L’onda – The wave

Solitamente non è tanto il film in sé che mi colpisce, forse più i suoi dialoghi, le sue immagini, l’attore che si distingue dagli altri. Questa volta, non lo so. Questa volta è diverso. “L’onda” è un film potente, di quelli che gridano il proprio messaggio a gran voce e non lasciano niente al caso.

In una scuola superiore tedesca un professore deve affrontare con i ragazzi il tema dell’autocrazia. Dicono che dalla storia si impari, che gli errori non si possano ripetere, quasi fossero assiomi matematici. E in sette giorni, in una classe di una scuola superiore nasce il nuovo Reich: l’Onda. E’ un film che indaga a fondo le dinamiche sociali, la sottomissione, l’illusione di poter fare qualcosa di grandioso, che portare tutti la stessa divisa abbatta le disuguaglianze ma non l’unicità dell’individuo. Manipolazione. Da dove nasce? Da chi? Forse da chi ha uno scopo, ma non sa come applicarlo. E si diffonde come acqua, si insinua nel sangue di chi ascolta tante belle parole, avvolte dalla menzogna, dalla perfezione quasi teatrale, e si convince di essere in qualche modo migliore, speciale, superiore. Manipolazione che distrugge i singoli ideali e coagula un esercito con un solo cervello, una sola strada da percorrere, un solo obiettivo. Viene messo in luce come la storia, fino ad oggi, non ci abbia insegnato proprio niente.

– Portate qui il traditore! Marco, te lo chiedo davanti a tutti: allora sei con noi, o sei contro di noi?

– Aprite gli occhi, usate il cervello!

– Allora, che ne facciamo del traditore? Che cosa dobbiamo fare di questo traditore?! Bomber, diccelo tu! Che aspetti, dillo! Sei stato tu a trascinarlo qui.

– L’ho fatto perché l’ha chiesto lei.

– Ah, l’hai fatto perché te l’ho chiesto io. E se te lo chiedessi, lo uccideresti? Gli possiamo tagliare la testa, o impiccarlo, o anche escogitare qualche tortura per costringerlo a ubbidire: sono tutte cose che si fanno in una dittatura. 

[…]

Vi siete accorti di quello che è successo? […] Vi ricordate ancora che cosa vi avevo chiesto all’inizio della settimana? Se nel nostro paese sia possibile un’altra dittatura. È appena successo. Il fascismo. Ci siamo ritenuti esseri speciali, migliori di tutti gli altri. Ma la cosa peggiore però è che abbiamo escluso dal gruppo chi non la pensava come noi. Li abbiamo feriti e non voglio immaginare che altro avremmo potuto fare. Io mi scuso con tutti voi. Siamo andati oltre. Io sono andato oltre. Deve finire qui.

(Dal film “L’onda”, 2008)

E allora mi viene da riflettere. Basta così poco? Un uomo carismatico, un paio di camice bianche, l’ambizione? Davvero possiamo mandare tutto all’aria così? La forza delle parole, dei gesti… Ed anche quegli impercettibili accorgimenti che ci vengono imposti dall’alto… Sappiamo davvero uscirne da soli? In fondo è vero, alzarsi in piedi aiuta la circolazione. Aiutarsi a vicenda combatte l’emarginazione. Ma basta un passo, solamente un passo oltre il confine del vero e del giusto, e, fosse anche solo una persona, non la controlli più. Tanti bei valori, tanti progetti comuni, l’unità, le feste, e nello stesso tempo la propaganda che diventa una minaccia, e poi una costrizione, fino a distruggersi da sola e diventare inutile. Ma in sette giorni è nata una dittatura. Come Dio ha creato il mondo, noi siamo in grado di distruggerlo. Nasce quasi come un gioco, un esperimento sociale che perde il controllo di sé stesso. E se da un lato è una conferma e una smentita, dall’altro è un enorme monito. Lasciamo che sia l’Onda a parlare, l’immagine di un gruppo di ragazzi, allevati come bestie, ragazzi fragili pur avendo tutto, i soldi, i vestiti, la fidanzata. Ragazzi illusi che l’Onda fosse una verità. E’ così facile convincerli che sia giusto, che stiano lottando contro il razzismo costruendo immaginarie mura tra i pari, è facile inculcare nelle loro teste l’idea che loro siano il futuro, e che il futuro indossi un’unica divisa. Si fanno promesse, discorsi, si arriva al punto in cui pare tutto sbagliato tranne l’Onda, tutto da reprimere, da punire, da cambiare. “L’ho fatto perché me lo ha chiesto lei”. Avrà avuto diciotto anni. E a diciotto anni era pronto a vendere la propria vita, la propria libertà. Non è ciò che sta accadendo oggi? Non si fanno anche oggi tante promesse, tanti discorsi vuoti, esaltatati? Non muoiono anche oggi tanti giovani, senza che le promesse siano mai state mantenute? Non è forse così attuale questo “esperimento” tanto pericoloso e potente? Basta un passo. Dalle parole ai fatti. Dal volantino propagandistico alla pistola. Sì, anche a diciotto anni. Anche essendo tedeschi. Spirito nazionalistico? Non solo. Tanti sogni. Disagio. Non è pazzia, non possiamo dirlo. Hitler non era più pazzo di tantissimi suoi seguaci; le pietre dei lager non le ha posate lui, il grilletto non lo ha premuto lui. La forza sta nelle parole. La capacità di persuadere, di sedurre il pubblico con giochi pirotecnici, di porsi come un super partes, in qualche modo migliore, ma in cerca di altri uomini migliori come lui. Ecco come nasce la razza. Non è un fatto culturale, etnico, geografico: è un fatto di parole. Anche parole non dette, mani tenute basse, nelle tasche, occhi sinceri. E nascono anche i riti, i simboli, i saluti. Si comincia liberi, si finisce schiavi. E il peggio, forse, è che le menzogne sono in grado di nasconderlo. Progetti che potrebbero continuare all’infinito, prima una settimana, poi due, tre, sempre di più, sempre peggio. Questione di emulazione, magari, paura, bisogno di appartenere a qualcosa, incapacità di riflettere, impossibilità a riflettere. E pensare che è bastato un professore, una classe, un’idea. E non ha vinto né il professore né la classe, ha vinto l’idea, che ha saputo imporsi su qualsiasi differenza di religione, nazionalità, lingua, ed ha creato una nuova cerchia di eletti, convinti di poter dominare il mondo. Sì, a diciotto anni. Forse merita una riflessione, oggi che tanti giovani partono e non tornano indietro, giovani che devono ancora vivere, ma decidono di combattere il diverso, convinti di diventare ogni volta migliori. E’ così che si muore, è così che si uccide. Basta poco, anche una settimana. Poche parole, il rumore della marcia che disturba la lezione sull’anarchia, una partita di pallanuoto finita in una rissa. Si comincia così. E non si può sapere dove finirà.

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. CriticaComunista ha detto:

    Il fascismo è facile da creare…illusioni, uomo forte e violenza. Poi c’è la parte politica che riguarda tante altre cose…

      1. CriticaComunista ha detto:

        Già…

  2. CriticaComunista ha detto:

    Gran film…ce l’ho in DVD!

  3. Neogrigio ha detto:

    l’ho visto, gran bel film!!

  4. Hadley ha detto:

    Io ho letto il libro , mi è piaciuto. ..ma ho comunque dei dubbi sulla veridicità del fatto…

    1. ehipenny ha detto:

      Certo è vero… ma il messaggio ci sta tutto 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Te lo consiglio 🙂
      Un sorriso!

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