Storia di una serata in discoteca (e del perchè le discoteche mi fanno venire l’orticaria)

Era una di quelle discoteche moderne, costruite dalle rovine di un vecchio negozio, tutta una vetrina, uno specchio, cento scale. Era una discoteca senza insegna o cartelli, nascosta nella nebbia e infossata nel marciapiede. Entrò, lei, con la giacca ancora chiusa stretta e la sciarpa al collo, in mano la carta d’identità, nell’altra il cellulare. Odiava le discoteche, la confusione, la musica martellante, la folla. Era lì… Perchè era lì? Per la sua amica, le sue amiche, o forse perché voleva dimostrare qualcosa. A sè stessa, magari. Dimostrare che anche lei usciva il sabato sera. Ma dentro quella enorme scatola riusciva a vedere solo ragazze nude e ragazzi in preda agli ormoni. Ancora il freddo penetrava dalla porta viva, e s’infilava nelle ossa, sotto il vestito nero su cui aveva tanto ragionato. Portava i tacchi. Era la prima volta. Non sapeva nemmeno che cosa sarebbe cambiato, mettendo ai piedi quelle scarpe nuove comprate per l’occasione. Sarebbe sembrata più alta, tutto qui. La musica già rimbalzava tra le pareti e attraversava il suo corpo senza freno, muovendola a destra, poi a sinistra, poi di nuovo a destra, e poi a sinistra. A mezzanotte lo spumante esplose sulla folla come fosse la premiazione di una gara di Formula 1. La investì, a lei che rispose con insulti silenziosi che rimasero legati stretti alla sua lingua. Bevve lo spumante, e poi della vodka lemon, bevve velocemente, senza forse nemmeno domandarsi quale sarebbe stato il suo limite. Non sapeva che cosa volesse ottenere, nè che cosa avrebbe effettivamente ottenuto. Qualche sorriso in più. Chi lo sa. Ma mentre un gregge magnetico oscillava composto sulla musica, giunse la paura. O meglio, lo sdegno. Schifo per chi ha avuto bisogno di rubare a una ragazza di sedici anni. Era accanto a lei, quella ragazza, la conosceva da una sera, ma era parte del gruppo. Un gruppo uniformemente sconvolto da tutto questo. Forse pensava che divertirsi un sabato sera non avesse conseguenze. Ma nel giro di due ore rubarono un altro cellulare. Era caduto a terra, e in un battito ci ciglia mani troppo esperte lo avevano già messo nelle tasche. Soltanto una cosa proseguiva imperterrita: la musica. E un poco l’effetto caldo dell’alcol, che le faceva girare la testa quel tanto che bastava a seguire la musica. Odiava ballare, odiava quella situazione immutabile di cui faceva parte, lei soprammobile. Odiava essere trascinata nel fiume umano che ogni volta la scavalcava, chissà perché poi sempre lei, sempre senza guardare, avanti come sull’autostrada. Eppure era lì, con due mani sui fianchi non sue che pesavano come macigni. Chiamare salvezza un bagno funzionante sembrerebbe un paradosso, ma per lei che amava il silenzio, la pace, le chiacchiere a voce bassa, era il bagno un appiglio al quale aggrapparsi, anche con la vescica disidratata. Fuori non poteva uscire, solamente mezzo minuto, con l’aria invernale impressa nelle braccia nude, dentro la pelle, fino ai muscoli, per farne ferro battuto. Era una serata strana. Una discoteca strana. Abbandonata a sè stessa, alla sua musica sempre uguale, ai ladri. Mi sono chiesta allora che cosa spinga le persone a rubare qui, in discoteca. Perchè in discoteca? Forse è più facile. Sí, sicuramente. Non se ne accorge nessuno. Non servono professionisti, servono persone dal sangue freddo e nessun rimorso. Ma la discoteca non fa per me. L’ultimo ballo fu soppresso dalla massa che seguiva la massa che seguiva la massa, in una concatenazione di movimenti, spinte, scivoloni, che trascinarono anche il loro cerchio sul pavimento. Rimaneva vigile, per paura di tradire sè stessa. E resistette fino all’ultimo, imbottita di finto divertimento e plastici sorrisi. Resistette fino a quando non fu fuori, all’aria aperta. Faceva un freddo pungente, ma non le importava. Era stata in discoteca, lo aveva fatto, anche lei era uscita al sabato sera, come tutti. Non aveva più niente da nascondere. Solo, lo schifo.

16 commenti Aggiungi il tuo

  1. CriticaComunista ha detto:

    Le discoteche serie sono rare, dipende poi dalle musiche in questione e dal tipo di serata. Nel mio settore si lavora pure un quei contesti, è molto difficile.
    Per il resto amo le discoteche estive in spiaggia, ove si balla pure nudi ahahahh (con Musica vera e non un banale “tunz tunz”).

    Ti ho scritto in mail…

    1. ehipenny ha detto:

      Sarà che non amo ballare, ma anche sulla spiaggia preferisco gli amici e un paio di casse per ascoltare la musica che ci piace… non sono asociale, ma le discoteche non fanno per me, di nessun genere 😉

      1. CriticaComunista ha detto:

        Forse non hai trovato quelle giuste…
        A me piacciono le feste, in spiaggia specialmente (coi falò, in Sicilia ne fanno a bizzeffe in estate). Sei invitata ahahahah 😉

      2. ehipenny ha detto:

        Possibile sia questo il motivo 😉
        Un po’ lontana la Sicilia hahah 😀

      3. CriticaComunista ha detto:

        Vieni vieni!
        Rispondi in mail poi…

      4. Neda ha detto:

        Il tuo racconto è veramente bellissimo.
        1)Anch’io non ho mai amato ballare, soprattutto non amo essere toccata, schiacciata, sfregata da mani sudate, ecc.
        2) Sono stata in discoteca una sola volta, circa quarant’anni fa, al seguito di una cugina che mi aveva “costretta” a seguirla: dopo mezz’ora, mi sono fatta consegnare le chiavi dell’auto e l’ho aspettata dentro alla macchina. Non sopportavo la cagnara assordante e, per fortuna, ho sempre avuto un libro in borsa per ogni evenienza.

      5. ehipenny ha detto:

        Grazie mille! Odio anch’io essere toccata, spinta e schiacciata ovunque, odio le folle in generale, se posso le evito… Ammiro la tua scelta! D’ora in poi mi porto un libro anch’io 😀

      6. Neda ha detto:

        Per fortuna, ora ho un’età che mi permette di non essere più “trascinata” in luoghi simili.
        Ciao, Buona serata!

      7. ehipenny ha detto:

        In questo ti invidio 😀

      8. ehipenny ha detto:

        Felice serata :))

  2. Laura ha detto:

    Bellissimo e vero, pensa che ai miei tempi la discoteca anni ’70 era tutt’altra cosa, la musica migliore, i lenti, non c’erano i cellulari da rubare, da bere bibite analcoliche, qualche gin fiz forse, 😀 si tornava massimo all’una e mezza a casa per poi tornare magari al pomeriggio di domenica qualche oretta, ma forse c’era il liscio, non ricordo bene, troppo tempo e’ passato, baci cara, ti abbraccio, hai scritto davvero un bel pezzo, ❤

    1. ehipenny ha detto:

      È ciò che rimpiango per non essere nata prima 😉 Mio padre mi racconta ogni tanto di quando andava in discoteca e mi rendo conto di quanto sono cambiate le cose… Adesso se posso le evito 🙂
      Grazie di cuore per i complimenti! Un abbraccio :))

      1. Laura ha detto:

        Baci cara, ❤

  3. kikkakonekka ha detto:

    Io ho frequentato molto le discoteche negli anni ’80 e ’90.
    Erano altri tempi, io adoravo la musica da discoteca e non per forza ballavo, spesso riamnevo lì solo per assaporare l’atmosfera.
    Ma mai, MAI, si sono verificati nella mia compagnia fenomeni di ubriacatura, o furti o droga.

    1. ehipenny ha detto:

      Rimpiango per questo motivo di non essere nata prima… forse mi sarebbe piaciuto andare in discoteca :))

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