Quarta lettera

(Terza lettera: https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2015/03/26/terza-lettera/)

Sono una cretina. Una pazza cretina. Mi chiedo ancora cosa mi sia passato per la testa, ma non so rispondermi. Ho rischiato, questo sì. E sono stata odiosa e impertinente, me ne vergogno. Scusami. Scusami, ma l’amore mi fa fare cose insensate. Succede. Eppure mi hai fatto una sorpresa, la più bella sorpresa che potessi mai chiedere. É stato un sì, un maledetto attesissimo sì. Ed ora sei qui, vicino a me, due giorni a settimana. Due giorni a settimana potrò respirare il tuo profumo e perdermi tra i tuoi capelli mossi e tutti intrecciati, e potrò passare le lezioni pensando a te, e potrò viaggiare, e sognare di abbracciarti. Lo so, ti capisco, quando non vorresti essere lì. Ma mi hai resa felice. Questa è l’opportunità che mi mancava, l’occasione di conoscerti, e di amarti per come sei davvero. Abbiamo camminato assieme fianco a fianco, abbiamo condiviso sentenze e opinioni, abbiamo affrontato le sfide guardandoci le spalle, ma non eravamo altro che due vicine di banco due volte a settimana. Nulla di più. Sai, è importante. È importante saperti tangibile. Sei tornata figura terrena, e non è che ti amo di meno, anzi! Come faccio? Dimmi, come faccio? Come posso continuare a fingere, a lottare, a nascondere, come faccio? Eppure ce la faccio. Ogni volta che ti guardo fingo di non sentirmi svenire, ogni volta che tu mi parli fingo di non volerti baciare, lì, adesso. Ce la faccio, non ho scelta. E poi ripenso a quando eri lontana, e non dovevo fingere, non dovevo mascherarmi da ragazza normale, non dovevo inventarmi intrecci di bugie per piacerti: mi bastava amarti da lontano. E ora… Ora sei qui, a offrirmi la mano. Per te sono stata disposta a tutto, anche a valicare le mie paure e le mie paranoie, anche a fare sacrifici, ma non te ne sei mai accorta. Per te tutto è normale, ma tu non sei una semplice amica. Tu sei il mio obiettivo e il mio bisogno. Poi, con l’estate, sei scomparsa. Non ti ho più sentita, nè mai ho sentito la tua voce o visto i tuoi occhi. E ci ho provato, giuro che ci ho provato a dimenticarmi di te, ma non c’è stato verso. Ho speso la mia dignità per farti capire quanto ci tengo a te, e tu mi hai rispedito indietro con la delicatezza delle illusioni. Mi hai illusa. Ma notte dopo notte mi è parso di sentire una voce, una voce che m’avvertiva che non saresti arrivata. Ma di dimenticarmi della persona che amavo… come puoi chiedermelo? Io, che per tre mesi ti ho sognata nella solitudine, ho sognato di abbracciarti, di baciarti, di vederti piangere e di poterti consolare. Come puoi chiedermi di non pensarti? Non posso, non ce la faccio. Sei un chiodo fisso, e i chiodi non si strappano via così. Non basta la distanza a cancellare il mio amore, non basta il tempo a sbiadirlo, nè un rifiuto ad abbatterlo: l’amore è una catena di ferro senz’altre armi. Nessuno può distruggerlo. Nemmeno quel tuo fuggire, e quel continuo ritornare, e quel mio sperare e contare i giorni che ci separano dal nostro incontro. Ti amo, ti amo per come sei e per quanto sei, ti amo senza misura, e non credo di aver mai amato nessuno quanto amo te. Ho scritto una poesia per te. Anzi, due. Non trovavo il modo e non trovavo persona che potesse ascoltare le mie continue parole sempre uguali. Se solo tu mi potessi… No, non sarebbe possibile. Siamo due pianeti sproporzionati, tu sei così perfetta, e io sono così apparentemente sbagliata! Come può esistere tra di noi un noi? Siamo amiche, sempre e solo amiche rimarremo. E devo rassegnarmi, lo so, ma ho bisogno del tempo che non ho, ho bisogno della venticinquesima ora del giorno e dell’ottavo giorno della settimana, solo per sfogare le tue immagini e riversarle fuori dalla mia testa, satura di idee. Non ho più spazio nemmeno per la seconda declinazione di latino, ovunque ci sei tu, e tutti quegli istanti passati assieme, due volte a settimana. E quanto è bello, quando entrando in classe muovo i passi verso di te, semisdraiata sul banco, appoggiata alla finestra e illuminata in parte dai raggi di sole, quanto è bello vederti così, perfetta come un dipinto, e nello stesso tempo così reale e così vicina… Vorrei che fosse sempre così. Ma poi ci sono quei giorni, quando entrando ti nascondi nella sedia davanti a me, perché non è più il tuo turno di sedere in ultima fila, perchè i tuoi due giorni non sono oggi, ed io mi trascino al mio banco, e appoggiata alla finestra non ci sei più tu. Non so chi sia, è un’estranea, non sei tu. Ma adesso ti vedo, vedo che ci sei, e quindi ti amo. Ciao.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. ysingrinus ha detto:

    L’amore è un invasore violento: prende tutto e non lascia spazio per altro. E poi è rigido e pretenzioso.
    È bello amare, quale che sia la condizione.

    1. ehipenny ha detto:

      Sono assolutamente d’accordo 🙂

      1. ysingrinus ha detto:

        Adesso vedremo nelle prossime lettere cosa comporterà questa “invasione” 🙂

      2. ehipenny ha detto:

        Vedremo, vedremo… 🙂

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