Lettera per i 18 anni di N.

Cara N., che strano scriverti, oggi. Non ci parliamo da tanto, da quell’inizio giugno che è stato per noi un bel mese, quello della gita scolastica e dell’estate. Ma che dire… Non siamo amiche. Inutile fingere, siamo troppo diverse, o forse semplicemente incompatibili, per poter andare d’accordo. Rileggo i messaggi che ci siamo scambiate, e ritrovo ancora quella discussione unilaterale a cui non ho avuto il coraggio di rispondere, quella che tante volte ha risuonato nella mia testa guardandoti, con la paura di dire la cosa sbagliata.  Mi accusavi, tu, ed io non sono mai riuscita a difendermi davanti a te. Non lo so perché, ma il tuo sguardo è qualcosa di pungente, come una sbarra di ferro che mi preme lo stomaco. È sempre stato così. Quando ci siamo conosciute, ti avevo chiesto se il banco accanto al tuo fosse libero, e tu mi hai risposto di si. Ricordi? È stato strano, parlavamo poco, e alla fine quasi mai. Non era colpa tua, e forse non era semplicemente una colpa. Ma ogni volta che mi sono trovata accanto a te le parole mi sono morte in gola. Hai quella capacità di farti dare ragione, in un modo che non capisco. E con il tempo ci siamo avvicinate e allontanate, senza essere mai riuscita a capirti, e forse nemmeno tu hai davvero capito chi sono io. Qualcosa ci ha unite, e non posso negarlo. In un periodo in cui avevo bisogno di qualcuno, tu c’eri, con il tuo carattere particolare e un’emotività che non sono ancora riuscita a leggere. Ma le cose sono cambiate, noi siamo cambiate, così come non siamo mai state uguali. Come quando per merenda ti porti sempre un sacchetto di roba, mentre io ho a mala pena i soldi per il caffè. Percorriamo due strade differenti, io quella della serietà, della timidezza, degli abiti scuri, e tu così sicura, cammini come su di una trave, circondata dalle amiche chiassose e fosforescenti che conosco anch’io. Ma é un mondo che non mi appartiene. Ho provato ad entrarci in punta di piedi, ma non era giusto, lo so, né per me nè per te. L’ho capito forse in ritardo, e non nascondo che a volte mi manca quel mondo che per pochi mesi mi ha travolta. Cosa resta tra di noi? Poco. E anche se a volte qualche parola fa nascere un discorso, mi resta il tuo sguardo impresso negli occhi, e per qualche motivo mi sento piccola davanti a te. Siamo simili in tante cose ma così distanti… È che non ho nemmeno voglia di litigare, non con te, non per quei motivi futili che tante volte ci hanno fatto guardare con freddezza. Eppure è come se qualcosa fosse stato posto tra noi due per tenerci lontane. Ecco, oggi, oggi è strano scriverti. L’ultima volta che mi hai scritto era pomeriggio, me lo ricordo, e non ti ho mai risposto. Vorrei risponderti oggi che ho ragione io, che non sono mai riuscita a trovare le frasi giuste al momento giusto, che ci sono stata male, costretta da me stessa ad abbassare la testa in silenzio. Ma ti dirò solo auguri. Nella mia essenzialità, auguri. Auguri perché nonostante tutto qualcosa lo abbiamo condiviso, qualche frammento, qualche piccolo desiderio, e quella lotta costante contro i genitori protettivi che mi ha fatto provare curiosità per te. Auguri perché non ci vediamo da tanto, ma anche questo compleanno me lo sono ricordata. Auguri perché grazie a te ho conosciuto tante cose, quella serie TV delle casalinghe disperate, e la tua mania di mandarci la buonanotte con un selfie in pigiama. Pensa che io, nostalgica, lo so, conservo ancora quei tuoi messaggi vocali che mi facevano ridere sdraiata sul letto. Ricordo forse tutto di quei momenti passati assieme, ma ora non ha senso rimpiangere qualcosa che è nato e finito nello stesso tempo. Non era il mio mondo, quello. E tu lo sapevi. Lo sai anche adesso che siamo due pianeti troppo distanti per incrociare le nostre orbite. Quindi, auguri e basta. Te lo scrivo, oggi, recuperando il tuo nome sul fondo dei miei contatti, e ancora una volta mi soffermo a ripensare a quando abbiamo condiviso la stessa camera d’albergo in gita scolastica, o quando abbiamo mangiato insieme al McDonald’s, o ancora quando a pallavolo siamo rimaste in panchina, noi due incapaci. Tutto questo mi riporta indietro nel tempo, a quando ancora non avevo visto sui tuoi occhi avversità verso di me. Non la trovo giusta, ora, ma in qualche modo mi aspettavo che sarebbe finita così. Quindi ti dirò solo auguri. Niente giri di parole, niente ghirigori, niente silenzi di quelli che senti il bisogno di riempire. È solo che tu hai quel coraggio che io non ho. Come il coraggio di scriverti sul diario il mio compleanno, e voltarti durante la lezione per farmi gli auguri. Hai il coraggio di essere te stessa fino in fondo, e per questo ti invidio. Ma ti auguro che questi tuoi diciotto anni ti accompagnino attraverso il tuo mondo incantato, e spero che tu legga tra le mie lettere della parola auguri la voglia di parlarci magari come un tempo, magari senza rinfacciarci niente, magari come se non ci conoscessimo neppure. So che è un’utopia. Ma ti auguro il meglio nonostante tutto. Perché il tuo compleanno me lo sono segnata anch’io, e ci tengo a dirti che anche in pieno agosto ho pensato a te. E a quelle vecchie noi. 

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