Fatti o parole?

Giornate che sembrano infinite. Pomeriggi che sembrano non valere niente. Inutili conti alla rovescia in attesa di un tempo che non arriva mai. Parole che, dicono, non servono che a fantasticare. Azioni racchiuse tra le cinque dita della mano. Voglia di non fare niente, perché niente sembra utile a questo pomeriggio che scorre lento. Voglia di fregarmene di tutto e spendere una miriade di parole al vento, fino ad avere la bocca secca, fino a non sentirmi più la lingua. Dimostrare che le parole servono, sì, a noi stessi. Parlare serve. Serve quando si è arrabbiati, tristi, delusi, e poi felici, fieri, soddisfatti. Parlare serve a condividere, ad aiutare, a comunicare. Siamo nati esseri umani, e di parole è costruita la nostra essenza, parole con infinite strade da percorrere, dal primo “Mamma” del neonato al primo “Vaffanculo”. E non dite che non serve, perché non vi è solo l’emozione di osservare un figlio, ma il nostro sguardo che si illumina dinnanzi al miracolo della vita. Pensieri rivolti a chi dice “I fatti, sempre”. Ma con le parole si costruisce, si lega, si crea, si plasmano opere d’arte, come i libri, i film, le poesie, le canzoni, e saranno anche azioni, ma prima di tutto viene sempre la parola. Ricordo quando da bambina, dopo un litigio, dicevano di non usare le mani, di parlare e di chiarire. Altre parole. Quelle che a volte possono salvarti la vita più di mille azioni. Quelle stesse parole che sono qui a rigurgitare su di un foglio di carta, e domani potrebbero non significare più niente, perché domani potrei svegliarmi con un’improvvisa voglia di agire. Ma non sono qui per schierarmi dinnanzi ad un dualismo di concezioni. Non mi pongo che una domanda: fatti o parole? Ma credo che esista un tempo per i fatti e un tempo per le parole. È un equilibrio fragile, che potrebbe portare alla scelta sbagliata, a una rinuncia, a un’azione fuori luogo. Ma bisogna correre il rischio. Ed anche ammettere che la vita non è soltanto bianco o soltanto nero, non è un concetto unico e fine a sè stesso, con dei confini ed un ferreo regolamento scritto. Non è una guerra sul campo e non è una campagna elettorale. Fatti o parole? Fatti e parole. Assieme. A intervalli. Come un pendolo.

La cosa più pericolosa da fare è rimanere immobili

(William Burroughs)

Come negarlo? Come mettere in discussione la nostra natura di esseri umani inclini al fare? Facciamo ogni giorno, e a volte ci trasformiamo in eroi, altre volte ci facciamo male, succede, non è troppo diverso da quando da bambini ci gridavano di non correre, e noi correvamo lo stesso. Ma bastano davvero solo le azioni? Potremmo davvero vivere senza parole? Quelle parole che stanno alla base di ogni cosa, delle emozioni, di ogni giornata, della nostra stessa sopravvivenza, perché se non sapessimo che il pomodoro si chiama pomodoro, come potremmo mangiare? E cosa sarebbe l’amore, l’amicizia, senza le parole? 

Mantieni coloro che ami vicino a te, dì loro all’orecchio quanto ne hai bisogno, analisi e trattali bene… prenditi tempo per dir loro “mi dispiace”, “perdonami”, “per piacere”, “grazie”, e tutte le parole d’amore che conosci

(Gabriel Garcia Marquez)

Non sono forse le parole qualcosa di insostituibile, con la loro forza, la loro delicatezza, il loro potere, la loro mutabilità, la capacità di essere false oppure vere fino al midollo? E per un compleanno, per un biglietto, una lettera, non basta soltanto trovare le parole giuste? Vuote azioni eclatanti, spese, soldi fatti girare di mano in mano, sentimenti illeggibili nascosti in un pacchetto col nome sopra, e si perde così l’uso della parola e dei congiuntivi, quella messa a rischio da emoticons e abbreviazioni opprimenti. Ma un’azione non basta. Ci sono casi in cui non basta. Casi in cui è inutile. Come quel litigio, quando eravamo bambini, e la mamma ci costringeva a chiedere scusa. Oppure, come scrive Randolph Frederick Pausch, 

Quando fai qualcosa di sbagliato e nessuno si prende la briga di dirtelo, significa che è meglio cambiare aria. Chi ti critica lo fa perché ti ama e ti ha a cuore“. (Aggiungo io: oppure perché è invidioso.)

Il silenzio forzato a volte può diventare la più grande bugia, e ferire, molto, più di quanto immaginiamo, dietro alla domanda “Perché non me lo hai detto?”. Fatti o parole? Fatti e parole. Perchè un colpo di stato non mette fine ai problemi, ma non ci riesce nemmeno il predicatore. Per ogni cosa c’è il momento di dire e il momento di fare. Come in amore, in amicizia, nella vita. Così come noi, anime libere, abbiamo bisogno di dire, a volte di urlare, e di fare, a tratti strafare, per imparare dai nostri errori quell’equilibrio così particolare di cui a mala pena ci accorgiamo. 

La direzione del proprio cammino la si trova solo quando si agisce

(Hernan Huarache Mamani)

E questa è l’ultima verità,  forse più vera di tutto ciò che ho scritto confusamente sul mio pezzo di carta. Ma a volte l’azione può essere anche solo una parola, e richiedere fatica, impegno, sacrificio, “scusami”, “Ti amo”, “Ci sono”, “Te lo prometto”. A volte. Quando il pendolo ritocca dalla parte giusta. Quando ci sentiamo pieni di parole. 

Fatti o parole? Fatti e parole.

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. Vittorio Tatti ha detto:

    Non so…
    Dopo varie esperienze personali, ormai dubito dell’utilità delle parole (sebbene le utilizzi anche io).
    Come scrivi alla fine, non possono essere avere indipendenza dai fatti.

    1. ehipenny ha detto:

      Infatti penso anche io, devono essere usate con cautela… scrivendo questo post ho seguito abbastanza i miei pensieri, forse è un po’ confuso ma la conclusione è quella che ho scritto alla fine :))

  2. Vane sono le parole se non ci sono i fatti .

    1. ehipenny ha detto:

      Questo è vero… 🙂

  3. Viaggiando con Bea ha detto:

    Ma quanto hai scritto!! Sembri arrabbiata! Anch’io sono per le parole, per i chiarimenti ma, ahimè, a volte nessuno ti ascolta. Sono d’accordo con il pensiero di lemieemozioni :le parole senza i fatti sono vane.

    1. ehipenny ha detto:

      Hahaha mi sono lasciata prendere, è tutto un po’ confuso perché ho quasi cambiato le idee mentre scrivevo 😀 condivido il tuo riassunto 😉

  4. Silvia ha detto:

    Meglio di così non potevi spiegarlo, hai ragione, hanno bisogno l’una dell’altra! Le parole sono belle e servono, ma se poi non sono affiancate e rafforzate dai fatti perdono valore, si disperdono nell’aria e non lasciano nulla….. E non hai fatto per nulla confusione, anzi, hai affrontato il quesito, non di certo facile molto bene 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Grazie infinite! Il discorso era nato dalla discussione tranquilla con un altro Blogger e volevo scrivere ciò che pensavo, in effetti non è stato facile 😉
      Un sorriso!

  5. kikkakonekka ha detto:

    Secondo me dipende dal contesto.
    In famiglia, con mio figlio, servono sia le parole (insegnamenti, moniti), che fatti (buoni esempi).
    A lavoro servono maggiormente i fatti.
    Nell’ambito dei rapporti personali forse le parole valgono di più.

    1. ehipenny ha detto:

      Anche questa è una differenza interessante, hai ragione :))

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