Prima lettera

(Introduzione: https://ilmondodelleparole.wordpress.com/2015/03/23/pausa/)

Primo giorno di scuola, primo incontro. Non mi hai salutata. Logico, non mi conosci. Ma Dio, quanto sei perfetta! Hai gli occhi color del prato, che quasi mi viene voglia di sdraiarmi davanti a te solo per ammirarli. Ho sbirciato dagli scorci della lezione verso il tuo banco… Lo so, non avrei dovuto farlo. In fondo, che diritti posseggo su di te? Non mi conosci, ed io non conosco te. Ma mi batte forte il cuore quando ricordo la tua immagine. Anche adesso. Indossavi il giubbotto di pelle, quello nero, ed una sciarpa, nera anch’essa, stretta al collo. Ricordo il trucco nero e i pantaloni neri, deduco che tu ami il nero, e anche io. Anche io amo il nero. Non ci siamo mai parlate, ma ho trovato cosa ci unisce: il nero. Sai, ho imparato il tuo nome, e credo di amarlo già. Devo abituarmici, lo sentirò ogni giorno, adesso. E dovrò abituarmi a te, e celarmi dietro la maschera dell’indifferenza, dovrò convincermi che sei brutta e antipatica, che non meriti amore… Ma come faccio? Dimmelo tu, come faccio a credere che la tua sia bruttezza? Sei la persona più bella che io abbia mai visto fino ad ora, e pur tra qualche imperfezione, mi sembri perfetta. Forse l’ho già detto, ma mi ripeto anche a costo di sembrare noiosa: quando entrasti da quella porta mi rubasti la ragione. Non ho più seguito lezione con gli occhi rivolti alla lavagna, non ho più scritto o disegnato righe dritte guardando il foglio, ho sempre solo pensato a te. Ti ho avuta come possedimento visivo. Mi correggo: ti ho. Ho te. Non posso perderti, perchè tu non sai chi sono. Chissà, forse il mio nome lo sai, forse la mia voce l’hai udita rispondere “presente” al professore… Io sì. Io ho udito la tua. Ed è bellissima. Che altro ti posso dire? So che ti amo, lo so, perchè tutto mi porta a te, tutto mi ricorda te. Non abbiamo niente che ci leghi assieme, non una corda, non due manette, solo i miei occhi, persi verso di te. Ma sai, quando ti osservo mi convinco sempre più di una cosa: che sei umana. Anche a te cade la penna dalle mani, anche tu usi la gomma per cancellare, anche tu chiedi in prestito un foglio quando non hai di che scrivere, anche tu sbagli. Come tutti. Ma il mio sbaglio è stato guardarti, quando olttepassasti quella porta a una spanna da me. Il mio sbaglio non è rimediabile. Non basta la gomma da cancellare, perchè tu rimarresti lì, seduta al tuo banco vestita di nero, propria del tuo corpo e del tuo sguardo, e forse ignara, ma per colpa mia. La mia maschera nasconde una persona, una persona che dalla vita desidera soltanto te, ma che alla vita non la può chiedere. Sogno ad occhi aperti, guardandoti, di sedere accanto a te, accanto al tuo nero del giubbotto e della sciarpa, e di parlarti, parlarti logorroicamente. Accadrà mai? Non credo. Non sono logorroica, io. Io non parlo quasi mai. Però, vedi, già mi hai fatto un regalo: esisti. E ne sono certa, non sei una finzione, non sei immaginazione, esisti. E non posso più chiedere altro. Aspetto nascosta nel mio orgoglio e nella mia timidezza un tuo saluto, aspetto zitta, rispondendo “presente” al professore con il tremore che mi suscita l’idea di te, che ascolti la mia voce. I miei occhi fotografano le tue movenze, e non posso dimenticarti, lo sai. Anzi, non lo sai, perchè non sai chi sono. Oh, quanto vorrei non averti mai incontrata! Ma come posso poi desiderare simil cosa, quando di te mi cibo ogni giorno? Com’è complicato l’amore, com’è dubbioso e incerto, com’è crudele… Mi spiegherai mai chi ti ha confezionata? Mi spiegherai mai cosa o chi ti ha donato questi occhi verdi come il prato? Avrei tante domande da porti… Avrò mai l’occasione e l’ardire di portele? Lo chiedo al cielo, ‘che altri non ho con cui parlare. Ma intanto ti aspetto, e credimi se ti dico che ti aspetterò anche all’infinito… Questa lettera che ti scrivo è un elenco confuso di dubbi, che tu non colmerai fin quando troverò il coraggio, e allora giungerò da te col cuore in mano, e lascerò parlare lui. Ma nel frattempo, credo sia giunto il momento di salutarti, quel saluto che ogni volta mi chiude la gola e mi toglie il fiato. Ciao

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. Erik ha detto:

    meravigliosa…

    1. ehipenny ha detto:

      Ti ringrazio tanto! 🙂

      1. Erik ha detto:

        beh, è tutto spontaneo…

  2. ysingrinus ha detto:

    Interessante questa “pausa”.

    1. ehipenny ha detto:

      Mi fa piacere che tu l’abbia apprezzata… La pausa continua, ti aspetto domani 🙂

      1. ysingrinus ha detto:

        Va bene, a domani! 😉

  3. Alice Tralemeraviglie ha detto:

    Beh, davvero intensa… Ancora più curiosa di leggere le prossime 🙂

    1. ehipenny ha detto:

      Mi fa davvero piacere che tu abbia apprezzato, ti aspetto nelle prossime puntate allora 🙂

  4. chiediloamanu ha detto:

    In ritardo ma… Wow… bellissima 🙂

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