Estratto immaginario #10

Sedeva nello stesso angolo di paradiso, in quel giardinetto incolto sotto casa sua, accanto alla chiesa, un paradiso per i cani, sia ben chiaro, perché lui proprio non aveva voglia di fermarsi più di dieci minuti. Vi era solo una cosa che avrebbe voluto tanto che accadesse: incontrare lei. Di nuovo. La aspettava come in agosto si aspettano i cicloni polari che portano un poco di fresco. Igor lo strattonava tirando il guinzaglio, era attratto violentemente dai piccioni che pranzavano al centro della strada, ma lui non sembrava avere la minima intenzione di dargli ascolto. Tirava il guinzaglio più che poteva, aspettandosi che Igor si sedesse al suo fianco. In fondo gli avevano detto che era un cane docile e ubbidiente. Fu proprio nel momento in cui stava per perdere la pazienza, e si era alzato con il braccio in alto cercando gli occhi di Igor, ecco, fu in quel momento che la vide, e ogni rabbia gli fu passata in un attimo. Era appena entrata dal cancello opposto, col suo orribile barboncino bianco che sosteneva fosse simile ad un ammasso di lana per i materassi. Decise di raggiungerla per far giocare Igor con quella sottospecie di cagnolino, e intanto cercava nella sua mente le parole giuste per cominciare una conversazione. “Ciao”, “Ehi, ciao. Bel cane”, “Grazie. Cioè, non è mio. È una lunga storia. I miei non volevano vedermi in casa tutta l’estate e mi hanno scaricato lui. È dei miei vicini”, “Sembrate molto affiatati”. Si chinò su Igor e cominciò ad accarezzarlo, a sussurrargli tutte quelle frasi sdolcinate che si dicono ai cani, “Ma come sei bello? Ma quanto sei buono?”. Luca stava per perdere la pazienza, non poteva tollerare che un cane ricevesse maggiori attenzioni di lui. “E il tuo, è un barboncino?”, “È femmina, si chiama Lana”. Sorrise. “C’è un motivo in particolare?”, “Cosa?”, “Per il fatto che si chiama lana”, “No, perché?”. Pensò che se le avesse detto che il suo cane somigliava ad un grumo di lana per materassi non si sarebbero mai più rivisti, così cambiò discorso. “No, niente. Vieni qui tutti i giorni?”, “Non sempre. A Lana non piace andare sempre negli stessi posti”. Annuì. Non aveva il coraggio di chiederle niente, in fondo si conoscevano si e no da due minuti. “Ma… Mi chiedevo se… ecco, visto che entrambi abbiamo un cane, e… dobbiamo portarli a spasso, e… Senti, ti va se un giorno li portiamo in un bel parco grande, insieme? Così ci conosciamo un po’ “. La vide bloccarsi per un solo istante, e poi sorridere senza guardarlo. “Per me va bene. Quando vuoi, tanto ci incontreremo ancora qui, la prossima volta ci mettiamo d’accordo. Ora devo proprio andare”, “Oh… anch’io! Da che parte vai tu?”, “Di là”. Indicò il cancello da cui era entrata. Era dalla parte opposta a quella verso cui avrebbe dovuto dirigersi Luca. “Anch’io”, “Allora andiamo insieme”, “Sì”. Si avviò maledicendo le sue stesse follie che ogni tanto gli venivano in mente, e non c’era verso di proteggersi. “Quanti anni hai?”, chiese lei. “Diciassette. Per la verità, ne faccio diciotto a fine estate. Immagino tu ne abbia… uhm, fammi pensare… Diciannove?”, “Quasi. Venti”, “Wow! Non li dimostri”, “É un complimento?”, chiese ridendo. “Sì! Cioè, direi di si. Non nel senso che sembri più vecchia. Cioè… Neanche piccola. Però…”, “Ho capito. Senti, io sono arrivata. Domani ci sei?”, “Io sì”, “Allora continuiamo domani”. Entrò dal cancello in un giardinetto paradisiaco contornato da aiuole perfettamente curate e fiori. Mentre richiudeva il cancello, si voltò verso Luca: “Per appunto, io son fidanzata”. Fu come ricevere un pugno nello stomaco e dover fingere di stare bene. “La speranza é l’ultima a morire. Intanto possiamo essere amici, no?”, “Certo”. Si salutarono così, e Igor cominciò a tirare il guinzaglio in avanti, rischiando di farlo cadere. “E basta! Ti ho detto di andare piano, falla finta!”. Pensò che sarebbe stata una lunga estate. Lunghissima forse. Ma quella ragazza aveva qualcosa che Luca non aveva mai trovato in nessuno. Non sapeva che cosa fosse, ma aveva una voglia matta di scoprirlo.

5 commenti Aggiungi il tuo

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