Storia di una casa al mare

Disse una volta un amico di famiglia con tanti tanti soldi “PRENDO UNA CASA AL MARE!”. Sai di quei tipi che hanno talmente tanti soldi che possono permettersi di fare una pazzia senza piangere lacrime di coccodrillo e morire disidratati? Ecco, lui. Single, niente lavoro, a lui mica serve, una vita spensierata, sul comodino non ha nemmeno una sveglia, a lui mica serve. Un giorno se ne esce con questa ideuzza niente male, e in quattro e quattr’otto ha comprato una casetta in Versilia. “Bellooo!”, direte voi. Sì, perché in Versilia ci vanno i ricconi, ci sono i villoni, sì, insomma, tutto in grande, in gigantesco. E poi c’è ‘sta casa. Torre del Lago Puccini. Non so se avete presente il posto. E lui tutto contento, un sorriso immenso mentre sborsava una una cifra spropositata che io non vedrei nemmeno col binocolo, parte con armi e bagagli, più armi che bagagli, cambiando tre treni e due autobus. E poi la fatidica frase, “Venite a vedere la casa?”. Così io e la mia famigliuola partiamo, pieni di aspettative. Già arredata, già pronta, lui pure già insediato. Vaghiamo intorno a una palude per delle stradine deserte, con il naso incollato al vetro dell’auto perchè quello è l’unico posto di mare in cui scende la nebbia. “Eccolo!”. Finalmente lo vediamo. Il nostro amico, intendo. Non la casa, quella non si vedeva assolutamente. Entriamo da un cancellino di legno che non si chiude, è difettoso a detta sua, uno di quelli che sembrano di una casetta giocattolo. Ma non importa, il peggio deve ancora venire. Ci fa strada (che poi la strada non c’era, n.b. ) in un cortiletto di un metro quadrato di fogliame selvaggio, un po’ stile foresta amazzonica o riserva naturale, fate voi, un brulicare di insetti e insettini vari, che secondo me per uscire dovresti metterti una muta da astronauta, e, guarda te! un gazebo. “Bellooo”, direte voi. Eh, certo, l’ho detto anche io. Peccato che i tentacoli delle piante siano arrivati anche lì sotto, e che le sedie siano più sporche del reale pavimento del gazebo. Insomma, uno schifo. Ma proseguiamo. Entriamo in questa casa dei sogni su cui avevo tanto fantasticato. Per rendervi l’idea… Sembrava un garage. Dico sul serio. Tre stanze, niente porte, un caldo allucinante, una sola lampadina accesa che faceva pure i capricci. Il bagno è un ripostiglio per le scope con un buco nel muro che funge da doccia, la cucina è un forno a microonde, la camera da letto è una branda. Avevo paura a toccare le pareti per non prendermi il tetano, e non sto esagerando. Ma la cosa più sconcertante era lui, lui così contento e fiero, gli occhi lucidi (non so se per la commozione o per la polvere, sembrava d’essere in miniera), le braccia aperte. E noi sorridiamo, ma perché vogliamo andarcene. E invece no. “Andiamo nel gazebo, si sta bene!”. Ecomeno! Ci trasferiamo nel gazebo. Con ribrezzo mi siedo sulla seggiola meno sporca, con un solo taccone di terra incrostata e un solo tentacolo di edera che tentava di strangolarmi. E inizia a parlarci di questa casa meravigliosa, in un luogo delle fiabe (sì, proprio delle fiabe… un canneto!). Il proprietario secondo me ancora se la ride per aver fatto i soldi vendendo un garage con due mobili dentro. Sì, insomma, la casa a quanto pare non è ancora pronta. (Ma dai?! Dici?!). Prima cosa, l’elettricità scarseggia. (Ricordate la lampadina?). La doccia è pericolosa. Nel senso che farsi la doccia equivale ad allagare la casa. Mancano le porte. (Già notato). È pieno di muffa ovunque. La veranda non si chiude bene. Alla prima pioggia l’acqua entra non si sa bene da dove e allaga tutto, come la doccia. C’è una sola finestra, e per aprirla ci vuole una scala. Ma a parte questo, “Non è carina???”. Si aspetta chiaramente che diciamo di sì. Mi domando quale sia il suo problema, se in fatto di vista o di comprendonio. Che poi lì nel gazebo le zanzare si sono poi accorte dell’abbondanza di carne umana, e senza pietà hanno iniziato ad assalirci, fregandosene di zampironi e spay che mi stavano intossicando. E oltretutto faceva quasi più caldo che dentro casa, perché tra tutte quelle piante non passava un filo d’aria, sembrava di essere in una serra. Ma pensate che sia finita così? Eh, no, troppo facile. “Devo ristrutturarla!”. Capite cosa intendo quando parlo di avere tanti soldi e non sapere cosa farsene? Per carità, mi fa piacere che abbia trovato la “casa” dei suoi sogni, ma secondo me quella caverna non ha nemmeno le caratteristiche necessarie all’abitabilità! È uno scantinato! Fatto sta che per più di un anno i muratori si sono affannati per rendere come minimo presentabile la cantin…ehm, no, la casa. Poi un giorno venne a piovere, si allagó tutto di nuovo, e si ricominciò da capo. Un altro anno e mezzo per finire. Ma il problema degli allagamenti non è ancora risolto. “Userò gli stracci”. Ecco, mi sembra l’idea migliore. Adesso, dai, siamo sinceri, è quasi carina. In bagno è comparsa una vasca da bagno. La metà del normale, ma è comparsa. Non c’è il lavandino, ma che problema c’è? si usa la vasca da bagno per lavarsi i denti. Si risparmia. La cucina si è dotata di fornelli. Miraggio! Peccato che si rischi un incendio ogni volta che si cucina perchè l’unica finestra (con tende incorporate) è esattamente davanti ai fornelli. Ma pazienza, è bello rischiare. La camera da letto ora consiste in un letto vero e proprio. Nooo! Sì, mi sono emozionata. C’è un condizionatore. Lo so che penserete, che adesso è veramente una meraviglia. Vi dico una cosa: il condizionatore spara fuori solo aria calda. È crollato il mito, vero? Però la foresta ora pare potata. È più versione oasi, o casa di un entomologo. Le sedie del gazebo sono pulite (non le avrà messe in lavatrice, la lavatrice NON C’È!). A volte salta la luce (a volte… due volte al giorno…). E poi è folle nemica dei temporali. È come vivere in tenda, appena iniziano le prime gocce bisogna correre ai ripari, e per correre ai ripari intendo uscire di casa. Ci si bagna di meno sotto ad un ombrello che chiusi là dentro, credetemi. Sarà che è costruita su una palude… Ma forse abbiamo scoperto da dove entra l’acqua: da un buco del pavimento. Risale come un geyser. Come la lava di un vulcano. Ma che problema c’è, è una casa al mare! Ehm, sì… Il mare è a più di venti chilometri. Non si vede neanche col binocolo, come non vedrò mai nemmeno i soldi che ha speso per quella casa o le risate di proprietario e muratori. Ma la soluzione c’è anche per questo: la bicicletta. Certo, basta caricare ombrellone e borsone da spiaggia sulla bicicletta, per fortuna nuova (almeno uno straccio di civiltà del ventunesimo secolo!), e farsi sti venti chilometri. Si dimagrisce. Però lui è felice. Non l’ho mai visto così felice. È buffissimo, orgoglioso di quel rifugio da guerra isolato dal mondo, in compagnia di malvagi insetti, alcuni dei quali rarissimi e in via di estinzione, a stretto contatto con l’acqua e sempre con l’adrenalina in corpo per paura dei temporali. Tutti sognamo una casa del genere. Mica quei villoni di Forte dei marmi, quelli che esci e sei già in spiaggia con il tuo ombrellone e i tuoi lettini, quei colossi accerchiati dai fotografi perchè forse lì dentro si è barricato un Vip da mandare ad Alfonso Signorini. Vuoi mettere? Non c’è paragone! Ma forse mi sto dilungando troppo… ‘Sto nostro amico è felice, io non metterò più piede in quella casa, il vecchio proprietario è diventato ricco e tutto è andato per il meglio. Fine della storia. O meglio, fine della storia fino al prossimo temporale. Perchè gli stracci non bastano mica a fermare l’acqua che si infiltra nel pavimento. Presto tornerà la muffa, i fornelli smetteranno di funzionare e ricomparirà il forno a microonde, la branda sostituirà il letto, e i muratori saranno ben felici di tornare… Per cui non è una fine, ma comunque… Ma è vero, non vi ho chiesto se volevate sentire questa storia! Ormai la sapete, non mi resta che salutarvi, e alla prossima… Perchè immagino ci sarà…

28 pensieri su “Storia di una casa al mare

  1. Beh, lui è felice, i suoi soldi sono andati ad un insieme di altre persone (vecchio proprietario, muratori, elettricisti) e probabilmente altri suoi soldi andranno ad altre persone, contribuendo “a far girare il volano dell’economia” e a rendere contento anche qualcun altro… non ha famiglia a cui rendere conto (perché agli amici di famiglia non c’è niente di cui dover rendere conto), gli insetti proliferano, lui occupa uno spazio vitale che probabilmente non voleva nessuno…
    Mi sembra l’equilibrio perfetto, no?

  2. Pingback: Second’anno – Per Ferragosto altri 3 ricordi | ilmondodelleparole

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