Vacanza a Riccione

La prima vacanza con gli amici non si scorda mai. La valigia riempita all’ultimo, con la pretesa prepotente di portare soltanto il necessario, la stazione quasi vuota alle otto del mattino, gli abbracci a mamma e papà, come se stessi partendo per un viaggio di un mese. E perfino le ultime discussioni a colazione, non si dimenticano. Poi ti ritrovi catapultata nella capitale della riviera romagnola, in spiaggia, con le amiche del liceo accanto e una settimana tutta da vivere. Non hai la minima idea di che cosa ti aspetta, di quello che vedrai, di chi incontrerai, di ciò che farai. Ma sei come attraversata da una sorta di eccitazione, perché i genitori non saranno lì a controllare e i professori a bussare alla porta la mattina. Della prima vacanza ricordi tutto. Il vecchietto vicino al tuo ombrellone che, puntuale, ogni giorno alla stessa ora emette una scoreggia rumorosa. Il cameriere e quel ciao detto con la lingua tra i denti, come se al posto della c ci fosse una z. E poi quei tre ragazzi di Milano con la palla da pallavolo, quelli che la prima volta avevate cacciato via come fossero vucomprà, ma alla fine sono stati i soli a riempire questa vacanza di nuove esperienze. Ripensi alla tua prima vacanza e non puoi fare a meno di sorridere per i noccioli di albicocca sparsi per la stanza, i cuscini a terra dopo aver giocato tutta la notte, i lettini incastrati alla perfezione sotto l’ombra dell’ombrellone, e quei peluches comprati all’acquario di Cattolica come souvenir da portare a casa. È come se non vi fosse più età, o senso di vergogna. Non è un problema scherzare con il cameriere, gareggiare con il risciò lungo viale Ceccarini, comprare una fetta di pizza alle cinque del mattino, catturarsi a vicenda e lanciarsi in mezzo al mare. Non c’è età per il gelato, per guardare la televisione all’una di notte, o per sedersi al tavolino di un pub a bere quel Sex on the beach a cui non riesci a rinunciare. Sono le serate più belle, quelle della prima vacanza da soli. Le serate che iniziano quando non fa più troppo caldo per uscire, quelle trascorse a camminare lungo le vie principali, cercando di evitare i PR men che distribuiscono biglietti per le discoteche, fermandosi davanti alle bancarelle senza comprare niente, e poi decidere che a cena si è mangiato poco, e allora che male c’è a comprarsi una piadina alla Nutella? Serate apparentemente tutte uguali, ma tutte così speciali. Come quando vi siete ritrovate sedute sugli spalti di un tal Festival del sole, una gara internazionale di ginnastica artistica che avete trovato per caso. O quando siete finite dentro la discoteca Operà e dopo venti minuti siete uscite dirette alla spiaggia. Ma forse non è soltanto questo il bello delle vacanze da soli. È il fatto di potersi organizzare le giornate, senza tempi stabiliti, senza fretta, senza sveglie la mattina. Decidere all’ultimo che questa mattina si farà acquagim, l’altra mattina una passeggiata di un’ora sulla riva del mare, e l’altra ancora il bagno più lungo di tutta la vacanza. Non sai dire nemmeno tu che cosa ricorderai con più emozione. Forse gli scivoli dell’acquafan, gli autobus che non sono più un problema, le litigate per fare la doccia per primi, o magari niente, soltanto l’arrivo in albergo, senza la consapevolezza che ogni secondo sarebbe stato semplicemente unico. Perchè quando si parte assieme ci si adegua agli altri, ci si aiuta e ci si sopporta, anche quando la battuta acida sfugge dalla bocca. In vacanza assieme si impara a conoscersi in tutto, sotto tutte le vesti. In costume, in pigiama, in reggiseno e mutande. Ci si conosce in tutti i difetti che emergono, perché in una stanza d’albergo non si può mentire, in quella stanza d’albergo ci sono solo persone vere, e anche se non ci va giù che i costumi li dobbiamo lavare sempre noi, che la borsa la dobbiamo portare sempre noi, ci si accorge che non ce ne frega assolutamente niente. In vacanza si perdona ogni piccolo sbaglio, perché l’amicizia fa da sfondo ad ogni momento insieme. E quando tutto finisce dispiace. Dispiace perché a casa sarà tutto diverso, non ti alzerai più la mattina con accanto la tua migliore amica, tornerai a vederla quando la mezz’ora di autobus che vi separa non sarà troppo bollente, ma non ci sarà nessun letto matrimoniale per voi due. Non farai più colazione alle dieci del mattino, nella sala vuota, con il vassoio di cornetti a tua disposizione, e il cameriere seduto al vostro tavolo che potrebbe sembrare l’amico di una vita. Non scenderai più in spiaggia per addormentarti all’ombra, sudare e correre in acqua. Non giocherai più a pallavolo con quei ragazzi di Milano così gentili come nessuno, facendo le tue orrende figure perché a te la pallavolo proprio non piace. Ma non ti viene da piangere guardando le valigie chiuse sul letto. Ti viene da piangere quando alla tua porta bussano i ragazzi di Milano con le valigie accanto, e ti investe la certezza che non vi vedrete mai più. Ti rendi conto che ti mancheranno, e ti senti in colpa per tutti quei momenti buttati via, quelli che avresti potuto trascorrere con loro, e invece per orgoglio o per pigrizia ti sei nascosta, un poco in te stessa e un altro poco nella tua stanza d’albergo. Ti viene da piangere quando saluti il cameriere baciandolo sulla guancia, lui che forse cominciava a starti simpatico, nella sua leggera e dolce invadenza romagnola, e sai che la vacanza è finita davvero. Non c’è più tempo per niente, soltanto per prendere il treno e tornare a casa. E l’ultimo giorno sulla spiaggia libera altri tre ragazzi vi si avvicinano per un bagno assieme, e come in un sogno ti ritrovi a chiacchierare con tre perfetti sconosciuti, senza più la tua instancabile timidezza e la paura di dire qualcosa di sbagliato. Ecco cosa ti ha insegnato Riccione. E non lo solo Riccione, tutto. Tutta la vacanza assieme. Hai imparato che siamo tutti diversi, ognuno con le proprie abitudini, i propri pregi e i propri difetti. Hai imparato che a volte bisogna accettare ciò che vogliono gli altri, perché non si può fare sempre solo ciò che fa piacere a te stesso. Hai imparato che i pregiudizi sono gli ostacoli più difficili da superare, ma sono anche quelli che ti danno più soddisfazioni. Hai imparato a lottare con i cuscini, a divertirti con i pupazzi come i bambini, a lavare i costumi con il sapone, e… No, non hai ancora imparato a orientarti, tu che nemmeno riesci a leggere le cartine, però a quel pub che vi ha ospitate ogni sera riusciresti ad arrivarci. Ormai ti sembra di conoscere tutto. Tutti i posti che hai frequentato, le sedie su cui ti sei seduta, i cocktail che hai bevuto, quasi ne senti ancora il sapore in bocca, e poi i vicini di ombrellone, quella ragazza pelosa che prendevate in giro a tavola, il vecchietto scoreggione, tutto. Tutto ti appartiene come fosse materiale. In valigia racchiudi tutto, ogni singolo ricordo, con la sola paura di dimenticare la sensazione di malinconia alla stazione di Riccione, con le valigie ai piedi e quaranta gradi sotto il sole. Su quel treno hai sofferto le pene dell’inferno, senza l’aria condizionata funzionante in pieno luglio, ma la vacanza era per te già lontana. Più lontana di tuo padre fermo nell’atrio della stazione di Bologna, con i capelli più corti di quando sei partita e una voglia reciproca di vedersi. Ma quando torni dalla tua prima vacanza da soli, ti manca già tutto. Ogni singolo momento in cui avete cominciato a ridere piegate sul letto, perché bastava un niente per divertirsi, anche solo una palla da pallavolo e dei bagher che parevano catapulte. Perchè? Perché in vacanza da soli si cresce, ci si sente incredibilmente grandi, ma ogni sera al telefono con la mamma si torna bambini, in vacanza da soli ci si gestisce e ci si governa, e non c’è nessuno che possa fare le cose al posto nostro, piegare i vestiti o chiedere un altro rotolo di carta igienica alla reception. In vacanza da soli c’è un altro mondo tutto da scoprire. E un poco si racconta, altri frammenti rimangono soltanto nostri, perché è un po’ come un forziere, un ricordo prezioso da difendere dal tempo che cancella. La prima vacanza da soli non si scorda mai.

15 pensieri su “Vacanza a Riccione

      • Ho lavorato per quindici anni nel turismo, a servizio delle vacanze degli altri, comunque in luoghi bellissimi.
        Le mie vacanze le ho sempre fatte, sia in Italia che all’estero, quando per gli altri le vacanze non c’erano più.

  1. Sai che mi sono commosso?
    Ho pensato alle mie prime vacanze (sempre e solo Cesenatico), ai vecchi amici, ai bei momenti di libertà che si vivono in quei giorni.
    Quante similitudini con ciò che hai scritto!
    Le gare i risciò (con incidenti annessi), le piadine ad ora tarda, e i bomboloni ad ora tardissima, le furtive amicizie con ragazze e ragazzi di tutta Italia.
    Ma molte amicizie anche durature, perché (consiglio mio) se vi siete scambiati il numero di cell l’anno prossimo potete rivedere i ragazzi di Milano.
    Ed io con qualche vecchio amico, ancora mi sento (e mi vedo) dopo 30 anni.
    Un abbraccio, mi hai fatto ringiovanire.

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