto e trenta secondi. Ti dicono che stai migliorando. Ed esci. Aria. Ossigeno.

Il modo in cui gli altri ti trattano fa parte del loro cammino. Il modo in cui tu reagisci fa parte del tuo.”
(Mantra Yoga)

44 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vittorio Tatti ha detto:

    Questo succede quando il lavoro diventa solo un mezzo di sostentamento, e non un sbocco professionale desiderato.

    1. ehipenny ha detto:

      Purtroppo é così… e anche quando manca la voglia di cambiare la situazione 🙂

  2. emcquadro ha detto:

    Persone trattate da numeri. Senza Excel.

      1. emcquadro ha detto:

        Uno schifo.

  3. SaraTricoli ha detto:

    … quando se ne ha bisogno è l’inizio della disgrazia…
    Io sono stata sgridata perché non ho chiamato l’ambulanza O_O considerato che con un infarto in corso mi hanno lasciato in attesa fuori dall’accettazione… Scusate se non avevo capito la gravità della cosa e sono troppo educata per mandarvi a fan … se mi dite di aspettare buona buona… mentre sento un forte dolere al petto…
    Pronto soccorso… chi lo prova cerca di evitarlo… e anche prima di provarlo…
    Un abbraccio…

    1. ehipenny ha detto:

      Questa poi! Qui più stai peggio più ti sgridano…
      Un abbraccio a te 😘

  4. Emozioni ha detto:

    Io lavoro in Sala Operatoria.
    E sono stata paziente in Pronto Soccorso.
    È uno sfacelo. Se ne salvano pochi. A parte l’attesa interminabile, ma per quanto concerne l’educazione è la disponibilità , certe persone, dovrebbero fare un altro mestiere.

    1. ehipenny ha detto:

      Come in ogni ambito credo, ma forse al Pronto soccorso ci si aspetta un minimo di presentabilità, mentre certe persone dovrebbero lavorare chiuse in una stanza da sole… è anche per questo che risalta forse 🙂

  5. Fabio Agnelli ha detto:

    No comment. Ho vissuto 10 giorni “normalmente” con fratture varie che al pronto soccorso figo di Milano non avevano manco pronosticato. Ma quella notte c’erano i vecchietti che scivolavano sul ghiaccio!! E la mattina dopo serviva il mio letto in osservazione. Però sul referto hanno scritto che fossi ricoverato in chirurgia. E quando la madre di mio figlio è venuta a trovarmi, ha avuto un mancamento in reception. “Chirurgia, lo stanno operando!” Invece ero in un corridoio. Con i vecchietti pattinatori. Il bello che la sanità italiana è una delle migliori in Europa, perché “gratis”. Vedete un po’ voi.

    1. ehipenny ha detto:

      Sembra un film tragicomico, ma purtroppo è la realtà… la cosa della chirurgia é scandalosa! Ancora peggio sarebbe stato rianimazione o terapia intensiva, ma ormai tutto é possibile credo…

      1. Fabio Agnelli ha detto:

        Credo pure io. Oggi sono stato cazziato malamente e per iscritto da un Ortopedico di 35 anni, penso. Domande trabocchetto del cazzo, io ho un ego del cavolo e ci sono caduto. Stronzi. Vuoi ridere? Sono in malattia, mi hanno investito tornando a casa da lavoro. L’Inail non mi ha ancora pagato lo stipendio di Gennaio ed in più per cavolate ospedaliere sto pagando io tutte le visite. Schtttt !! 🙂

      2. ehipenny ha detto:

        Con te il mondo sanitario italiano pare aver dato il meglio di sé 😂

      3. Fabio Agnelli ha detto:

        Il bello che mi prendono ancora per il culo. Piccolo segreto: quando hai a che fare con certe cose, fare lo strafottente non serve mai. Ma mai, mai. A me viene naturale. Penso di essere uno stronzo.

      4. ehipenny ha detto:

        A me verrebbe invece di essere violenta… almeno a parole 😅

      5. Fabio Agnelli ha detto:

        Ahahaha!! Io quando mi incazzo mi lascio andare a costruzioni verbali e slang malvisto. Divento di una volgarità sarcastica difficilmente sopportabile. “Stai facendo danni, stai facendo danni…. figooooo!!”
        Poi mi pento. 🙂

        Forse.

      6. ehipenny ha detto:

        Hahaha! Io tendo a non essere troppo volgare, piuttosto acida, quello sì 😉 Pentirmi a volte mi pento, ma in certi casi mi convinco che ci voleva 😅

      7. Fabio Agnelli ha detto:

        Io non ce la faccio, mi parte un sarcasmo da supereroe ed infamo con concetti che quello manco capisce. Quindi faccio la figura del saputello laureato in entomologia forense. Senso dell’umorismo bizzarro e stronzo che fa pesare la cultura. Sheldon Cooper, in pratica. Però con una parolaccia ogni 2 parole. Un tenero batuffolo di immondizia caustica.

      8. ehipenny ha detto:

        Beh detta così non mi dispiacerebbe nemmeno sentirti sclerare 😅

      9. Fabio Agnelli ha detto:

        Guarda, a lavoro non è cosa… Però nella vita reale nella vita sembro anche simpatico. A volte. 🙂

      10. ehipenny ha detto:

        A me lo sembri, se può contare 😉

      11. Fabio Agnelli ha detto:

        Come sempre, conta sì!! ^_^ Vorrei un po’ più di simpatia sorridente e meno sarcasmo stronzo, però. Secondo te si impara!?

      12. ehipenny ha detto:

        Beh ognuno ha la propria indole, ma uno stronzo può anche sorridere quindi si, penso si possa riuscire 😆

      13. Fabio Agnelli ha detto:

        Ok, quando avrò risolto altri problemi di salute, di peso, la pace nel mondo e “quanto mi sta sul cazzo la Turchia, ma cucinano da dio”, cercherò di provvedere. 🙂

      14. ehipenny ha detto:

        Ti aspetto col sorriso 😆

  6. silviatico ha detto:

    Ma ai tempi di Dante esistevano i”pronto soccorso”?… Dante li aveva previsti nella sua Divina. E tu ne dai conferma…
    Un saluto ed un fiore

    1. ehipenny ha detto:

      Chi lo sa se Dante era più fortunato? Spero per lui di si! 😅
      Un abbraccio

      1. silviatico ha detto:

        Ho i miei dubbi che fosse stato più fortunato, da questo punto di vista. Non avrebbe mai scritto la Divina, non credi?…

      2. ehipenny ha detto:

        Giusta osservazione 😉

  7. Hadley ha detto:

    Il problema sono i tagli alla sanità, sono sotto personale e ci sono persone che andrebbero licenziate ma dato che sono nel pubblico sono intoccabili, i pochi rimasti ovviamente sono isterici. .. aggiungici l’enorme quantità di persone che vanno al ps per nulla (e sono la maggior parte di quelli che sono lì ) e il mistero è risolto

    1. ehipenny ha detto:

      Verissimo, anche se penso che in fondo chi va al pronto soccorso meriti un’attenzione adeguata, anche se non ha nulla… o comunque che nessuno meriti di essere sgridato o preso a porte in faccia quando sta male… mi ha stupita anche il modo in cui non ti vengono date spiegazioni se non qualche frase brutale e palesemente esagerata… che disastri..

      1. Hadley ha detto:

        Per la mia poca esperienza di ps i peggiori che ho incontrato sono i medici, e io non ero andata per nulla…
        Il problema è che per le non urgenze c’è il medico di base e la guardia medica, ma la gente sembra scordarselo… ci sono persone che hanno portato i figli (non neonati) ma perché hanno vomitato 5 volte in 2 ore… oppure gente che ha la gastrite (e sa di averla) e va al ps perché ha mal di pancia e spara pure di essere ricoverata… e queste sono solo alcune delle storie che mi sono state raccontate dai pazienti stessi pure scocciati perché avevano dovuto aspettare a lungo in ps

      2. ehipenny ha detto:

        Manca totalmente organizzazione, dentro e fuori… e informazione… 🙂

  8. Sephiroth ha detto:

    Potrei scrivere un libro sull’incompetenza di certa gente che “lavora” al pronto soccorso. 😏

    1. ehipenny ha detto:

      Potrei pensarci 😆

  9. 💛💐💛Buon pomeriggio😘💛💐💛 no comment va

    1. ehipenny ha detto:

      Buon weekend! 😘

  10. kikkakonekka ha detto:

    Purtroppo sono stato spesso al Pronto Soccorso, il 75% dei casi per me dato che soffro ai reni.
    In effetti è sempre un terno al lotto, faresti di tutto per poter uscire al più presto, ma i tempi di attesa sono sempre snervatamente lunghi.

    1. ehipenny ha detto:

      Esattamente così, sarà uguale in tutta Italia a quanto pare.. 🙂

  11. therealsadness ha detto:

    Visto che ho provato sia il Pronto Soccorso che la sanità a pagamento (clinica) non cambia granché. Però ultimamente ho imparato che si deve usare la loro stessa tecnica: magari non urlando,ma senza farsi trattare come l’ultimo imbecille.

    1. ehipenny ha detto:

      É una cosa che per carattere mi riesce così difficile… tendo più a scappare da posti popolati in questo modo… 😉

      1. therealsadness ha detto:

        Di solito lo faccio anche io. Ma quando mi hanno trattato, ultimamente, come un’idiota perché non avevo un respiratore a casa (ero tornata la sera prima da Modena dopo la laringectomia di babbo e NESSUNO ci aveva parlato di respiratori) mi sono sentita in dovere di farmi rispettare.
        Anche io non amo il mio lavoro, ma mica ringhio ai clienti.

      2. ehipenny ha detto:

        Hai fatto bene, quando ci vuole ci vuole 😉

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