Uno strano senso di veggenza

Fa della tua mente il tuo migliore amico

(Brahma Kumaris)

Hai presente quando hai la sensazione di poter vedere tutto quello che sta accadendo a chilometri di distanza da te?​

Si prova confusione, voglia di scoprire, di farsi crescere un paio d’ali e scavalcare questi chilometri di distanza, e magari un senso di veggenza, come se lo sguardo fosse in grado di vedere oltre i trecentosessanta gradi. E poi piacere, se si tratta delle persone che amiamo, perché in qualche modo sono riuscite a rimanere nei nostri pensieri nonostante la lontananza, nonostante i chilometri oblianti che molto spesso sbiadiscono i ricordi, i contorni delle immagini. È vero che “A volte le persone sono sole perché costruiscono muri invece che ponti” (N. Brunettini). Muri come oceani invalicabili. Ma si sovrappongono nella nostra testa le sembianze sfocate di chi c’era, ed ora non c’è più, ed è come se tutto quello che fa parte dei ricordi ancora appartenga a loro, immutato nel tempo. Abbiamo la sensazione di conoscere quel mondo distante, impercettibile, e nel mentre ce lo figuriamo come anacronistico, rimasto bloccato a quando quelle persone sono partite. Ci pervade una strana sensazione, di una specie di speranza che le cose siano governate da noi, dai nostri desideri, e ci portano a credere quasi con certezza che quelle persone faranno quello che vogliamo. È l’aspettativa, bruciante, che formuliamo involontariamente davanti alle persone a cui vogliamo bene. Perché? Perché la perfezione non esiste, e allora la si costruisce. Anche a distanza. Ed anche lontano chilometri pare di sentire lo stesso profumo, percepire gli stessi sguardi, le stesse sensazioni di caldo e di freddo, pare d’essere stati trasportati da una nube, senza avere neppure il tempo di riflettere, e capire che a volte è bene anche lasciare andare. “Lasciando andare si ottiene tutto. Il vero vincitore è colui che lascia andare“, diceva Lao Tzu. Vi è un misto di paura in tutto questo, perché non abbiamo certezza di ciò che accade, è soltanto una flebile immaginazione, un sogno avvolto dalla nebbia e dall’impossibilità di scoprire. Si prova una paura strana, di sbagliarsi, di rimanere delusi dalla realtà delle cose, come un vaso che cade in terra e va in frantumi, ci sentiamo in bilico, con lo sguardo proiettato fuori dai confini, e il vuoto che pare un tappeto elastico fragilissimo. È vero? È illusione? Eppure c’è qualcosa che ti martella in testa, e sembra volerti convincere a crederci, perché le persone lontane non hanno perso se stesse, possono essersi nascoste, fatte piccole dietro una maschera perfetta, ma noi in qualche modo lo sappiamo. In quei momenti, è come un raggio di sole che dalla galassia attraversa i vetri della finestra. È limpido come un film proiettato sul muro bianco, un poco sfregiato dal contorno, dalle scritte a pennarello degli studenti, da quel foro mai richiuso. Forse non c’è una spiegazione, è solo questione di sensazioni, di un manuale di istruzioni che anno dopo anno abbiamo compilato. La matematica chiamerebbe in causa la statistica, le probabilità. Io no. Me ne frego. Perché nonostante la paura, il desiderio di salire sul primo volo e abbattere i chilometri di distanza come fossero un muro, nonostante sia anche piacevole contemplare un mondo tutto immaginato, e credere che sia veramente tanto facile, come una formula matematica, costruire l’universo spaziando con la fantasia, ma arriva un momento in cui finisce tutto. Non è che non ci crediamo più, è che giunge ad un certo punto la verità, perché siamo esseri terribilmente razionali, inclini a porci le domande più minuziose, a far crollare le nostre certezze. E mettiamo in conto tutto, perché quando non siamo sicuri di qualche cosa il mondo si trasforma in una ruota infinita, tutto può accadere. E la sensazione di veggenza piano piano si affievolisce, come una melodia appena percepibile che svanisce, nascosta dal caotico fracasso dei pensieri. E riprende a dominare il caos, come quando ci svegliamo la mattina, e scopriamo di essere in ritardo, si corre, si cade, si perdono per strada le chiavi, si torna indietro, ecco: così fanno i pensieri. Perché hanno scoperto un labirinto di infinite altre strade, che non sanno risolvere. Non possiamo essere completamente certi di quello che sta accadendo ora a distanza di chilometri. Non sappiamo ciò che accade nella stanza accanto, figuriamoci. E probabilmente non abbiamo nemmeno il coraggio di rispondere alle nostre stesse domande, perché è quasi più magico abbandonarsi all’immaginazione di un paradiso perfetto, in cui tutto gira armonicamente, tutto è esattamente dove dovrebbe essere. Ci crediamo, perché è una bella favola, e da bambini ci hanno insegnato a credere alle favole. E così costuiamo ponti d’aria, che la verità demolisce pezzo dopo pezzo, ma un bel viaggio, in fondo, lo abbiamo fatto. Vero quanto basta per ricordare chiaramente i colori e i profumi di quel rettangolo di realtà, e chimerico al punto da trattarlo, in fondo, come un romanzo d’amore. 

Io non sono d’accordo con quello che penso, sono d’accordo con quello che sento

(Alejandro Jodorowsky)

8 commenti Aggiungi il tuo

  1. Giuliana ha detto:

    siamo un vaso in bilico sull’orlo di un tavolo? forse, non so, ci immaginiamo cose che sono solo nei nostri pensieri-desideri e poi ci scontriamo con la cruda realtà? forse.
    Io credo che siamo solo delle anime incastrate in un corpo che ci frega in continuo con le sue esigenze disturbando la nostra spiritualità che vorrebbe andare oltre quei chilometri, oltre quei muri che ci separano dai nostri desideri

    1. ehipenny ha detto:

      Anche tu hai ragione… quella del vaso probabilmente è solo una sensazione, una condizione solo emotiva… ma fuori c’è il concreto 🙂

      1. Giuliana ha detto:

        sei una dolcezza ❤

      2. ehipenny ha detto:

        Ma grazie, anche tu 😘

  2. Erik ha detto:

    post a cui rimarrò molto legato nel tempo…

    personalmente credo di essere molto amico della mia mente e credo molto in quei momenti che generano la sensazione di veggenza… 😛

    1. ehipenny ha detto:

      Ma grazie! Ci credo molto anch’io 😉
      E grazie di avere letto :))

  3. kikkakonekka ha detto:

    Io invece non credo di essere amicissimo della mia mente, o meglio con una parte di essa.
    Sono razionale e ‘matematico’ nel mio ragionare, e questo mi piace.
    Per sono debole caratetrialmente e ho molte ‘paturnie’, e questo non va bene.
    Diciamo che dipende dai giorni.

    1. ehipenny ha detto:

      Io non sono per nulla matematica invece… ma ognuno ha la propria mente;)

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