Lettera all’autunno

Caro autunno,
Devo ammettere che non sono poi così pronta ad accoglierti. Ho ancora i pantaloncini che traboccano dall’armadio, i costumi da bagno stesi ad asciugare, il Panama in testa al mio peluche preferito, il giubbotto in cantina, i jeans inscatolati. Sono un disastro. Ma vedi, la tua cuginetta estate si è fatta benvolere. Certo, ha mostrato i suoi difetti, ha fatto i suoi sbagli, con le temperature ha un po’ perso il controllo della situazione, ma come posso serbare rancore? Mentre tu, autunno, sei così adulatore, mi mostri il sole e il cielo di un azzurro armonioso, e poi sei freddo, viaggi con un vento divergente da ciò in cui ti palesi. Lo so, sono una pretenziosa. Non è che non mi piaci, anzi. È grazie a te che l’idillio solitario dell’estate lascia il posto alla vita quotidiana, e tornano tutti dalle vacanze, e tutti più felici, più sorridenti. È grazie a te che l’anno prosegue con degli obiettivi, che l’ozio viene dimenticato, che le piogge tornano ad irrigare i campi. Caro autunno, amo di te tante cose, non credere. Halloween, per esempio. O le castagne. E se ti paragono così tanto all’estate, perdonami. È che tu sei diverso, tu sei uno con i piedi per terra, lavorativo, produttivo, magari anche un po’ troppo serioso, mentre l’estate è tutta un’avventura, un vivere aleatorio, alla giornata. Devi ammettere, autunno, che i bambini la invocano con secchiello e paletta in mano, ma nessuno ti attende sulla porta con l’ombrello aperto. Lo so cosa risponderai, che nessuno è perfetto, che bisogna prendere ciò che si ha. Ma io ti prendo, certo che ti prendo. È che magari avrei bisogno di un poco più di tempo, ecco. Giusto per fare ordine nell’armadio, e archiviare le fotografie del mare. Aspetta almeno che si sciolga l’abbronzatura, o che la nebbia cominci a solcare le nostre mattine. Sei precipitoso, autunno. Perchè poi quando ti impossessi di questi tre mesi, hai modo di farti apprezzare, da alcuni anche amare. Io non lo so. Mi piacciono i tuoi colori caldi, i tappeti di foglie secche, il suono che emettono ad ogni passo, come un lamento. E mi piace l’aria fresca, il sole che inizia ad essere stanco, e quelle giornate piovose che vorresti passare sotto le coperte con una cioccolata calda tra le mani. Lo so che sei diverso dall’estate, ma me ne faccio una ragione. Però non so se ti amo, inteso in senso metaforico chiaramente. È che a volte mi sembri triste, e allora divento triste anch’io. E se non triste, malinconica. E poi… Ammettilo, tutti ti vedono come un nuovo inizio, il tuo arrivo è un po’ come un secondo Capodanno. La scuola, il lavoro, le vacanze sbriciolate in qualche giorno qua e là sul calendario, è tutto così diverso da prima. Arrivi con prepotenza, autunno. Forse non è nemmeno colpa tua se sono allergica ai nuovi decolli, e non è colpa tua se con te giungono troppi cambiamenti inaspettati che mi feriscono. Forse è perché sei troppo diretto. Ma io sto qui a lamentarmi con te ancora prima di vederti insediato… Scusami, autunno. Dovrei darti il mio benvenuto in questo Duemilaquindici tutto strano, io che provengo dai bagni di sudore estivi e dal cielo sempre cristallino. E te lo do, certo che te lo do. Ripongo in te la speranza di una tua capacità di farti amare, e prometto che mi impegnerò anch’io nel mio nuovo inizio, accoglierò le novità che tengo bloccate in gola, guarderò ad ogni tua giornata come ad una rinnovata bambina che cresce, apprezzerò i tuoi colori come una poesia d’autore, e se mai la tua pioggia bagnerà i vetri delle mie finestre, mi fermerò a guardare il cielo piangente, in silenzio, porgendoti un fazzoletto. Caro autunno, lo so che questa lettera che ti ho scritto è irriverente e perentoria, e che sto usando paroloni che non mi appartengono, ma ti prego di perdonarmi se ho criticato di te ciò che dovrei ritenermi fortunata di avere, quando solo poche settimane fa invocavo l’aria fresca e la pioggia battente, soffocata da un’estate fin troppo estremista per essere amata davvero. Per cui, autunno, sinceramente benvenuto in questo ventitré di settembre duemilaquindici. Hai davanti a te chi è pronto a guardarti come ad un poeta a tratti triste, che gioca con i colori del cielo turchino e delle foglie ambrate. Prosegui per la tua strada, autunno, e noi cammineremo con te. Grazie di esserci, autunno. E ora scusami, ma credo che sia giunto il momento di riordinare il mio armadio…

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Ma quanto mi è piaciuto questo post! Scrivi in maniera molto limpida…e comunque, non avevo ancora letto questo articolo quando ho deciso di taggarti qui: https://unacontraddizioneambulante.wordpress.com/2015/09/23/tag-autunnale-d/ ….magari puoi far arrossire di qualche complimento in più quest’autunno 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Così mi fai arrossire più dell’autunno! Volentieri aggiungerò complimenti a questa stagione, appena posso risponderò, ti ringrazio tantissimo! 🙂
      Un sorriso 🙂

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