Nonna…

Nonna, oggi piove a dirotto, e la casa è vuota, suona di silenzio. 

Provo a studiare, sai, ho cominciato scuola guida, e i segnali di pericolo proprio non mi entrano in testa. Vorrei tanto che le cose potessero aggiustarsi ora, e invece non posso farci niente. 

Quella malattia bastarda ti ha portato via in pochi mesi, prima l’appetito, poi i capelli, la carne, la forza, il Sorriso. Vorrei poter dire che io ci sono sempre stata, ma non è così. Non ci sono oggi e non ci sono stata nell’ultima settimana, forse due, ma so che tu non lo avresti mai permesso. Hai sempre cercato di difendermi da tutto, nonna, e di questo tutto la vita è un grande frullato. Hai cercato di difendermi da te, quando ormai eri più sofferenza che vita, quando ancora correvi trascinando le ciabatte ad aprirmi la porta. 

L’ultima volta che ti ho vista è stato al ritorno dalle vacanze, ho ancora in bocca il sapore della ciambella del Mulino Bianco che avevi comprato per me. Lo so che è stato come arrendersi, per te, abituata a non crollare mai, eppure qualcosa si è rotto, ed io non ce la faccio. 

Stronza! Stronza malattia che divori i giorni più colorati, illuminando le notti con la prospettiva della morte imminente. Perfida, perché io ci ho sempre sperato, e per qualche strano motivo ancora non riesco a piangere. 

Non riesco a immaginarti inerte su di un letto, non riesco a immaginare mia madre distrutta dal dolore, non riesco a pensare al nonno che con te ha vissuto una vita intera, e vorrei correre da lui e dargli quell’abbracciatona che era il nostro saluto, e non lasciarlo mai. 

Mi manca il coraggio. Sono vigliacca, come quella malattia che ti sta portando via minuto dopo minuto. Non ti ho raccontato come è andato l’inizio della scuola, come sono i professori nuovi, se sono felice, se sono preoccupata, se sto male per te. 

A volte mi chiedo se non ci sia qualcosa di sbagliato in me, quando non riesco a smettere di pensarti ma tutto ciò che mi passa per la testa pare così assurdo che nemmeno ci credo. Me lo dicono, ne parlano tutti, ed io sorrido. Sono stronza anch’io?

Ho paura, lo ammetto. Ho paura che la verità mi travolga all’improvviso come questa pioggia che scende e bagna i vetri, ho paura che la tua assenza irrompa tra le lacrime di mia madre, e che l’istinto mi porti a fuggire da tutto questo. Ho paura di sentire la tua mancanza, di sognarti la notte ancora un poco sovrappeso, con quei capelli biondi che sistemavi con un gesto molto simile al mio, e…

L’ho detto a un’amica, dovevo dirlo a qualcuno. Ma ancora non riesco ad essere nemmeno triste. È una sensazione strana, come di un vuoto che si fa strada dentro i miei pensieri, e sbraita contro quella maledetta malattia che distrugge le famiglie. 

Ricordo quando trascorrevo l’estate a casa tua, e il nonno mi portava ai giardini a giocare con il pallone, e poi tornavo a casa e tu mi costringevi a togliere la canottiera, e mi asciugavi la schiena con un asciugamano. Preparavi il pranzo, e poi ti sedevi in cucina a leggere il giornale nella penombra, perché faceva davvero caldo, ma tu a dormire non ci andavi mai. Quando era l’ora della merenda, mi aprivi uno di quei gelati confezionati, il Maxibon mini che io adoravo e tu lo sapevi, e rimanevi con me, a guardarmi mentre lo divoravo. Ricordo quei giorni come se fosse ieri, come se gli anni non fossero mai passati. 

E invece ho iniziato le scuole medie. Ricordo quando venivi a casa mia a prepararmi da mangiare, spaghetti con il tuo ragù al prosciutto che avrei mangiato a cucchiaiate, e in quei momenti, che sciocca, io non ti volevo. Sarà l’età, sarò io che non capivo che il per sempre non esiste, ma non ti volevo. E ti lasciavo a lavare i piatti da sola, in silenzio, come se improvvisamente la casa sembrasse più grande di me. 

Nonna, mi sento in colpa adesso, per non averti dato tutto quello che tu hai dato a me. Come faccio? Ormai sono qui, nella mia casa vuota, e fuori piove. Non verrai più con il tuo carico di borse pieno di regali, la crescenta del fornaio, i biscotti al cioccolato, il grattaevinci, una banconota per me. Non chiamerai più a casa, non mi scriverai più nessun messaggio al cellulare, sarai silenzio, solo un insopportabile silenzio. Parlerai dentro di me di tutti quei giorni passati assieme, quei ricordi indelebili che ora iniziano a far male. 

E avrò sempre il rimpianto di non averti detto abbastanza, mai un ti voglio bene, nemmeno un bacino nelle ultime settimane della tua vita. Vorrei tornare indietro, nonna. Vorrei che fossimo andati in montagna per quel weekend che ti avevamo promesso, e invece nessuno è mai partito. Il tempo ci è sfuggito di mano, a tutti. Pensavo che ti avrei rivista per l’ultima volta, e segretamente ti avrei detto addio, mentre ora siedo alla mia scrivania cercando di ricordarti mentre aprivi la bottiglietta d’acqua con lo schiaccianoci.

Nonna, so che eri forte. È solo che il tumore lo è ancora di più. Non guarda in faccia a nessuno. 

Ho capito che ti avrei persa quando sono venuta in ospedale, e tu hai stretto forte al petto la calamita che ti avevo portato dalla gita scolastica, come se fosse l’ultimo mio ricordo tangibile, ecco, in quel momento mi si è stretto il cuore.

Nonna, cazzo, torna qui. 

Ho bisogno di te, ho bisogno di sapere che ci sarai quando compirò diciotto anni e mi sentirò terribilmente in imbarazzo alla mia festa, ho bisogno di sapere che mi guarderai guidare la mia prima macchina fino a casa tua, ho bisogno di sapere che potrò tornare da te per mangiare il Maxibon mini che tenevi sempre in casa, ho bisogno che mi aiuti a scegliere l’università, perché io non so proprio dove andare, ho bisogno che mi dici che andrà tutto bene, ti prego.

Torna indietro, torna a casa mia, forte come un tempo. Sono stata assente, e mi dispiace. Ma non sono pronta a lasciarti andare. Non adesso. Ho solo… bisogno di stringerti la mano.

Il nonno, lo hai scelto bene. È qui, che si fa coraggio, che si asciuga le lacrime con le dita, che vive anche per te, e come te mi allunga la banconota azzurra che ora pesa come un mattone. Mi ha chiesto di andarlo a trovare. Sai, saresti orgogliosa di lui. È così, come te… gli brillano gli occhi quando pronuncia il tuo nome, ti ama, e ti amerà sempre, te lo posso giurare. Nonna, da lassù, se puoi, proteggilo. Fa che ogni mattina la tua assenza nel vostro letto sia come una carezza, fa che trovi sempre la forza di andare avanti, di chiedere aiuto, di parlare. Stagli vicino, perché quando l’ho abbracciato, nonna, mi è parso di sentire anche il tuo corpo.

Nonna, scusami per tutto, ma non ce la faccio a vedere la tua casa vuota, la radio spenta, la macchina del caffè impolverata. Quando sarai in cielo, non so se ci crederò, ma ti assicuro che mi ricorderò sempre di te, di tutto quello che mi hai donato, e di tutti i nostri momenti assieme. Questo Natale sarà diverso. D’ora in poi tutto sarà diverso da prima. E questa notte, prima di ogni altra notte, sentirò la tua mancanza e quella della mamma, accanto a te fino al tuo ultimo respiro. Ti abbraccerà da parte mia. E mi abbraccerà da parte tua.

Nonna, addio. E grazie di tutti questi anni assieme. Scusami se non ho pianto per te, ma non lo so come funziono, a volte non mi capisco. Soltanto davanti al nonno provo una fitta allo stomaco che mi fa uscire le lacrime. È un puzzle incompleto, senza di te. E lo sarà sempre. Ti amavano tutti. Ti ameranno tutti, anche quelli che se ne sono già andati. Io sarò sempre qui. E lì con te. 

30 pensieri su “Nonna…

  1. Sai forse non serve piangere. Già aver scritto tutto questo è una reazione potente. È aprirsi a una pagina bianca ed esternare ciò che di più vero c’è dentro di te…Che siano emozioni o ricordi. E io spesso non riesco a farlo nemmeno dopo giorni di lacrime.

    ❤Gli abbracci virtuali non sono come quelli veri ma il mio te lo lascio lo stesso❤❤

    • Ti ringrazio davvero tanto! Non è facile nemmeno esprimere tutto quello che penso, in parte non lo capisco nemmeno io… ma volevo che questo blog contenesse un pezzetto anche di lei, lo meritava :))
      Ricambio di cuore l’abbraccio ❤

  2. Il tuo, nonostante tutto, è un canto d’amore e di riconoscenza..
    Non sentirti in colpa..
    E’ capitato anche a me con mia madre di fuggire e avevo oltre 50 anni.
    Alla perdita spesso non siamo mai abbastanza preparati…
    La tua deve essere stata una nonna da favola e di certo lei abita dentro di te più di quanto tu pensi..
    Il suo vuoto grida.
    Un abbraccio

  3. Non avere rimpianti penny, hai fatto quel che sentivi in quei momenti e va bene così… Non ti incolpare di nulla. Cerca solo di capire cosa provi adesso ma senza pensare al passato. Certe cose ti mancheranno ovvio, ma sono ricordi belli così. Hai avuto la fortuna di vivere con lei tante situazioni… e sembra retorico ma la sentirai ancora quando meno te l’aspetti. I legami non si distruggono mai. E non pensare che esiste un modo giusto di reagire o uno sbagliato. Esiste il tuo e basta..

  4. Il dolore mette paura, il rimpianto ancor di più, ma la tua nonna è dentro di te.
    Non è più corpo, ma anima, spirito, e finchè tu la ricordi nulla sarà perso.
    Ti abbraccio. Coraggio Penny, la vita, anche se mi costa dirlo, è anche questa.

  5. Pingback: Second’anno – Per Ferragosto altri 3 ricordi | ilmondodelleparole

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