Un improvvisato racconto estivo – Capitolo Primo

La stavano trascinando con la forza degli sguardi, così come nei giorni precedenti era stata costretta a riempire le valige con i suoi costumi da bagno e le creme solari nascoste nei più remoti angoli del bagno. Non ci voleva andare, non lì, in quel posto, in quell’albergo, con i suoi genitori. La aspettavano chiusi nell’auto carica, ma lei ancora indugiava, seduta sul letto. Non ci sarebbe stata Marta, la sua più grande amica, non ci sarebbe stato nessuno della sua età sdraiato sotto lo stesso ombrellone, e forse qualcuno avrebbe riso di lei tutta sola. Ma il peggio è che nessuno sembrava capirla. In questo, nemmeno Marta. “Ti divertirai! Ti abbronzi, leggi un bel libro, fai il bagno, cosa vuoi di più?”. Nessuno capiva che lei non era quel genere di persona, di quelle che amano chiudere gli occhi e pensare. Lei si sentiva oppressa dai pensieri. Prese la valigia e con due mani la trascinò giù dalle scale, facendo un baccano infernale. Lei si sfogava così quando qualcosa non andava: facendo rumore. In macchina i suoi genitori avevano acceso la radio ad un volume esagerato, e trasmettevano in quel momento le classiche canzoni spagnole con tutte le carte in regola per poter diventare i nuovi tormentoni. Se non fosse stato per la sua incapacità di addormentarsi seduta, sarebbe volentieri voluta scappare nei suoi sogni pur di non rimanere con la testa appoggiata al finestrino a fissare l’autostrada. Si cominciava a vedere il mare, e già sentiva la testa farsi pensante. “Sono due settimane. Solo due settimane”. Aveva provato a opporsi, a cambiare meta, ma niente. Era nella capitale della vita estiva, nella riviera romagnola, sul litorale di Riccione, in un minuscolo buco chiamato Gabicce Mare: posti splendidi quando hai la tua compagnia, ma estremamente deprimenti e malinconici quando li vivi a diciotto anni con i tuoi genitori. “Alice, andiamo?”. Stava cercando di nascondere la faccia mentre trascinava la valigia verso l’ingresso dell’albergo, ma sua madre non l’aiutava. “Ci sono, non serve che urli”. Provava una repulsione indescrivibile verso quei sorrisi sarcastici che la facevano sentire ancora una bambina. Furono accolti assieme ad una folla immensa di nuovi arrivati, e Alice non faceva altro che guardarsi attorno in cerca di qualcuno che avesse intuitivamente la sua età. “Che dici di quella ragazza?”, “Papà, avrà almeno venticinque anni! E poi, faccio da sola”. Sapeva che non avrebbe avuto il coraggio di avvicinarsi a nessuno, eppure un poco sperava che qualcuno avesse il coraggio e andasse da lei. Fino ad allora, non era mai successo. Mentre salivano le scale Alice guardava i suoi genitori da dietro. Lo sapeva di essere una figlia difficile, di quelle che non abbracciano mai, che si tengono sempre tutto dentro, e poi esplodono senza un apparente motivo. Sapeva anche che loro avrebbero fatto qualsiasi cosa per lei. Ma questo non faceva altro che pesare come un macigno sui suoi sensi di colpa, perché quella vacanza era l’ultima cosa che avrebbe voluto, ma faceva parte di quel “qualsiasi cosa” che avrebbero fatto per lei. La stanza dell’albergo era piccolina, il suo letto la solita branda da campeggio, con delle lenzuola pulite arrotolate attorno, ma ormai si era abituata perfino al cigolio delle ruote quando la notte si alzava per andare in bagno. “Guarda, c’è una vista bellissima!”. Dal terrazzo si vedeva la spiaggia, gli ombrelloni, i canotti gonfiabili, perfino i bambini che si inseguivano tra le onde, e strizzando gli occhi forse anche la schiuma del mare sulla riva. Ma non era pronta. Le piaceva il mare, ma d’inverno. Oppure con Marta, la sua amica del cuore. E per quanto bene volesse ai suoi genitori, questa volta le sembravano proprio essere ciechi, o mai stati giovani. Eppure non voleva rovinare la loro vacanza, così raggiunse la madre sul terrazzo e scattò una bella fotografia.

Continua…

13 commenti Aggiungi il tuo

  1. marzia ha detto:

    Non ho resistito, sebbene sia molto tardi.
    Ho scoperto di avere ( nonostante i miei 61 anni) qualche cosa in comune con la tua protagonista.
    Innanzitutto detesto essere costretta a fare una vacanza…dove non mi trovo a mio agio.
    Da ragazza scappai di casa, per inciso..
    Ora seguirò, piano piano, Alice per vedere se hai inserito ( e quali) colpi di scena.
    Notte 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Mi fa piacere che ti ritrovi in Alice, non sono l’unica allora! 😀 Vedrai, vedrai… e grazie di aver cominciato a leggere, mi fa piacere davvero! :))

  2. Ho iniziato anch’io e continuerò, mi piace, torno presto!

    1. ehipenny ha detto:

      Mi fa piacere, davvero! Torna quadro vuoi 😉

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