Gente sull’autobus

Oggi, come nelle ultime mie mattine, ho preso l’autobus. Oggi, come nelle ultime mie mattine, ho osservato la biodiversità che popola l’autobus delle otto del mattino. E siccome sono sull’autobus, un autobus bloccato nel traffico delle otto e mezza del mattino, ho abbastanza tempo per fotografare gli individui presenti, in questa e nelle altre mattine.

● L’autista, a mio parere privo di patente regolare (l’avrà comprata in Corea tramite Ebay), ma direi abbastanza multitasking, in quanto riesce a guidare e contemporaneamente scrivere un messaggio al cellulare, estrarre un libro e leggere una riga per ricopiarla nel già citato messaggio, e poi scartare una caramella, rispondere a chi chiede informazioni, togliersi la giacca, pettinarsi, e, nel caso sia una donna, truccarsi. Poi ci si stupisce se viaggiare in autobus è come andare in altalena, avanti e indietro, accelerazione e inchiodata… E ci si stupisce anche del fatto che gli autobus non rispettino mai la fermata, perché ti aspettano sempre o un chilometro prima o un chilometro dopo, e tu devi correre, anche se dietro hai tre figli un cane una valigia sette borse della spesa e la nonna novantenne, perchè mica ti aspettano, anzi, non vedono l’ora di ripartire. E ci si stupisce infine del fatto che gli autobus non siano mai in orario: state tranquilli, non sono stati inghiottiti da un buco nero, semplicemente l’autista doveva cercare i rayban nella borsa e ha fatto una piccola sosta per ammirare il panorama.
● Il controllore, il temutissimo controllore, altrimenti detto Voldemord, perchè guai a pronunciare il nome “controllore”, perchè potrebbe comparire da un momento all’altro, con quel sorrisetto cordiale e le multe già compilate, perchè poi sa prevedere che tu sarai lì, sull’autobus 97 che guardattècheautobusmetoccaprenderechenonlopigliamainessuno, e che sarai lì senza monete perchè le hai dimenticate, senza biglietto perchè il 97 passa ogni ora e mezza e non facevi in tempo a comprarlo, e in pochi minuti ti saranno addosso. Tu e loro, sul 97 deserto. L’autista? Si spera ci sia.
● L’anziana, ma mica di quelle simpatiche e gentili, quelle che regalano caramelle ai bambini, no, sono quelle vecchiette tipo Crudelia De Mon, quelle che salgono sull’autobus e ci impiegano mezz’ora, così tu decidi di entrare dal retro, ma mentre ti avvicini alla porta posteriore questa si chiude e l’autobus riparte, tra i tuoi mavattenebenaquelpaesevà. Sono quelle vecchiette che salgono sull’autobus con l’obiettivo di far alzare tutti quanti, perchè “sono anziana e devo sedermi, ma lì c’è il sole, e lì no che il finestrino è aperto e mi viene la cervicale, qui no perché mi dà fastidio l’auto  (non è un auto, n.b.), e qua invece non va bene perché è sporco, qui è troppo vicino alle porte e se entra il vento potrebbe farmi male alla circolazione”. Tutto con il risultato che dopo aver provato tutti i sedili, scende dall’autobus soddisfatta per andare in palestra.
● L’anziano, versione maschile, disturbatore con tanto di patente (più vera di quella dell’autista), come un gufo si sistema vicino alla macchinetta che timbra i biglietti, e aspetta il suo malcapitato per iniziare una conversazione sul tempo e sulle mezze stagioni scomparse e sul fatto che comesonobelliefortunatiigiovani, e inutilità varie, facendoti perdere la fermata e arrivare con tre ore di ritardo perchè intanto l’autobus è arrivato in Birmania senza che tu te ne accorgessi.
●  Il neonato, perchè quello è ovunque, solitamente o non lo senti e non lo vedi, come se non esistesse, o lo senti lo vedi e lo odi, mentre desideri che non fosse mai nato, perchè a quanto pare l’autobus lo eccita a tal punto da farlo urlare come e più di Tarzan.
● Il nerd, colui che anche durante il terremotante viaggio in autobus riesce a lavorare al computer, che mentre il rumore potrebbe sovrastare anche quello di un martello pneumatico riesce a fare telefonate su telefonate, che senza controllare fuori dal finestrino in quale pianeta si trovi riesce a scendere alla fermata giusta. Merita medaglie olimpiche.
● La top model dei poveri, la cinquantenne che gioca a fare le sfilate e indossa delle minigonne cinesi da pochi euro, di quelle che appena ti siedi si stracciano come carta, e tacchi venti che nemmeno al circo osano così tanto. Sono pericolose dal primo momento in cui salgono sull’autobus, sono più pericolanti di un castello di carte, e se sorridi davanti a loro… no, non fatelo e basta, non vi dirò cosa succede.
● Il lavoratore, in giacca e cravatta, con la borsa di pelle di quelle che si usano nei film, la penna nel taschino, non un capello fuori posto, è colui che non si siede mai per paura di rovinare il guardaroba, e che se potesse indosserebbe i guanti per non dover avere a che fare con i germi del mezzo.
● La mamma, generalmente con una tribù di figli che invadono l’autobus come se fossero in un parco giochi, interpretano i sedili come tappeti elastici e i pali a cui aggrapparsi per non cadere come pertiche. La mamma intanto che fa? Beh, si fa un bagno nell’Amuchina Gel Igenizzante Mani, perchè cheschifoquestiautobuschissàchil’avràtoccatoeoddiomiprendoiltetanoilcoleraecheschifo!
● Il ballerino, e non pensate, mica un ballerino professionista, no, un tipo abbastanza giovane che si improvvisa ballerino sull’autobus. Sì, perché non bastano le strade che sembrano state mutilate da piccole bombe atomiche, ci vuole anche il terremoto artificiale provocato da questa persona.
● Il birra – dipendente, l’ubriacone che al posto del biglietto pretende di poter obliterare la sua affezionata bottiglia di birra. Pericolante e poco sicuro, fatica a stare in piedi ma rifiuta di sedersi.
● Il matto, solitamente non sta zitto un minuto, parla con tutti e si risponde da solo. Se non ci fosse lui l’autobus sarebbe immerso nel silenzio. A volte si schiaffeggia, ma è tutto nella norma.
● Il venditore di rose, di solito sale per una sola fermata, percorre l’autobus porgendo le sue rose e scende. E per chissà quale motivo, lui, il controllore, non lo incontra mai.

Piccola aggiunta:
● Il caldo. Sì, perché il caldo è un passeggero abituale, d’inverno perchè fuori fa freddo, e allora maaccendiamostoriscaldamentoalmassimo, e appena sali par di stare in un forno a trecento gradi, e d’estate perchè non sprechiamo energia, non accendiamo il condizionatore anche se c’è ed è pure funzionante, no, adeguiamoci al caldo e facciamo modello sauna, che appena entri inizi a sudare fin nelle mutande e hai voglia a sventolarti, perchè alla fine ti muore il muscolo del braccio e hai più caldo di prima. Il caldo è sempre lì. E nemmeno lui, il controllore, lo incontra mai.

22 pensieri su “Gente sull’autobus

  1. Ti dico la mia esperienza. Sui pochi autobus o metro presi a Milano, io vedevo solo 60-70 smartphone simultaneamente azionati da altrettante persone. Di qualcuno che avesse voglia di far chiacchiere non mi sono mai accorto.
    Complimenti per il bel post.
    Ciao,
    Piero

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