Nona lettera

(Ottava lettera: https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2015/03/31/ottava-lettera/)

Ehi, ciao. Come sei diventata grande… E come ti vedo diversa… Sai, oggi mi hai fatto un regalo bellissimo. Oggi era il mio compleanno. E te ne sei ricordata. Sarei voluta correre via, a grandi balzi nell’aria dell’autunno, e invece ho dovuto sorridere, come fosse normale. Ma no, non è stato normale, nulla è stato normale. Mi hai baciata sulla guancia, ed io sulla tua. Per un millesimo di secondo i tuoi occhi hanno superato i miei, ed i miei non hanno più incrociato altro che la tua guancia un po’ arrossata dal freddo. Ho sentito la tua mano sulla spalla, una mano da amica, ed ho provato l’emozione del tuo corpo a contatto col mio, ho respirato il tuo odore di sigaretta e profumo assieme, ed ho sentito le tue labbra posarsi su di me, leggere, brevi. È stato un attimo, tutto improvviso, per tutti banale, tranne che per me. E chi se ne frega di tutti gli altri, di tutti gli auguri che per messaggio mi sono arrivati, di tutti quelli che mi hanno incrociata e mi hanno detto “Buon compleanno”. Mi importa di te. Ed ho capito che non potrò dimenticarti fin quando tu sarai qui, perché sei speciale, e sei essenziale. Sei tutto ciò di cui ho bisogno. Ma poi arriva lui, il ragazzo fortunato, ed io mi nascondo in disparte, non posso guardarti più mentre sei felice dove vorrei essere io, mentre abbracci la persona che vorrei essere. A volte mi domando cosa ti nasconda davvero. Perchè lo so, so che tu non sei questa, tu non sei la sua ragazza, e lo sai anche tu. E sai perché l’ho capito? Ci sono dei momenti, nelle nostre giornate, in cui i tuoi occhi sono più vivi, più lucidi, più verdi, ed il tuo sorriso più vero, e sono quei momenti che mi riportano all’anno passato, a quando tra di noi non c’era che un muro d’aria. Sono questi momenti che mi fanno capire come tu non sia mai davvero cambiata. Indossi una maschera da persona glaciale, come me. Ed anche in questo siamo uguali, abbiamo paura, paura dei sentimenti, paura di amare. Non ho paura di te, ho paura di non piacerti. Ho paura che i tuoi pensieri siano rivolti a me. Ho paura che tu menta. Ma poi la mia paranoica ossessione mi spinge a certe follie… Ti ho stretto la mano. Per scherzo, per gioco. Ma ti ho stretto la mano. Era calda, piacevole, soffice, leggera. L’avrei voluta tenere con me per sempre. Ma la mano è la tua, e ho dovuto lasciarla andare. Come te. Sai, il bene che ti voglio mi ha fatto capire quanto sia impossibile che si avveri anche solo un mio sogno. Siamo diverse, ed io per te non sono niente di speciale o fondamentale. Mi dispiace, ma io continuo ad amarti, e lo so che è da egoisti, ma non riesco a smettere. Mi manca ciò che è stato, mi manca quella speranza che avevo di essere con te, mi manca quando parlavi di noi, e mi manca quel giorno di inizio Giugno, quando seduta al tavolino fumavi una sigaretta, illuminata dal sole. Ma so che nulla può tornare, adesso hai un ragazzo accanto, ed è ora che cresca anche io. E non m’importa di dover crescere elemosinandoti, nei momenti speciali, di dover approfittare delle occasioni, perchè leggo ancora nei tuoi occhi verdi la persona che sei veramente, lo vedo nei tuoi gesti, nel tuo viso, e nei ricordi che porto sempre appresso. Ti amo. Ma ti amo senza maschera. Ti amo per come sei realmente. Ti amo quando ridi come una bambina. Ti amo quando sei concentrata a prendere appunti. Ti amo quando giochi a tris sul banco. Ti amo quando ti volti verso di me, e i tuoi occhi mi guardano benevoli. Ti amo quando piangi, quando sei triste. Ti amo quando chiudi gli occhi durante la lezione, con la testa tra le braccia. Ti amo quando sei interrogata e le tue mani giocano nervose con una matita. Ti amo per tutta la tua naturalezza, per la tua semplicità, per la tua innocenza, per il tuo fare infantile e il tuo ottimismo quasi assurdo, ti amo per la serietà con cui affronti i problemi e per la forza con cui li superi. Ti amo per come sai vivere e per come sai vincere. Ti amo. Ti amo ed è tutto quello che ora ti so dire. Anzi, che so dire. Perchè a te non posso dire niente.

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