Grazie mamma, grazie papà

Papà, grazie. Mamma, grazie. E’ quel grazie che non vi dico mai, ma oggi è il più grande di sempre, perché mi rendo conto dei tanti sacrifici che avete fatto, che fate e che farete per me. Ho un’auto mia. Non riesco quasi a dirlo. Mi sembra così strano, non ricordo nemmeno quando hanno cominciato a cambiare davvero le cose, io a crescere esponenzialmente, voi a guardarmi crescere. Grazie perché mi avete concesso mille e più possibilità, avete realizzato tanti miei desideri, forse pure troppi, e questo è uno di essi. Significa tanto, per me. So quanto possa essere difficile accettare che un figlio abbia un’auto, non è soltanto un regalo come tanti, significa indipendenza, libertà, significa accettare anche che possa partire da solo, o con gli amici, e andare ovunque. E’ un rischio, sì, perché non lo si può più proteggere come un tempo, non lo si può controllare, o mettere in castigo se fa qualcosa di sbagliato, a diciotto anni la responsabilità è la nostra, e ai genitori tocca forse soltanto il compito di starci male. Ma mi avete regalato l’auto che desideravo, ed io vi ringrazio. Vi ringrazio perché non era scontato, non era un obbligo, avrei potuto aspettare, avrei potuto prendere la patente e metterla in un cassetto, ma dietro quei soldi che spendete per me, c’è sempre qualcosa in più. E questa volta ci trovo tanta fiducia. Magari sbaglio, e so che dietro il vostro orgoglio si nasconde anche la paura che possa cambiare tutto, o che io possa farmi male, o fare male agli altri, so che questo gesto vi rende felici e nello stesso tempo più spaventati dal tempo che passa, ma ecco, voglio solo dirvi grazie. Voglio promettervi che guiderò con tutta l’attenzione che mi è possibile, cercherò di rispettare ogni regola, ogni insegnamento, e curerò quest’auto come fosse un gioiello prezioso, prometto che non toglierò gli occhi dalla strada, le mani dal volante, perché non farò la fine di chi è morto sul sedile senza il tempo nemmeno per chiedere scusa a tutti. Prometto che non ascolterò chi mi dirà di andare più veloce, di fare qualche fesseria, di provare, solo una volta, perché tu, papà, me lo hai sempre detto, anche una volta sola può essere fatale. Voglio promettervi che non mi accadrà nulla alla guida di quest’auto nera, e anche se non posso assicurarvi niente, anche se non dipende tutto da me, vi prometto che vincerò. Su tutto. Vi dico grazie, oggi, ed è un grazie che potrei estendere a tutti quei giorni in cui voi c’eravate, con la discrezione di chi vede il proprio figlio crescere e non sa più quali siano i limiti da non superare. Mi rendo conto adesso di quanto è difficile, a volte, ascoltare chi non ha voglia di parlare, ma volergli bene lo stesso, mi rendo conto che da genitori e da figli si fanno tanti errori, spesso si discute, spesso ci si accusa senza riflettere, si dicono cose che non si pensano, ma alla fine si fa sempre la pace. E quindi grazie, perché con voi non mi è mai mancato nulla, sono sempre stata felice, anche quando fuori da quella porta incontravo mille ostacoli e non avevo molta voglia di superarli, è anche grazie a voi se oggi sono qui, a diciotto anni, se faccio ciò che mi piace fare, se inseguo i miei sogni, se ho al mio fianco delle persone meravigliose con cui condividere la vita. Probabilmente saliranno su quest’auto, e vi prometto che non farò loro del male, ma le porterò con i guanti bianchi fino a casa, le proteggerò sulla strada come ho sempre cercato di proteggere questo legame che ci lega, perché voi mi avete insegnato così. L’ho imparato guardandovi, che a volte si fanno anche dei sacrifici per le persone a cui si vuole bene, ed io non le ascolterò se mi chiederanno di premere l’acceleratore, hai capito papà?, tu che me lo ripeti sempre. E’ una responsabilità, vostra e mia, me ne rendo conto. E mi rendo anche conto che alla guida di un’auto è tutto diverso, non si posso fare errori con la certezza che ricadano soltanto su noi stessi, perché sulla strada c’è un fiume di persone, donne, uomini, bambini, e basta un solo istante per distruggere una famiglia, una vita, o di più. Lo so. Mamma, papà, lo so che all’inizio avrete paura a lasciarmi guidare da sola. Ma vi prometto che sarete orgogliosi, come lo siete stati fin’ora, nonostante tutte quelle volte in cui abbiamo discusso, quando ho risposto male, quando ho fatto tardi la sera, quando ho portato a casa dei voti che nemmeno io avrei voluto. Dentro quest’auto sento il profumo della vostra presenza, so che ci sarete sempre, perché in fondo mi avete regalato un simbolo di indipendenza enorme, mi sento grande, ma piccola davanti alla strada, è tutto stranissimo, come per voi. Grazie di tutto. Volevo dirvelo, perché io non ve lo dico mai. Ed anche questa volta è successo tutto così in fretta che non sono riuscita ad abbracciarvi a dovere, per ore. Così ve lo scrivo qui, e quando un giorno, non so quando, leggerete tutto questo, sarà strano per voi quanto lo sarà per me. Prometto che tratterò quest’auto come si merita, perché è frutto di un sacrificio, ed io lo so, perché è frutto anche di tanto impegno, di ricerche, di controlli, di indagini per verificare se fosse quella giusta, è frutto di una spesa grande, per me, soltanto per me, e avreste potuto comprarmi una macchina di trent’anni fa, piccola e traballante, ma non lo avete fatto. Perché volevate che fossi sicura, e quindi grazie. Vi prometto che sarò sicura anch’io. Vi voglio bene. E se avrete mai bisogno, un giorno, sappiate che potrò sempre guidare per voi.

23 pensieri su “Grazie mamma, grazie papà

  1. i genitori fanno i sacrifici quando un figlio/a è meritevole e cosciente che ciò che gli viene donato sia trattato con cura e giudizio; hanno fatto in modo che si realizzasse un tuo sogno e secondo me questa bella lettera a loro destinata la dovresti stampare e donarla loro allegata a una scatola dei loro dolcetti preferiti al più presto ;-)…

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