Voti

C’è chi dice che si studia per il piacere di farlo. Come negarlo? Ma fin da bambini non fanno altro che valutarci, assegnare al nostro nome un voto, un numero che racchiuda in sé il nostro percorso di conoscenza. E allora un poco si studia anche per quello. E’ inevitabile. Si studia ciò che non piace, si cerca di capire quella dannata pagina del libro di scienze che vorremmo solo bruciare, si prova a svolgere quel maledetto esercizio incomprensibile di matematica. Sono forse i primi difficili sacrifici della nostra vita, e chissà quanti altri ne incontreremo. Ma dietro ad ogni numero scritto sul registro di classe c’è una storia sempre diversa. Come il primo quattro preso alle scuole elementari, un evento epocale, il primo quattro rosso che nasconde dietro di sé la televisione accesa tutto il pomeriggio, il sapore aspro della sconfitta, la sgridata della mamma, la vergogna. O quel sei meno strappato per pietà al professore di latino, fatto di sudore, paura, speranza, una campanella protettrice, una versione aggrovigliata e in parte improvvisata. E poi c’è quell’otto, quello del tema di italiano. Una conquista, e in quel momento avrei soltanto voluto correre per il corridoio con il foglio in mano. Perché non è vero che il voto non è importante, il voto è un numero che nel suo tratto di penna racconta come quel tema lo ricorderò per sempre. Ricorderò di quando il professore lo ha definito un ottimo lavoro, ed io che pensavo di essere un’ombra, quella al risultato giusto non ci arrivava mai, mi sono sentita emergere tra le onde davanti alla classe, orgogliosa per la prima volta di un voto tanto importante per me. Perché poi mi sento dire da lontano che scrivo da dio, proprio da quella persona così distante e incompatibile con me, e mi partirebbe un dito medio al mondo intero, che mai avrebbe indicato il mio tema oscuro come migliore, forse per il nome, forse per le cancellature. Tutto questo è racchiuso dietro quell’otto tondeggiante. E’ una rivincita, e in qualche modo sento di aver scavato un’altro passo del mio percorso, che non lo so dove mi porterà esattamente, forse dietro casa mia, o forse lontano, lontano da chi pensa che un voto possa scrivere un’esistenza. E’ la storia che c’è dietro, le avventure e la fatica, a fare di un voto un primo traguardo. Perché è inutile fantasticare, a scuola, al lavoro, ci sarà sempre una persona che giudicherà il nostro impegno, e a volte nemmeno quello, a volte solo i nostri risultati, senza guardare oltre. E non importa se sarà un otto, un quattro, o un pericoloso sei meno in equilibrio, perché dietro ad ogni numero ci siamo noi. Perfino davanti pare riflettersi il nostro sguardo timoroso alla consegna dei compiti, e quello del professore che, serio, dice di voler leggere ad alta voce il mio. Minuti interminabili davanti ad un voto che pare un miraggio, e quel tema l’ho letto davvero, io, rompendo il silenzio e dominando la classe con i miei fogli stropicciati in mano. Non si studia per il voto, ma c’è un mondo intero dietro ad ogni numero. Come la voglia bruciante di dimostrare che ci sono anche io, non lo so a chi, forse a me stessa, la voglia di sbattere quel compito in faccia a chi non mi ha nemmeno mai vista veramente ed ora pare volersi inginocchiare a forza di complimenti. Ma forse più di tutto, la voglia di andare alla cattedra e raggiungere quell’ostico professore, guardarlo scrivere in rosso un otto tutto tondo e tornare al posto fingendo di non aver letto bene, guardare e riguardare quel voto, e poi voltarsi, aspettando che quelle persone mmi chiedano il mio voto. E’ un senso di sicurezza, una strana gioia carica di emozione, è quella sensazione di confusione, come se quell’otto fosse una martellata che rimbomba nelle navate di una chiesa. E’ piacevole, e nello stesso tempo prevale il desiderio di tornare al proprio banco, e fotografare con lo sguardo quel compito speciale. Non perché sia un otto o il migliore della classe, ma perché qualcuno le mie parole le ha capite, e questa è la soddisfazione più grande.

Un voto parla, nel bene e nel male, un voto pesa, un voto profuma, e a volte un voto mente. Non lasciamo che sai un voto a cambiare una giornata o a tracciare il nostro percorso, ma per anche solo un istante, ascoltiamo quel voto, perché potrebbe anche dire qualcosa di interessante.

Quando la vita è dolce, ringrazia e festeggia. E quando la vita è amara, ringrazia e cresci

(Shauna Niequist)

La vita, e i voti.

26 commenti Aggiungi il tuo

  1. claudio80to ha detto:

    Ci sono molte emozioni, belle e brutte, raccolte in quei voti. Col senno di poi forse ci identifichiamo troppo con questi voti. E’ vero che ovunque qualcuno ci giudicherà sempre, ma non e’ giusto far dipendere la nostra autostima e la nostra personalità dal numero espresso da altre persone. Grazie mille per lo spunto di riflessione. Molto prezioso.

    1. ehipenny ha detto:

      Condivido con tutto ciò che hai scritto, grazie a te per il bel commento! Mi fa piacere che i miei post siano spunto di riflessione, è bello condividere 😉

  2. CriticaComunista ha detto:

    Bel post 🙂

    Vai in mail poi 😉

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie mille! :))

      1. CriticaComunista ha detto:

        Prego…ho risposto!

  3. Vittorio Tatti ha detto:

    In realtà, se corretto, è proprio il voto a dover tracciare il nostro profilo: oltre a farci scoprire le nostre attitudini, può essere un segnale d’allerta (uno che va male in matematica, dovrebbe rifletterci bene, prima di scegliere di diventare ingegnere e costruire un ponte che crolla al primo colpo di vento).

    1. ehipenny ha detto:

      Certo tu hai ragione… ma è vero anche che a volte quei voti non rispecchiano la realtà… lo dico perché a scuola noto come certi professori diano voti in base al cognome e al curriculum scolastico piuttosto che in base alla verifica stessa, oppure voti senza criterio… é possibile anche questo, purtroppo..

      1. Vittorio Tatti ha detto:

        Infatti ci sono anche tanti “professionisti” incompetenti, a svolgere molti lavori.

      2. ehipenny ha detto:

        È vero, non solo a scuola..

  4. Emozioni ha detto:

    Voti = ricordi di scuola. E c’è sempre un’ insegnante che ci resta nel cuore. Per il suo sorriso, perché ti fa amare la materia che spiega, perché sa incoraggiare , perché ti fa comprendere che puoi sempre migliorare. Perché, se anche gli chiedi di rispiegarti l’argomento, non sbuffa e non ti fa sentire uno stupido.
    Ti piace perché sa appassionare, perché usa un tono di voce caldo e perché sa guadagnarsi rispetto anche senza urlare.
    E allora resteranno lì, stampate nell’anima, le emozioni dai riflessi colorati .
    Perché lui ti ha fatto sentire importante e ha sempre creduto in te……..

    1. ehipenny ha detto:

      Hai descritto il mio professore e mi sono quasi emozionata, grazie davvero :)) il bello della scuola é anche questo, ed è ciò che mancherà quando sarò all’università… professori così sono rari ma sono speciali

  5. marzia ha detto:

    Mio marito è stato professore, chissà come ti commenterebbe

    😀

    La massima di Shauna Niequist ( che non conosco) è da tenere come fil rouge

    1. ehipenny ha detto:

      Non la conoscevo nemmeno io questa massima, merito del calendario filosofico che ho in camera 😆
      Sarebbe interessante leggere il commento di un professore 😉

      1. marzia ha detto:

        Ok, non ama molto i blog.
        Glielo devo trascrivere il post e vediamo se gli va di scriverti qualcosa..
        Ti faccio una raccomandazione!!
        😀

      2. ehipenny ha detto:

        Hahaha sembra quasi disonesto detta così 😛

      3. marzia ha detto:

        Fatto…ho argomenti convincenti 😛

  6. bravissima!!!! troppe verità…..!

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie infinite! La scuola insegna anche attraverso i voti 😉

  7. kikkakonekka ha detto:

    Bel post.
    Ti meriti un ottimo voto.
    8 andrebbe bene?

    1. ehipenny ha detto:

      E come no! Lo porto al professore allora 😀

  8. marzia ha detto:

    Per mia “intercessione” mio marito ti ha letta..
    Lascio, pertanto, a lui la parola.

    Di voti ne ho presi tanti e ne ho dati tanti, belli e brutti.
    La difficoltà vera è stata sempre quella di dovermi dibattere
    tra una rigida valutazione del contenuto che il voto doveva
    esprimere e quella di forzare questo passaggio ed
    aggiungere ad esso una prospettiva.Diverse mie alunne
    oggi sono insegnanti universitarie e non vogliono
    assolutamente che vada sentire una loro lezione.
    Avranno ancora paura del mio voto?
    Donato Nicola Rizzo

    1. ehipenny ha detto:

      Beh va riconosciuto che in pochi forse cercano di aggiungere al voto una prospettiva… secondo me le tue alunne non hanno paura del voto, ma del confronto con un insegnante così 😉

  9. marzia ha detto:

    Ho sempre dato il lei sia alle alunne sia agli alunni. Alcune di loro sono state delle abili conduttrici nei cortometraggi che ho girato e due di esse lo sono in un corto che ho presentato alla Rassegna Mondiale del Cinema Archeologico in Oregon.Il puro voto sui contenuti del loro lavoro avrà avuto una sua importanza o è la bravura e l’impegno che le caratterizzavano nello studio e nel porsi difronte ai problemi che mi ha convinto delle loro capacità? Credo fermamente che sia la seconda affermazione ad averla vinta.

    1. ehipenny ha detto:

      E penso sia proprio questa seconda che dovrebbe rispecchiare i voti e il mondo della scuola :)) Scusa il ritardo con cui rispondo 😉

  10. marzia ha detto:

    p.s. sono Marzia

    Mio marito mi ha monopolizzato il Pc per 15 minuti alla volta risponderti. 🙂

  11. marzia ha detto:

    *per risponderti

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